Bussola cinesePerché il crollo delle borse cinesi non è un problema

Perché il crollo delle borse cinesi non è un problema

Nelle ultime settimane la notizia del crollo del mercato azionario cinese ha sorpreso e spaventato gli investitori internazionali. Inoltre la situazione di panico recentemente diffusasi nei mercati e la leggerezza di alcune testate giornalistiche nell’affrontare quanto accade in Cina, hanno influenzato negativamente la percezione degli operatori, fornendo una visione non coerente degli eventi che hanno caratterizzato la borsa cinese nell’ultimo mese. Risulta cruciale fare chiarezza riguardo a questo argomento facendo uso di dati oggettivi. 

Osservando l’andamento dello Shanghai Composite Index (SSEC), indice che misura la performance complessiva della borsa di Shanghai, si può notare un trend crescente che ha portato il valore azionario a salire del 50 per cento tra Gennaio e inizi di Giugno. Nell’ultimo mese tuttavia si è registrata una caduta di circa il 30 per cento dal valore massimo raggiunto nel mese precedente. Risulta di interesse notare che, nonostante il recente crollo, l’indice ha registrato complessivamente da inizio anno un incremento del 10 per cento passando da 3350,52 (5 Gennaio) a 3790,33 (9 Luglio). Il grafico sotto riportato mette in relazione l’andamento del SSEC con l’indice S&P500 e mostra come, nonostante le recenti turbolenze, il marcato azionario Cinese abbia sovra-performato l’indice rappresentativo delle imprese americane caratterizzato da un andamento stabile ma non remunerativo. 

L’economia Cinese non sembra particolarmente afflitta dalla potenziale bolla che colpisce il mercato azionario

Ma da cosa deriva questa crescita improvvisa? E come si può spiegare il successivo segnale di arresto? La crescita è stata supportata da una forte politica monetaria espansiva (ossia la riduzione dei tassi d’interesse) attuata dalle autorità Cinesi e dalla riallocazione dei risparmi dei cittadini. Infatti, si è assistito a un repentino cambio nella destinazione degli investimenti, che sono stati riallocati da beni immobili ad attività finanziari. Per rendersi conto della portata di tale fenomeno basta considerare che nel solo mese di dicembre sono entrati nel mercato 700mila nuovi piccoli investitori privati, i quali hanno ormai raggiunto quota 90 milioni, una cifra perfino superiore all’attuale numero di iscritti al Partito comunista cinese. Tuttavia l’entrata in massa di investitori finanziariamente poco “educati” si è rivelata un’arma a doppio taglio per il mercato azionario cinese. Una delle possibili ragioni della recente caduta dei listini cinesi potrebbe essere legata alla scarsa qualità e competenza degli investitori retail, quasi sempre operanti su smart phone e tablet nel seguire e piazzare ordini direttamente nel sistema. La presenza di un gran numero di investitori non qualificati può infatti portare ad irrazionali fughe dal mercato e massicci sell-off anche alla luce di piccole e fisiologiche variazioni negli indici. 

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

È doveroso precisare che l’economia Cinese non sembra particolarmente afflitta dalla potenziale bolla che colpisce il mercato azionario. Infatti la crescita del Pil, seppure lievemente in declino, si sta stabilizzando ed i tassi nel mercato monetario rimangono bassi e stabili, suggerendo una diffusa tranquillità nel settore bancario. Inoltre il volume degli scambi nel mercato azionario cinese rappresenta solamente un terzo dell’intero Pil del Paese, mentre nelle economie sviluppate questo rapporto può raggiungere valori notevolmente più elevati, superando perfino il 100 per cento. Bisogna inoltre sottolineare che la Cina in passato ha già affrontato con successo crisi azionarie ben peggiori di quella attuale senza ripercussioni sull’economia reale. 

La precedente crisi 2007-2008 ha visto un crollo del valore azionario pari al -60 per cento che tuttavia non ha influito notevolmente sugli elevati tassi di crescita del Pil cinese di quel periodo. Il seguente grafico paragona l’entità dei due diversi crolli azionari evidenziando la maggiore gravità della caduta avuta tra il 2007 ed il 2008. Date le seguenti considerazioni, bisogna quindi interrogarsi su quali siano le reali cause che hanno portato il Governo ad intervenire così pesantemente a sostegno della borsa amplificando anche la sensazione di panico nel mercato. Una delle risposte più accreditate risiede nell’importanza che il governo Cinese ha riposto nel mercato azionario, ancorando ad esso la sua stessa credibilità e prestigio. Infatti l’attuale premier cinese Li Keqiang ha ripetuto a più riprese il ruolo di primo piano che intende dare al mercato azionario in modo da renderlo il punto di riferimento delle imprese Cinesi per il reperimento di fonti finanziamento. 

