Pizza ConnectionMafia Capitale, il Campidoglio verso un commissariamento “soft”

Mafia Capitale, il Campidoglio verso un commissariamento “soft”

Usare il bisturi al posto della cesoia. Sembra questa la decisione presa riguardo le risultanze sullo scioglimento del Comune di Roma dopo le prime due puntate dell’inchiesta su Mafia Capitale. Niente vittime tra assessori e sindaco, ma ben ventuno dirigenti indicati a rischio rimozione da parte del prefetto Franco Gabrielli nella sua relazione, ora al vaglio del ministro dell’Interno Angelino Alfano. I commissari prefettizi nella riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza dello scorso 8 luglio hanno ribadito più volte come le indagini dell’antimafia abbiano dimostrato l’attivismo di Buzzi e Carminati sia durante il mandato della giunta Alemanno, sia con Marino. Partendo da questo presupposto i commissari hanno scritto e detto dell’opportunità dello scioglimento del Comune.

“Il quadro di un’amministrazione inquinata, connotata da una profonda mala gestio, in cui: a) il condizionamento mafioso produce una pesante deviazione del canone di legalità dalla funzione di indirizzo politico, sotto l’influenza di dirigenti collegati a mafia Capitale; b) l’asservimento delle funzioni pubbliche travolge la libera determinazione della volontà degli organi deliberativi, piegandoli agli interessi del sodalizio criminale”. Dunque per i commissari c’è ben poco da salvare con l’amministrazione Alemanno e pure con quella Marino: Il condizionamento si è realizzato secondo schemi e copioni non intaccati dal cambio di amministrazione determinato dalla Giunta, e avrebbe portato non solo a determinare l’esito delle procedure di appalto, ma anche orientando le scelte di vertici di società partecipate di Roma Capitale”.

Tuttavia hanno pesato le dichiarazioni in commissione parlamentare antimafia del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, il quale ha ricordato esplicitamente come «con la giunta Alemanno, si registra l’esplosione del fatturato delle cooperative di Buzzi e la nomina di alcuni partecipi all’associazione mafiosa al vertice di società partecipate dal comune». Insomma gli affari d’oro la “banda” Buzzi-Carminati li ha fatti con Alemanno.

Nella relazione agli atti della commissione, Pignatone ha però sottolineato come siano stati «pochi e di scarsa efficacia» anche i tentativi dell’attuale giunta di liberarsi dai tentacoli di mafia capitale arrivati fin dentro il Campidoglio e le società partecipate. La «discontinuità», rilevata da Pignatone fa presagire una soluzione più blanda rispetto allo scioglimento, che invece sembra essere la soluzione, come riporta il Corriere della Sera, per i dipartimenti dedicati alla gestione del verde pubblico, delle politiche sociali e dell’emergenza abitativa. Settori in cui le cooperative di Buzzi erano arrivate a concludere affari lucrosi con gare irregolari, in parte finiti nelle indagini e in parte segnalati dagli stessi commissari che valutandole hanno trovato ulteriori profili anomali. Anche se non ancora toccati dalla magistratura.

Usare il bisturi al posto della cesoia. Sembra questa la decisione sullo scioglimento del Comune di Roma dopo le prime due puntate dell’inchiesta su Mafia Capitale

Sulla scorta di questi elementi il prefetto Gabrielli ha deciso di non intervenire sulla giunta, ma sui responsabili a livello tecnico. Per i ben informati «una finta» per tenere al riparo la giunta e i suoi assessori, ma sulla decisione pesa anche l’intervento chiesto dallo stesso Marino agli ispettori del ministero dell’Economia immediatamente dopo la sua elezione a sindaco. Per i commissari un segno dell’inversione di tendenza rispetto alla giunta precedente, ma che non ha comunque portato risultati se non fino alle indagini della magistratura capitolina.

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Pignatone traccia l’episodio che rappresenta in modo plastico la difficoltà e la poca incisività dell’azione di Marino. Si tratta del momento in cui il sindaco decide di rimuovere Guovanni Fiscon, poi arrestato nel dicembre 2014, dal suo ruolo di dirigente dell’Ama, la municipalizzata che si occupa dei rifiuti. Nel luglio 2013 Marino prova a rimuoverlo, ma Buzzi non è dello stesso parere, così arriva a contattare anche Mirko Coratti, ex presidente del Consiglio Comunale oggi agli arresti domiciliari per corruzione. Buzzi riesce nell’operazione e poi esulta via sms: «Marino 0 – Fiscon 2». Conclusione: l’azione di Marino nel contrasto alla «banda» di Mafia Capitale c’è stata, ma è stata inefficace, eppure lo stesso Pignatone opta per non sciogliere la giunta. “Per il procuratore allo stato attuale non sussistono, alla data odierna, le condizioni previste per lo scioglimento del consiglio comunale di Roma capitale”.

Si prospetta in arrivo un commissariamento soft con la rimozione di funzionari, dirigenti e dipendenti che occupavano posizioni di rilievo durante la cavalcata del duo Buzzi-Carminati. La decisione finale spetta comunque al ministro dell’Interno Angelino Alfano che ha tre mesi di tempo per presentare la sua proposta al Consiglio dei Ministri. Alfano ha fatto sapere che non userà tutti e tre i mesi e che la decisione si baserà interamente sulla «base della relazione del prefetto», che ha invece proposto lo scioglimento vero e proprio per condizionamento mafioso per il comune di Ostia. La relazione arriverà nei prossimi giorni anche sul tavolo della commissione parlamentare antimafia.

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