Sinistra a pezzi, se neanche Pisapia riesce a regolarizzare il Leoncavallo

Sinistra a pezzi, se neanche Pisapia riesce a regolarizzare il Leoncavallo

La sinistra di Milano si fa la guerra anche sul Leoncavallo. Lo storico centro sociale di via Watteau 7 rischia di non essere regolarizzato nemmeno con la prima giunta di centro-sinistra a Milano, nonostante questa fosse una delle promesse elettorali con cui Giuliano Pisapia si presentò agli elettori nel 2011. Promessa, va detto, più volte posticipata nei primi anni di amministrazione.  

I leoncavallini hanno inviato venerdì 30 luglio una lettera aperta, pubblicata dal Corriere della Sera, al nuovo assessore all’Urbanistica, Alessandro Balducci, il prorettore del Politecnico di Milano che si è insediato nella nuova carica dopo le dimissioni a sorpresa di Ada De Cesaris.

Nella missiva chiedono che venga riproposta immediatamente, sui tavoli di Giunta e Consiglio comunale, la delibera naufragata ad aprile 2015 per regolarizzare una volte per tutte la posizione del centro sociale, che proprio ad ottobre festeggerà i suoi quarant’anni di storia e che si trova nello stabile di Greco, di proprietà della famiglia Cabassi (la stessa che ha edificato Milanofiori ad Assago e che per anni ha controllato la Rinascente), dal 1994.

La delibera di aprile prevedeva lo scambio di aree fra Comune e famiglia Cabassi: al primo lo stabile del Leoncavallo, ai secondi una palazzina in via Trivulzio e un’ex scuola in via Zama

La mancata approvazione della delibera entro il 30 aprile di quest’anno ha portato a un ennesima spaccatura nella sinistra di Milano: Mirko Mazzali, capogruppo a palazzo Marino di Sinistra Ecologia e Libertà, consegnò in quei giorni le sue dimissioni – poi rifiutate dalla coordinatrice cittadina di Sel, Anita Pirovano.

Dopo la lettera aperta del Leoncavallo all’assessore Balducci, Mazzali torna all’attacco. « I numeri per approvare quella delibera c’erano: i tre consiglieri di Sel (incluso Mazzali ndr) erano compatti e per l’approvazione. Il gruppo consiliare del Pd ufficialmente si diceva anch’esso a favore», almeno se si esclude l’aerea che fa riferimento a Stefano Boeri, l’ex assessore alla Cultura. «A mancare è stata la volontà politica» incalza Mazzali, parlando con Linkiesta.

Mazzali «Avevamo i numeri fra Sel e Pd, qualcuno ha messo i bastoni fra le ruote ed è mancata è la volontà politica»

Nel mirino di Mazzali c’è soprattutto il presidente del Consiglio comunale, Basilio Rizzo, della Sinistra per Pisapia, colpevole, secondo lui, «di non aver mai voluto contingentare i tempi di quella delibera pur sapendo che la scadenza era il 30 aprile». Durante quel mese, in consiglio si votava su tematiche cruciali: case popolari e cessione del patrimonio comunale a Metropolitana Milanese S.p.A. Secondo l’avvocato Mazzali, Basilio Rizzo ha lasciato che l’opposizione di centrodestra salisse sulle barricate e facesse ostruzionismo, solo per rallentare la discussione in aula. Mazzali ha evocato «un’asse che va da Rizzo a De Corato» per boicottare la delibera salva-Leoncavallo.

«La delibera Cabassi, semmai». La definisce così lo stesso Rizzo, parlando telefonicamente con Linkiesta e difendendosi dalle accuse del collega. «Nessuno mi ha chiesto di mettere quella delibera all’ordine del giorno, io rispetto semplicemente i regolamenti e non accelero i tempi se non ci sono scadenze di legge». E poi, «in secondo luogo non spetta al solo Presidente del Consiglio comunale questa decisione, ma a tutto l’ufficio di Presidenza. E nessuno, nemmeno dai membri del Pd all’interno, mi hanno fatto pressioni in questo senso».

Rizzo accusa anche Sel di ipocrisia: se a Roma si strappano i capelli per le modalità con cui Renzi e il suo Governo presentano i provvedimenti, spesso bypassando l’ordinario iter parlamentare e abusando dello strumento del decreto e della fiducia, a Milano vorrebbero che accadesse lo stesso sulle tematiche che hanno a cuore – come il Leoncavallo.

E nel merito della delibera non usa mezze parole: «È sbagliata, è un favore al privato. Veniva riconosciuta su quell’area la cosiddetta clausola anti-dismissioni, cioè un premio volumetrico previsto dall’ultimo Piano di governo del territorio approvato per quelle aree industriali che mantengono aperte le attività produttive. E non è il caso di via Watteau». Per Basilio Rizzo la permuta fra via Watteau e i due stabili di via Zama e via Trivulzio rappresenta un gigantesco affare per la famiglia Cabassi e per la società L’Orologio srl, la controllata dalla famiglia che possiede l’immobile.

«Sono favorevole ovviamente a una soluzione per gli spazi sociali e gli spazi occupati a Milano, ma non mi vanno bene i provvedimenti ad hoc. Si implementi un gruppo di lavoro che stabilizzi le posizioni di tutti i centri sociali, non solo del Leoncavallo.

La delibera presentata ad aprile in Consiglio Comunale e mai approvata per tensioni nella maggioranza, prevedeva uno scambio di aree fra la società L’Orologio srl e il Comune di Milano: alla prima, in cambio della cessione al Comune dello stabile dove oggi ha sede il Leoncavallo, sarebbe andata una palazzina composta da 12 appartamenti e box in via Trivulzio, sfitta da anni per una serie di gravi errori di costruzione, oltre a un complesso scolastico abbandonato in via Zama a poca distanza da piazza Ovidio e via Mecenate. La scuola di via Zama è stata più volte occupata negli anni anche se proprio lunedì 27 luglio è stata sgomberata – secondo i cittadini di zona 4 proprio per fare spazio alle attività della famiglia Cabassi prossime venture.

Rizzo: «Quella delibera è sbagliata, è un favore al privato e sono contrario ai provvedimenti ad hoc. Si parli con tutti i centri sociali, non solo il Leoncavallo»

E in questa diatriba infinita che vede la sinistra milanese spaccarsi e che a settembre diventerà naturalmente oggetto di confronto elettorale in vista delle elezioni comunali, sguazza il centro-destra. Le parole di Riccardo De Corato sul proprio profilo Facebook non lasciano spazio a fraintendimenti: «Il Leoncavallo si aggrappa al nuovo assessore all’Urbanistica per riaprire una partita che si è già chiusa ad aprile. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire». Per De Corato inoltre l’assessore Balducci è una figura tecnica che deve transitare la Giunta fino alle elezioni del 2016, non una figura politica come era la De Cesaris e quindi «non sarà Balducci a prendersi in carico la permuta».

Invece secondo Mirko Mazzali adesso spetta proprio al neo assessore prendere l’iniziativa e fare una proposta.