Alla ricerca di una nuova socialdemocrazia

Alla ricerca di una nuova socialdemocrazia

La socialdemocrazia europea esce sconfitta dal passaggio refendario greco del 5 luglio.

Settant’anni fa, il manifesto di Ventotene Per un’Europa libera e unita, elaborazione visionaria e a tratti utopica, alimentò uno sforzo di superamento democratico e di unificazione continentale, alternativo allo scontro tra partiti progressisti e forze reazionarie. Si delineava così, al termine dell’orrore della guerra, un grande orizzonte di unificazione politica dell’Europa, come alternativa al confronto tra capitalismo e socialismo.

Questa prospettiva è stata applicata con grande successo, per buona parte del secondo Novecento, dalle forze socialdemocratiche del continente che hanno coltivato e animato il sogno europeista in un graduale superamento della centralità degli Stati nazione. Cos’è accaduto nel tempo compreso tra la prima crisi del debito greco e l’OXI al referendum del 5 luglio? La socialdemocrazia europea si è dissolta e appiattita su posizioni ottusamente rigide. Ha smarrito la grande capacità  di sintesi su cui basava il proprio progetto alternativo.

«Vogliamo salvare il capitalismo da se stesso» ha ammesso quasi con malinconia Yanis Varoufakis, consapevole di come l’obiettivo di una radicale trasformazione dello status quo stesse cedendo alla pratica di un realismo consapevole 

Oggi, la socialdemocrazia – e in particolare la socialdemocrazia tedesca – dovrebbe essere il principale argine al disfacimento europeo e al proliferare di localismi, fascismi e sovranismi di ogni genere. Il fallimento del socialismo europeo si è consumato sul piano economico-finanziario per poi diventare conclamato sul terreno politico. Syriza ha finito per togliere terreno alla socialdemocrazia, ponendosi immediatamente come forza riformatrice, e distruggendo di fatto la secolare funzione socialdemocratica.

«Vogliamo salvare il capitalismo da se stesso» ha ammesso quasi con malinconia Yanis Varoufakis, consapevole di come l’obiettivo di una radicale trasformazione dello status quo stesse cedendo alla pratica di un realismo consapevole dei propri margini d’intervento. Solo nella visione distorta degli “estremisti di centro” questo progetto poteva apparire sovversivo.