Agenzia per il lavoro: buone intenzioni e tante incognite

Agenzia per il lavoro: buone intenzioni e tante incognite

L’agenzia nazionale per l’occupazione, poi Agenzia nazionale per l’impiego (occupazione era troppo ambizioso) e da ultimo Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL) si occuperà di coordinare la gestione delle politiche attive del lavoro e il sistema dei Servizi pubblici per l’impiego.

Si tratta di un provvedimento molto atteso, preconizzato dalla cosiddetta Struttura di missione, creata per coordinare l’attuazione della Garanzia Giovani (GG da ora) e chiusa nel dicembre 2014, proprio in vista della costituzione dell’ANPAL, per la necessità di creare un organismo di coordinamento con funzioni più ampie, non solo legate alla GG.

Infatti, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, le regioni hanno avuto competenza esclusiva in materia di formazione professionale e politiche per l’impiego, ciò che ha contribuito a creare 20 diversi mercati del lavoro, con regole diverse e diversa capacità amministrativa.

Dopo la riforma del titolo V della Costituzione abbiamo creato 20 mercati del lavor diversi per ogni regione. L’ANPAL deve rispondere a questa “balcanizzazione” 

L’ANPAL è la risposta del governo di Matteo Renzi alla balcanizzazione della gestione dei centri per l’impiego e, anche, della attuazione della GG che è seguita alla riforma costituzionale. Il governo punta nel Jobs Act ad una riforma complessiva dei centri per l’impiego in cui l’ANPAL ha un ruolo fondamentale, ma è solo un pezzo. Le intenzioni del governo sono ammirevoli, ma restano diversi punti oscuri.

1. I punti oscuri dello scontro fra Stato e Regioni

Della nuova struttura non è ancora chiaro quale sarà il ruolo di ItaliaLavoro, Isfol, Inps e la rete dei Centri per l’impiego territoriali (senza considerare la possibilità di integrare anche le Camere di Commercio).

Quello che si può dire, per ora, è che sicuramente il modello generale di riferimento prevede un coinvolgimento diretto delle Regioni. I contorni di tale coinvolgimento saranno frutto di una lunga trattativa Stato-Regioni.

Le regioni virtuose, come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, chiedono giustamente di poter continuare le loro buone pratiche, sviluppate ormai in oltre quindici anni di lavoro; quelle in difficoltà, in particolare Sicilia, Calabria e Campania, hanno evidentemente bisogno di coordinamento dall’alto. Non sarà facile trovare un punto di incontro fra legittime esigenze di decentramento a favore delle regioni più efficienti e di accentramento delle competenze rispetto alle regioni meno efficienti.

Sembra, almeno da quanto si legge, accantonata la proposta della Agenzie regionale, vista all’inizio come la soluzione anche all’eccessivo decentramento provinciale dei servizi pubblici per l’impiego, anch’esso un portato della riforma del Titolo V della costituzione, e la perdita di autonomia dei territori implicita nella proposta di Agenzia nazionale.

Bisogna tenere insieme le esigenze di decentramento delle regioni virtuose, come la Lombardia, con quelle delle regioni meno efficienti

Implicito in questo scontro complesso fra centro e periferia è il rischio che senza un ruolo attivo delle regioni nella governance dei Centri per l’impiego (CPI), alcuni modelli regionali del lavoro particolarmente virtuosi, tra cui quello lombardo, vedranno svanire le buone prassi sviluppate finora.

Il rischio è che venga meno, ad esempio, anche quel delicatissimo ed equilibrato modello competitivo tra operatore pubblico e privato che è uno dei tratti peculiari del modello Lombardo, equilibrio trovato attraverso il programma della Dote Unica del Lavoro (DUL).

La stessa GG può funzionare essere l’occasione per riformare a fondo i SPI, magari sul modello della DUL lombarda. L’Agenzia nazionale del lavoro, una volta dotata delle competenze necessarie da una riforma costituzionale, potrebbe realizzare un modello unico e più efficiente di gestione dei SPI. I fondi europei, anche quelli strutturali, dovrebbero essere concentrati sulla realizzazione di una profonda riforma dei SPI in questa direzione!

