Occident Ex-PressPadoan: «Grexit? Possibile, l’Euro è un animale incompleto»

Festival Economia 2015

Se Matteo Renzi ha lasciato il Festival dell’Economia di Trento con il grido di battaglia «Faremo casino in Europa», molto più accomodante si presenta il numero uno di Via XX Settembre, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan.  Accanto a lui è seduto Daniel Gros, l’economista tedesco che si è guadagnato la nomea di falco rigorista lavorando per la Commissione Europea a Bruxelles.

«La Banca d’Italia ci ha appena detto che l’80% del bonus 80 euro è stato speso, quindi quella misura ha avuto un impatto sui consumi che infatti sono in ripresa»

«Non cercate correlazioni fra i risultati elettorali del weekend e i segnali positivi che arrivano dal nostro sistema economico», spiega. Nel 2014 Renzi e Delrio erano stati accolti nel capoluogo trentino a poche ore dal vittoria schiacciante alle elezioni europee: avevano incassato il 40% nelle urne, erano al governo da meno di tre mesi ed erano appena stati erogati gli 80 euro per i redditi inferiori ai 24.000. Un clima più rilassato di quello con cui è costretto a confrontarsi Padoan, che deve quasi rassicurare il pubblico sotto al palco del Teatro Sociale: «La Banca d’Italia ci ha appena detto che l’80% del bonus 80 euro è stato speso, quindi quella misura ha avuto un impatto sui consumi che infatti sono in ripresa». E ancora: «Il dato sulla crescite del Pil nel primo trimestre è positivo e la sua composizione migliorerà nei prossimi mesi, trainata più dagli investimenti e non solo dalle esportazioni».

«Un trimestre non fa primavera – lo interrompe Daniel Gros – e dovete uscite dalla pozzanghera con il traino delle esportazioni, altrimenti tornate dipendenti dai flussi finanziari come quando siete entrati nell’Euro». L’economista tedesco è scettico anche sul Quantitative easing: «Il suo impatto è sopravvalutato, la Bce ha solo reagito alla bassa inflazione mondiale dovuta a un eccesso di risparmio che non è solo europeo, ma anche statunitense e giapponese». «È solo arrivato tardi – lo corregge il Ministro delle Finanze  – però ha prodotto nonostante tutto aspettative di inflazione credibili, ha permesso la svalutazione del cambio e che sia chiaro che deve restare fino al settembre del 2016».

«A Bruxelles nessuno sa cosa accadrà – ammette Daniel Gros – ma ad Atene nessuno sa quello che sta facendo»

Difficile dire se a settembre 2016 ci sarà ancora la Grecia, nell’Unione Europea: «A Bruxelles nessuno sa cosa accadrà – ammette Daniel Gros – ma ad Atene nessuno sa quello che sta facendo. Il Governo greco ha distrutto in tre mesi di populismo tutti gli sforzi fatti da chi li aveva preceduti e a breve, se non succede nulla, saremo obbligati a intervenire con controlli sui movimenti di capitale come fatto a Cipro, prima che i conti bancari della Grecia si svuotino».

«Un accordo tecnico e politico è ancora possibile anche perché nessuno sa come gestire concretamente una Grexit – gli fa eco Padoan -: meglio una strettoia stretta e dolorosa, ma illuminata». Che tuttavia ammette anche che «la Grexit è possibile, l’Euro è un animale incompleto e se la Grecia uscisse questo costringerebbe gli altri Paesi a rafforzarlo ulteriormente per renderlo credibile sui mercati».

«Un accordo tecnico e politico è ancora possibile anche perché nessuno sa come gestire concretamente una Grexit – dice Padoan -: meglio una strettoia stretta e dolorosa, ma illuminata»

Si esce dai confini ellenici per allargare lo sguardo all’intera Europa ed è qui che le distanze fra l’ex capo economista dell’Ocse e Daniel Gros si fanno più marcate: «La crisi ci ha portato ha costruire l’unione bancaria dobbiamo proseguire sulla strada della mutualizzazione delle risorse nei settori strategici come l’innovazione e nella condivisione del rischio», dice Padoan. «Quando ci siamo ritrovati a Maastricht ventitré anni fa avevamo stabilito che ognuno si prendeva cura dei rischi in casa propria – attacca Daniel Gros  – parlate sempre di mutualizzazione, ma alla domanda volete mettere in comune le vostre politiche energetiche o la vostra spesa in sviluppo e ricerca nessun Paese ha mai risposto di sì». E in chiusura, una stilettata velenosa:  «Certe differenze in Europa, certe velocità, sono come quelle che avete sperimentato in Italia fra nord-sud negli ultimi centocinquant’anni: avete tentato ogni genere di governance, ogni forma di sussidio ma niente. Quelle differenze permangono». E per Padoan, questo, è il fardello più grande da riportare a casa.

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