Hacker, reality e pluriomicidi: le serie tv da tenere d’occhio quest’estate

Hacker, reality e pluriomicidi: le serie tv da tenere d’occhio quest’estate

Oltre ai grandi ritorni, come Orange is the New Black e True Detective, l’estate offre anche una discreta carrellata di serie tv nuovissime. Visto e considerato, però, che le premiere estive lasciano spesso un po’ a desiderare, abbiamo selezionato per voi le più interessanti.

Mr Robot

La prima puntata di Mr Robot è andata in onda negli Stati Uniti il 24 giugno e ha già suscitato parecchio entusiasmo. Il font del titolo omaggia un’icona anni ’90 come la Sega corporation e potremmo definirlo una sorta di thriller complottista sul mondo degli hacker, che offre un’efficace trasfigurazione distopica del presente (non così distante dalla realtà, almeno per ora) e, soprattutto, un bel protagonista, a cui ci si affeziona fin dai primi minuti.

Elliot è un giovane hacker affetto da fobie sociali che lavora come responsabile della sicurezza informatica per conto di una multinazionale, la E Corp. Almeno di giorno

Elliot è un giovane hacker affetto da fobie sociali (ma dal cuore tenero) che di giorno lavora come responsabile della sicurezza informatica per conto di una società che ha come cliente principale una potente (e malvagissima) multinazionale, la E Corp. Rami Malek è perfettamente in parte: emaciato, con le occhiaie e gli occhi strabuzzati, rende credibile persino un espediente pericoloso come la voce fuori campo.

Con la sua immancabile felpa col cappuccio, si muove in una New York grigia e decadente (soprattutto nella scena del Luna Park) e la spiccata soggettività del suo punto di vista, che per il momento è la gran forza della serie, rischia di esserne anche il punto debole. Il personaggio, infatti, è così riuscito perché da subito riusciamo a entrare nel suo mondo: guardiamo la realtà attraverso i suoi occhi, ne percepiamo i pensieri, i dubbi etici e le paranoie nei confronti di quel enorme Leviatano rappresentato da multinazionali, banche e lobby dei potenti, che controllano la società come grandi burattinai.  

È molto carino l’espediente per cui, nella testa del protagonista, la multinazionale malvagia, ora, la “E Corp”, diventa “Evil Corp” e ogni volta che qualcuno ne parla noi percepiamo distintamente (o vediamo scritto) proprio Evil Corp, anche se sappiamo che si tratta solo di una trasfigurazione della mente del protagonista. Un espediente simpatico, si diceva, ma il timore è che questa soggettività esasperata conduca a un esito già visto, stile A Beautiful Mind. In parole povere, la compagnia di hacker (guidata dal Mr. Robot del titolo) che contatta Elliot per reclutarlo nella propria missione di super-hackeraggio, finalizzata alla redistribuzione del reddito mondiale, potrebbe essere frutto dell’immaginazione di Elliot. Ma abbiamo fiducia che il creatore, Sam Esmail, possa fare di meglio.

Resta da segnalare che Mr. Robot è interpretato da Christian Slater. Chissà che questo ritorno non sia la volta buona, dopo la sequela di insuccessi collezionati negli ultimi anni in fatto di serie tv, da Mind Games a The Forgotten.

UnREAL

UnREAL, che ha debuttato il 1° giugno su Lifetime, sfrutta il fascino sempre verde della meta-televisione. Racconta il dietro le quinte di un reality televisivo dei più beceri, in cui un ricco rampollo deve scegliere la potenziale consorte tra una gamma di agguerrite corteggiatrici.

Se a un primo livello è una feroce satira del reality televisivo, una seconda (e più interessante) lettura è una satira della terapia psicanalitica

La protagonista è Rachel (Shiri Appleby), una producer dello show che torna a lavorare dopo un congedo forzato in seguito a un forte crollo nervoso. Il suo è un personaggio femminile interessante, un po’ mutuato da un topos televisivo ricorrente (alla Dr. House, per intenderci), ovvero un protagonista il cui straordinario talento lavorativo si accompagna a squilibri emotivi, problemi di salute e/o di dipendenza. In questo caso, però, parliamo di un “genio sregolato” il cui talento è ironicamente impiegato per qualcosa di per nulla nobile. Il dono dell’empatia che Rachel possiede, infatti, la sua abilità nel manipolare gli altri e nel carpire loro confessioni e segreti, è catalizzato interamente ai fini della buona riuscita dello show, che come tutta la tv trash, deve fare appello al peggio dell’essere umano.