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

2. L’accreditamento degli enti e iscrizione degli utenti

Coerentemente con l’ANPAL, sembra che il legislatore preveda un modello di accreditamento nazionale, scelta condivisibile rispetto al modello attuale, alquanto “frammentato” e in alcuni casi neppure regolamentato. Tuttavia, molto dipenderà dal modello di “accreditamento” che si intende adottare.

Tra gli aspetti più innovativi della riforma, è l’obbligo di iscrizione dei disoccupati al portale dell’ANPAL. Tale obbligo sarà associato al profiling e, quindi, alla collocazione del disoccupato in determinate fasce d’aiuto, operazione ormai consolidata nel caso della GG e della DUL lombarda, oltre che in molti paesi europei.

L’iscrizione implica la definizione di un «patto di servizio personalizzato» e l’immediata disponibilità ad accettare programmi di riqualificazione o corsi di formazione. Entro 60 giorni dovrebbe giungere una «congrua offerte di lavoro», rispetto al proprio profiling. Il termine “congrua offerta di lavoro” rischia di essere ampiamente disatteso, come osservato nella GG.

Anche il Jobs Act, ricalca il tema della condizionalità tra politiche attive e passive, ma come per le riforme precedenti il problema è sempre stato quello dell’applicazione di tale principio, in particolare la difficoltà di “dimostrare” il rifiuto del lavoratore da parte dei responsabili dei servizi pubblici per l’impiego.

Rispetto a tale argomento, sarebbe opportuno applicare quanto fatto in Provincia di Trento, un sistema recentemente implementato e corretto sulla base dell’esperienza maturata, dove è stato introdotto un nuovo strumento, chiamato “Diario di attivazione“, nel quale si verificano le azioni intraprese dal disoccupato, anche per evitare il ricorso al lavoro sommerso. In caso di mancata compilazione del “diario”, sono fissati obiettivi minimi di contatto con potenziali datori di lavoro per il periodo successivo.

A Trento hanno creato il “diario di attivazione” per monitorare le azioni del disoccupato che cerca un’occupazione

3. Il new public management dei Centri per l’impiego

Rimangono ancora molte incognite poi sul riordino dei Centri per l’impiego, in particolare non è chiaro come il governo intenda garantire l’applicazione dei Livelli Essenziali delle prestazioni (LEP), in contesti territoriali dove la sola definizione «patto di servizio personalizzato» rappresenta una prova “impervia”.

A questo scopo, è fondamentale che il governo “imponga” al nuovo direttore (si spera almeno che parli inglese e presenti una consolidata competenza in materia di Servizi pubblici per l’impiego) degli obiettivi minimi da raggiungere ed è fondamentale che la nuova ANPAL si attrezzi di un Comitato di sorveglianza, volto a garantire la trasparenza del suo operato. Monitoraggio dei diversi stadi di raggiungimento degli obiettivi evalutazione finale dovrebbero diventare la norma. Insomma, si tratta di applicare anche ai CPI i principi basilari del new public maangement.

4. Servizi alle imprese e valutazione

Rappresentano entrambi argomenti essenziali, la vera sfida da superare, quando si discute dei CPI. Senza servizi per le imprese, non si possono realizzare le attività di incontro domanda e offerta di lavoro.

Infine, si spera che ANPAL si attrezzi anche di un adeguato meccanismo di valutazione e di controllo del proprio operato e di quello dei CPI volto ad assicurare non solo la corretta applicazione dei LEP, ma anche la verifica dell’impatto in termini occupazionali delle politiche attive del lavoro realizzate.

ANPAL deve poter valutare il proprio operato e quello dei centri per l’impiego. Bisogna capire se le politiche attive generano occupazione aggiuntiva e quantificarla

Un problema generale è quello della recessione economica che rende difficile ogni operazione oggettiva di valutazione d’impatto, ma poi c’è anche il problema della mancanza di risorse e soprattutto di competenze per realizzare questo servizio.

Anche in presenza di un sistema nazionale di raccolta delle fonti amministrative, l’ ANPAL dovrà accompagnare molti CPI ad implementare attività di marketing territoriali, anche attraverso forme di partnership con alcuni attori privati e il coinvolgimento degli enti locali. La sfida per tali uffici è che tutto questo dovrà essere realizzato con pochissime risorse.

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