Scuola, budget tutto negli stipendi. E gli studenti?

Scuola, budget tutto negli stipendi. E gli studenti?

La scuola italiana ha il fiato corto e cresce poco: è quanto emerge da un’analisi di Skuola.net sui dati diffusi da Eurydice in merito ai budget destinati dai governi europei per la scuola nel 2014. Non solo: in cima ai pensieri (e alle spese) di chi governa il nostro paese ci sono soprattutto gli interessi (economici) degli addetti ai lavori. I sempre scontenti lavoratori della scuola. Quanto rimane agli studenti? Neanche l’1% per il diritto allo studio, e ben poco in termini di spesa in strutture e servizi. Nel frattempo, i paesi europei di grandezza comparabile all’Italia, quando non ci superano per quantità di fondi destinati alla scuola, di differenziano per il modo in cui sono distribuiti. Il trend “stipendio-centrico” continua inesorabile con la Buona Scuola, che da ormai troppo tempo concentra il discorso politico intorno all’assunzione di docenti e che assorbirà gran parte dei fondi messi sul piatto dal Governo Renzi. Cosa dovrebbe trattenere quindi gli studenti dal partire e studiare all’estero?

CRESCITA? POCA – Per prima cosa, il rapporto Eurydice – National Sheets on Education Budgets in Europe 2014 mette in luce come, nell’ultimo anno, l’Italia abbia incrementato il budget per la scuola di meno dell’1%, come la Spagna e l’Inghilterra. Quest’ultima tuttavia spende di media molto di più nel settore. La percentuale invece è inferiore a quella della Francia, dove sale del 2% all’incirca, e di molto anche rispetto a quella della Turchia, dove le spese sono cresciute di circa il 7% dal 2013.

DOVE VANNO A FINIRE I SOLDI? – In totale, ficcando il naso nelle spese dello Stato italiano per la scuola, vediamo che nel 2014 se ne sono andati ben 49miliardi di euro, che corrispondono al 3% dei 1.542 miliardi a cui ammonta il PIL italiano. Ben l’82% del budget 2014 è stato impiegato per il pagamento del personale (dirigenti, professori, Ata, impiegati, personale ministeriale, ecc.). Circa il 17% è stato invece destinato alle spese correnti. Solo l’1%, briciole, è stato diviso tra sussidi agli studenti o alle loro famiglie e spese per capitale (tecnologie e infrastrutture, ad esempio). Con la Buona Scuola il Governo metterà sul piatto una cifra, stimata attorno ai 3 miliardi di euro annui a partire dal 2016, che sicuramente non sono pochi ma che purtroppo ancora non riescono ad invertire una tendenza che risale ai primi anni 2000, quando l’investimento nel settore istruzione rappresentava il 6% del PIL. E gran parte di questa spesa sarà di nuovo dirottata sugli stipendi del personale, con il famoso nodo dei 100.000 precari da assumere. Ma negli altri paesi europei, capita che qualcuno si interessi degli studenti?

NEL FRATTEMPO, IN EUROPA… – Andiamo quindi a curiosare tra i conti dei paesi europei che, per popolazione, sono paragonabili all’Italia e che raccolgono quindi dai 50 milioni ai 70 milioni di abitanti o giù di lì. Tra i dati a disposizione manca quello della Germania, assente tra i paesi esaminati da Eurydice. Tuttavia Francia, Spagna, Inghilterra e Turchia possono offrirci qualche spunto interessante. Iniziamo con i nostri cugini d’oltralpe. Qui nel 2014 la spesa per la scuola ha toccato quasi quota 81 miliardi (!), cifra da capogiro, in parte ma non del tutto spiegata dal fatto che la Francia ci supera per qualche milione di abitanti. Anche stavolta i soldi risultano impiegati soprattutto per il personale (per il 75%), ma non ai livelli italiani. Qui si spende più che in Italia per le spese “di funzionamento” (21%) e si dedica circa l’1% alle spese per capitale. I sussidi per famiglie di studenti e studenti in Francia toccano quota 3%, dandoci un bello smacco sul diritto allo studio. Sono quasi tre miliardi solo nel 2014.

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