Rachel (Shiri Appleby), a sinistra, la producer protagonista di UnREAL

Secondo la madre psichiatra di Rachel, il suo talento manipolatorio è una conseguenza del disturbo bipolare da cui è affetta. E questo apre una delle prospettive più interessanti. Se a un primo livello infatti la serie è una feroce satira del reality televisivo, una seconda (e più interessante) lettura la colloca in qualche modo come una satira della stessa terapia psicanalitica, parodiata anche dai colloqui in stile “confessionale” tra con Rachel e le concorrenti.

In conclusione, il programma negli Stati Uniti sta ricevendo un’accoglienza che definire tiepida è un timido eufemismo: in pratica non lo sta guardando nessuno. Eppure, stando anche alla critica di settore, meriterebbe una chance.

Catastrophe

Catastrophe è una classica sit-com. I sei episodi, da 25 minuti ciascuno, possono essere guardati tutti in un’unica maratona di una notte. È stata creata dagli sforzi congiunti di due brillanti attori-scrittori che ne interpretano anche i personaggi principali: l’americano Rob Delaney e l’irlandese Sharon Horgan.

I protagonisti di Catastrophe

Le dinamiche di una coppia inusuale assumono toni di una freschezza sconosciuta alla maggior parte delle sit-com concorrenti

I loro personaggi si conoscono a Londra, hanno un’intensa relazione sessuale di pochi giorni, poi lui ritorna negli Stati Uniti ed entrambi proseguono serenamente con la propria vita. Quando Sharon scopre di essere incinta, però, Rob decide di prendersi cura del bambino. Si trasferisce a Londra e tra i due inizia una bizzarra convivenza, in cui le dinamiche di coppia (una coppia inusuale, non ancora innamorata e travolta dalle responsabilità) assumono toni di una freschezza sconosciuta alla maggior parte delle sit-com concorrenti. I dialoghi sono sottili e spiritosi e la quotidianità dei due, pur attraverso i toni grotteschi, tocca delle punte di realismo quasi commovente.

Un ménage paradossalmente autentico, dunque, e una sceneggiatura sempre brillante, anche quando si aprono parentesi che virano verso il drammatico.

Aquarius, Wayward Pines

Ho guardato (ma non mi hanno convinto) anche i pilot di Aquarius (creata da John McNamara per la Nbc) e Wayward Pines, miniserie della Fox tratta da una trilogia di romanzi a sua volta ispirata a Twin Peaks di David Lynch. La qualità delle due serie è inferiore a quelle citate in precedenza. La prima è la migliore: racconta la storia di Charles Manson, ha una piacevole colonna sonora d’annata (l’atmosfera è molto The Doors) e possiamo ammirare David Duchovny che fa il detective in attesa di rivederlo nell’attesissimo ritorno di X-Files.

In Wayward Pines il protagonista è invece Matt Dillon. I riferimenti a Twin Peaks si sprecano (ma ricorda anche un po’ Il seme della follia di Carpenter) e sono, anzi, troppi. Soprattutto considerando che, in termini di storia, di regia e, soprattutto, d’atmosfera, siamo davvero su due pianeti diversi. Meglio attendere il controverso sequel della serie originale (a cui, lo ammetto, guardo comunque con malcelata diffidenza).

Una scena dalla serie Wayward Pines, con Matt Dillon

The Jinx

Menzione speciale per una miniserie televisiva già andata in onda per intero (e di cui vi avevamo già parlato dettagliatamente qui), che se non avete ancora visto merita di occupare qualcuna delle vostre serate estive. The Jinx – The Life and Deaths of Robert Durst è una miniserie documentaria di sei puntate (creata, scritta e diretta da Andrew Jarecki) sul milionario pluriomicida Robert Durst. A parte la curiosità morbosa che scaturisce dal fatto che proprio la serie ha determinato la riapertura del caso, si tratta di una crime story che mescola in maniera abile materiale di repertorio, interviste dal vivo ai protagonisti della vicenda (primo tra tutti l’inquietantissimo Durst), e docufiction mai invasive o pacchiane. Consigliatissima per portare un po’ di sano disagio nelle vostre sere d’estate.

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