Considerando il massiccio intervento del governo cinese, i recenti sbalzi della borsa di Shanghai e Shenzhen non dovrebbero spaventare gli analisti. Infatti, le misure intraprese in favore dei mercati sottolineano ancor di più l’interesse del Governo nell’impedire la caduta dei prezzi azionari e nel supportare la fiducia degli investitori. 

Il governo cinese ha a disposizione numerosi strumenti per calmierare l’attuale andamento del mercato sia nel breve che nel medio termine

Nello specifico il governo cinese ha a disposizione numerosi strumenti per calmierare l’attuale andamento del mercato sia nel breve che nel medio termine. Uno dei primi interventi adottati è da ascriversi alla politica monetaria della People’s Bank of China (PBC) – la Banca Centrale Cinese – che nel giro degli ultimi mesi ha ridotto per ben quattro volte i tassi di interesse ed abbassato le riserve minime obbligatorie per le banche. La PBC ha anche assicurato la disponibilità futura ad erogare la necessaria liquidità al mercato in modo da evitare una caduta repentina dei prezzi e prevenire la diffusione di rischi sistematici. Il Governo inoltre ha incentivato le grandi imprese pubbliche ad investire nel mercato azionario ed ha incrementato il valore limite delle partecipazioni acquisibili dalle società assicurative. Al tempo stesso un gruppo formato da 21 dei maggiori broker dello Stato ha stabilito un fondo da 19,3 miliardi  di dollari per il supporto del mercato azionario. Il Governo è intervenuto anche imponendo un divieto di vendita agli investitori sia domestici che stranieri per azioni relative a società quotate di cui possiedono oltre il 5% del capitale. Al tempo stesso sono state congelate ventotto Ipo in corso e le negoziazioni di circa 1.400 società, secondo quanto riportato da Bloomberg, sono state sospese per contenere la recente caduta dei listini. 

Le misure adottate dal Governo cinese sembrano iniziare a far sentire i loro effetti, la borsa di Shanghai infatti ha registrato in chiusura al 9 Luglio un rialzo del 5,76% rispetto ai valori di inizio giornata. Per avere una piena realizzazione degli effetti delle mosse governative bisognerà attendere ancora sviluppi nelle prossime settimane, tuttavia tra gli operatori rimane alta la fiducia che nel medio periodo le numerose ed accurate misure intraprese dall’autorità centrale avranno successo. 

Un’Europa non unita e poco stabile preoccupa le autorità cinesi, che ci guardano come controparte importante per bilanciare la potenza americana e il Giappone

Ricapitolando, gli aspetti principali dell’attuale turbolenza che scuote il mercato azionario cinese non sembrano essere legati a fattori tipici riconducibili ad una vera e propria bolla azionaria; conferme in questa direzione possono riscontrarsi sia in articoli recentemente rilasciati da testate internazionali quali The Economist sia nelle recenti press release di Goldman Sachs, operatore di spicco nel settore finanziario. Inoltre il robusto intervento del Governo e le prospettive di un pieno sostegno futuro della Banca Centrale sembrano mitigare i timori. Il recupero della stabilità dei listini e del trend crescente che ha caratterizzato la borsa negli ultimi mesi rappresentano due obiettivi di primo interesse per il Governo. Alla luce di quanto appena analizzato gli investitori possono guardare con un occhio diverso la situazione tenendo conto che il mondo occidentale non potrà subire serie conseguenze dato che l’esposizione in Cina di operatori internazionali è minima, essendo un sistemo molto chiuso e regolato, e si potrà restare a guardare fiduciosi lo sviluppo nel mercato azionario Cinese. Mentre si dovrebbe essere più preoccupati per la situazione creatasi in Europa con il caso Grecia. Un’Europa non unita e poco stabile preoccupa le autorità cinesi che ci guardano come controparte importante per bilanciare la potenza americana e il Giappone.

(*) Shanghai Jesa Capital Limited / Jesa Investment Limited 

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