«Non volevamo far passare i profughi, sono stato arrestato ingiustamente»

«Non volevamo far passare i profughi, sono stato arrestato ingiustamente»

Dopo aver passato la notte in carcere, Giorgio Mori è stato processato per direttissima. In mattinata era già libero. Avvocato, dirigente di Fratelli d’Italia, è uno dei manifestanti arrestati ieri in via Casale San Nicola, nella periferia Nord della Capitale. Mentre insieme ad alcuni residenti di zona cercava di bloccare il passaggio di una ventina di profughi nordafricani, destinati a una ex scuola del quartiere. «Il mio è stato un arresto illegittimo» racconta al telefono. «E infatti il giudice non l’ha convalidato». Come conferma il suo avvocato, la sentenza ha riconosciuto la mancanza di una significativa violenza fisica nel suo comportamento, «un professionista incensurato». 

«Il prefetto Gabrielli parla di accoglienza, ma non è il Papa. Deve prima valutare questioni di ordine pubblico e garantire la sicurezza dei cittadini»

Responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia a Roma, Mori è un ex consigliere municipale. Vicino Corso Francia gestisce uno sportello di assistenza al cittadino. «Ha fatto solo il suo dovere, ha difeso i cittadini», spiega ai giornalisti Giorgia Meloni fuori dal tribunale. Lui conferma tutto. Racconta di essere arrestato mentre faceva scudo con il suo corpo ad alcune donne, quando gli agenti di polizia in assetto anti sommossa hanno cercato di forzare il blocco. L’avvocato Giuseppe Calendino parla di «atteggiamento passivo». Sarà il giudice a stabilire la verità. Il processo non è ancora chiuso, il prossimo 29 ottobre è già stata fissata un’udienza per valutare i filmati della Digos.

Mentre l’Italia si interroga sugli incidenti di Roma, il prefetto della Capitale ha pubblicamente condannato gli scontri. «Auspico che le forze dell’ordine denuncino, in modo tale che queste persone abbiano sulla propria fedina le cose di cui si sono macchiate». Mori non ci sta: «La reputo una cosa gravissima. Avevo il processo stamattina: sostanzialmente il prefetto ha chiesto al giudice di condannarci». Respinge le accuse di razzismo, l’avvocato di Fratelli d’Italia. Le responsabilità dell’accaduto non sono dei manifestanti. A monte c’è l’incapacità delle autorità di gestire il fenomeno dell’immigrazione. «Non c’è trasparenza nei confronti dei cittadini, che vengono informati solo a cose fatte. Manca ogni forma di progettualità e concertazione». Al centro del caso finisce, ancora una volta, il prefetto. «Gabrielli parla di accoglienza, ma non è il Papa. Non può decidere cosa è bene e cosa è male. Deve prima valutare questioni di ordine pubblico e garantire la sicurezza dei cittadini». 

«Il business dei migranti? Li usano come schiavi, passano da una cooperativa all’altra come se fossero capi di bestiame»

La notte prima degli incidenti, Mori l’ha trascorsa in strada. A Via Casale San Nicola, insieme al presidio dei residenti. «Alle 4.30 del mattino mi hanno avvertito che i profughi diretti qui (una ventina di nordafricani richiedenti asilo, ndr) erano partiti dal centro che li accoglieva, sulla via Tiburtina. Siamo andati incontro al loro pulmino scortato dalla polizia. Se fossimo stati in mille non li avremmo fatti passare». Mori se la prende con il business dei migranti, la gestione non sempre chiara dei richiedenti asilo che giungono nel nostro Paese. «Li usano come schiavi, passano da una cooperativa all’altra come se fossero capi di bestiame». L’esponente di Fratelli d’Italia continua. «Nei giorni scorsi ho fatto anche una denuncia che forse non è andata giù a Gabrielli: il proprietario della ex scuola dove sono stati portati i profughi (la scuola Socrate di Via Casale San Nicola, ndr) è lo stesso di un albergo in via Flaminia dove hanno trovato posto altri immigrati».

Sui telegiornali restano le immagini degli scontri con la polizia. Mori respinge le accuse, altro che fomentatore d’odio. «Ho un profondo rispetto per le forze dell’ordine – spiega – Io la polizia non la tocco. La penso come Pier Paolo Pasolini, i poliziotti sono uomini di popolo. Il problema semmai, è chi li guida. In questa vicenda Viminale e Prefettura si sono scoperti servi del business dell’accoglienza».

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