Proteste e indagini, il caos accoglienza in Campania

Proteste e indagini, il caos accoglienza in Campania

Se Treviso piange, Napoli non ride. L’emergenza immigrati è una spina nel fianco per tutte le regioni. Non solo per il Veneto. E mentre i prefetti fanno quadrato e lanciano un appello al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, in Campania, la quarta regione per numero di migranti dopo Lombardia, Sicilia e Lazio, la situazione sta diventando insostenibile, con i residenti esasperati dai nuovi arrivi e gli immigrati ammassati nei centri di accoglienza.

La Campania è la quarta regione per numero di migranti accolti dopo Lombardia, Sicilia e Lazio

Mercoledì scorso una rissa tra un immigrato e alcuni abitanti di Licola Mare, nei pressi dell’Hotel Panorama sul litorale Domitio, che ne ospita circa ottanta, ha fatto temere il peggio. Solo l’intervento dei carabinieri ha evitato che ci scappasse il ferito. Due settimane fa, invece, i residenti di Varcaturo hanno inscenato una manifestazione fuori all’Hotel di Francia, altro albergo di lusso trasformato in centro di accoglienza. Al sit-in di protesta hanno partecipato politici locali e qualche parlamentare di Montecitorio, tra cui Marcello Taglialatela di Fratelli D’Italia.

Per correre ai ripari, i sindaci dell’hinterland partenopeo si attrezzano come possono. il primo cittadino di Giugliano, Antonio Poziello, la città che in assoluto ne ospita di più nella provincia (900 su 2300, tutti concentrati in appena 8 centri), ha chiesto al Prefetto di Napoli di bloccare nuovi arrivi in una città al collasso. «Il Prefetto, su mia sollecitazione, – ha dichiarato Poziello – ha escluso il Comune di Giugliano dalle nuove gare in corso per la collocazione in strutture ricettive di migranti richiedenti asilo. Ciò in considerazione dell’elevato numero di richiedenti già presenti sul territorio».

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Per ora, però, la lady di ferro Gerarda Pantalone fa orecchie da mercante: altri venti immigrati sono stati “dirottati” sabato scorso per motivi di ordine pubblico da Acerra all’Hotel Bella Mbriana, altro centro di accoglienza nel giuglianese, dopo che gli acerrani avevano protestato per l’arrivo del bus carico di profughi. «Siamo stanchi e spaventati, – affermano alcuni cittadini giuglianesi a Linkiesta – è un’invasione. Ormai loro sono diventati più di noi e quindi si sentono forti, non è la prima volta che avvengono episodi del genere come la rissa di martedì». C’è chi vorrebbe andarsene, ma non può: «Ormai le nostre case non valgono più nulla – aggiungono disperati – anche se volessimo andare via, non potremmo venderle a nessuno».

Il caso della cooperativa “Un’ala di riserva” di Pozzuoli: l’ex presidente è stato arrestato

Se però c’è chi vuole mandare via i migranti, c’è chi invece ha tutto l’interesse a farne arrivare altri. I profughi sono infatti un business da 47 milioni di euro l’anno nella sola Campania, che fa gola a molti enti del terzo settore. Nell’occhio del ciclone è finita la cooperativa “Un’ala di Riserva”, con sede a Pozzuoli, ma operante sia in Provincia di Caserta che in Provincia di Napoli. Tre indagini della Procura di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere hanno scoperto un quadro di irregolarità e malaffare. Un’inchiesta, la più grave, ha portato lo scorso maggio all’arresto dei coniugi Alfonso Di Martino, ex presidente, e Rosa Carnevale, accusati di aver intascato un milione di euro destinato agli immigrati in investimenti di tipo privato, tra cui l’acquisto di un immobile e di un esercizio commerciale nella città di Pozzuoli.

Il secondo filone di indagine è scattato lo scorso 23 febbraio, in occasione di una protesta inscenata dei 57 immigrati ospitati all’interno del centro di Parete, nel casertano. Gli extracomunitari vivevano ammassati in due stanzoni-dormitorio. Dopo la rivolta dei migranti, erano scattati gli accertamenti dei carabinieri e l’Ufficio tecnico del Comune di Parete aveva consegnato una relazione sul fabbricato, risultato “non abitabile” in quanto destinato ad uso agricolo.

Situazione ancora più grave è stata registrata dagli inquirenti di Santa Maria Capua Vetere nel centro di accoglienza “Masseria Grande” di Sparanise. All’attuale presidente di “Un’ala Di Riserva”, Aniello Pirozzi, viene contestato il reato di maltrattamenti. Secondo gli inquirenti, le condizioni igienico-sanitarie in cui vivevano i migranti erano pessime. Malnutriti, bevevano in boccioni da 15 litri e veniva loro negata l’assistenza medica. Alcuni di loro, sottoposti a controlli, hanno riportato dermatiti e tumefazioni su tutto il corpo. Segno evidente, a quanto pare, che la loro presenza in Italia costituisce un dramma umano e un’emergenza sanitaria oltre che un problema politico.

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