“Ma Sticazzi”: la formula magica contro il terrorismo della prova costume

SPECIALE CORPO//2

Per affrontare l’argomento Prova Costume è necessario partire da una fondamentale premessa: l’80% della popolazione femminile italiana è convinta di essere grassa (e una parte in effetti lo è); il 90% è convinta di soffrire di cellulite (e una parte in effetti ne soffre); il 99% cova qualche complesso, dichiarato o latente, su qualcosa del proprio corpo: non ho le tette, ho le tette troppo grosse (giuro, l’ho sentito), ho il culone, sono flaccida, sono una nana, sono troppo alta, ho le cosce di un galletto vallespluga, ho la cellulite, ho la panza, ho i capillari in evidenza, ho le smagliature, sto invecchiando, faccio schifo. Credetemi. Il 99 per cento.

L’1% lo lasciamo per quelle che dicono “No, non è vero, a me piace tutto di me, io sono bellissima, la tua è solo una mera generalizzazione, perché tu sei un ccccesso!”. 

È in atto il terrorismo stagionale della Prova Costume. Che poi un tempo era la Prova Bikini, che giustamente solo le donne si dovevano preoccupare di essere in forma; poi con la progressiva metrosexualizzazione del maschio contemporaneo, è diventata la Prova Costume

Premesso tutto ciò, ça va sans dire, per una donna la prova costume non è mai un momento gioioso. Ovunque campeggiano monumentali effigi di tonicissime gnocche, con pelli levigatissime e sontuosissime criniere perfette, nonostante la salsedine. Che poi io dico, ma graziarcazzo che il tuo costume Made in China sembra accettabile messo addosso a una topa surreale, ripassata pure con photoshop. Il problema è vederlo addosso a me. 

Come se non bastasse, ovunque non si parla che di diete e di tecniche di dimagrimento ultra-fast. Si impennano le vendite di attrezzi per la ginnastica domestica (quelli che hanno permesso per anni a Jill Cooper di campare, per intenderci), le palestre si ripopolano, si vendono trattamenti estetici miracolosi come fossero pane, per non parlare dei misteriosi beveroni che sostituiscono un pasto, o delle prodigiose guaine contenitive, quelle che, stando alla pubblicità, ti prendono che sei Giuliano Ferrara, ti fanno sudare assai e ti restituiscono che sei Michael Fassbender. E sapete perché succede tutto questo? Perché è in atto il terrorismo stagionale della Prova Costume. Che poi un tempo era la Prova Bikini, che giustamente solo le donne si dovevano preoccupare di essere in forma; poi con la progressiva metrosexualizzazione del maschio contemporaneo, è diventata la Prova Costume. È altresì evidente che quello della Prova Costume è uno dei business più lucrosi degli ultimi 20 anni, come la nostra infanzia segnata dal culo della brasiliana sulla pedana vibrante Amerika Star e la nostra gioventù segnata dagli addominali elettrostimolati delle televendite Tesmed possono attendibilmente testimoniare.

MESSAGGIO PROMOZIONALE

Noi ci siamo proprio cresciute con questa angoscia della Prova Costume, e ognuna di noi ha avuto tutto il tempo per covare insicurezze. Io, per esempio, per quasi tutta la vita ho avuto un decalogo molto severo sulla condotta che, in quanto cicciona, dovevo tenere al mare:

  1. Si sta solo stesi e si sta solo immersi in acqua, dalle tette in giù

  2. Non si può assolutamente stare seduti dando origine all’increscioso fenomeno del “rotolo d’adipe” che, nei casi più disperati, raggiunge il doppio e triplo livello. 

  3. Non si assume la posizione eretta a meno che non sia strettamente indispensabile

  4. Non si fanno passeggiate in costume perché, secondo te, adesso è normale che mi metto a sfilare ignuda col mio physique du role?

  5. Per andare al bar si mette il copricostume

  6. Non si gioca naturalmente ad alcuno sport eccetto lo scopone scientifico

  7. Per giocare a scopone scientifico si può comodamente stare a pancia in giù, quindi senza sedersi, quindi senza dare luogo al “rotolo d’adipe” di cui sopra

  8. Il più profondo girone dell’inferno è una spiaggia dove la gente balla in costume sotto 40 gradi

  9. Non è assolutamente contemplata l’ipotesi fotografie in costume. Mai

  10. Quando non se ne può più di trattenere il respiro, si può comodamente andare a farsi un bagno, uscire, avvolgersi nel proprio asciugamano come dopo la doccia e rilassare la fascia addominale, sedersi come gli altri, come se quel magico manto di spugna umida possa finalmente proteggere le personali imperfezioni dallo sguardo giudicante di questo sporco mondo

Insomma per anni avrei voluto vivere nella pubblicità della Vigorsol, quella geniale, in cui c’era la tipa che andava in spiaggia e si ritrovava le bagnine uber-fighe di Baywatch che correvano (altra immagine cardine della nostra infanzia: conigliette di Playboy che facevano le bagnine con enormi tette e sottilissimi puntovita), ecco e mangiava una Vigorsol, e chiudeva gli occhi, esprimeva il desiderio, li riapriva e quelle erano diventate tutte obese. Ecco io sono stata per anni così e un po’ forse lo sono ancora. Però, di base, ho iniziato a fregarmene. Ho iniziato a pensare: MA STICAZZI.

Ciccia da spiaggia: Spot Vigorsol di gaialodovica

Ho iniziato a pensare che per andare al mare ho due settimane l’anno, e sono terrona, e solo i terroni expat sanno quanto questo possa pesare sull’equilibrio emotivo. E quelle due settimane io me le voglio godere, completamente, stando al mare come mi pare e senza pugnette, e se qualcuno deve dire che sono un cesso, lo dicesse, MA STICAZZI.

Le donne belle sono quelle che si conoscono, che si curano, che si migliorano. Quelle che si accettano e che si amano. Sono quelle la cui femminilità include le loro imperfezioni

Ho iniziato a pensare che sì, ho le rughe, le smagliature, i capillari, la ritenzione idrica, ho perso peso ma ho sempre il “rotolo d’adipe” e non sono tonica, e sto diventando calva, e ho l’alluce valgo, e il culo è così piatto che potrebbe essere suonato come un bongo nei concerti di Manu Chao, e ho un’asimmetria al seno, e sono piena di nei e di imperfezioni cutanee, e ho una voglia di caffè sulla chiappa sinistra, o destra. MA STICAZZI.

E sì, sarò molle e bianca quando arriverò in spiaggia tra compaesane color venghé, tatuate, con il perizoma fucsia fluorescente e il reggiseno a fascia nero, ok, MA STICAZZI.

MA STICAZZI, perché le donne belle sono quelle che si conoscono, che si curano, che si migliorano. Quelle che si accettano e che si amano. Sono quelle la cui femminilità include le loro imperfezioni e le racchiude in un cerchio quasi magico, di fascino e spontaneità.

Sono quelle che sanno starci bene nel corpo che hanno e che sanno farci star bene gli altri.

Sono quelle che sono donne, un corpo e un cervello. E milioni di pensieri, ed esperienze, e intraprendenza, e coraggio, e generosità, e amore, e ironia, e intelligenza, e opinioni, e indipendenza, e forza, e lealtà, e audacia, e coerenza, e libri, e album, e film…una donna si può pesare su così tante cose che francamente la prova costume è la più irrilevante.

E se, infine, pensate anche che quasi tutte queste paturnie ce le facciamo più per le donne che per gli uomini, perché come è noto noi siamo le peggiori giudici di noi stesse, capite a maggior ragione che esiste una sola risposta possibile: MA STICAZZI.

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