TaccolaLe coop d’oro sfilano a Rimini: nessuna riforma dopo un anno di scandali

I conti delle coop

Come se niente fosse. Le coop arrivano, come ogni anno, al Meeting di Rimini. E come da tradizione oltre a quelle bianche sul palco salgono quelle rosse: martedì 25 agosto la più nota e in salute del mondo Legacoop, la Cmc Ravenna, ha tenuto un workshop su come cambia il mondo cooperativo e sui nuovi strumenti finanziari utilizzabili da queste società. I rappresentati delle cooperative parlano dopo un anno in cui le perplessità degli anni passati sulla loro poca trasparenza hanno avuto ogni tipo di conferma possibile.

Il 5 luglio Il Fatto Quotidiano ha messo in fila le inchieste della stagione 2014-2015: la Cpl Concordia è finita nell’inchiesta per la metanizzazione di Ischia. La 29 Giugno di Salvatore Buzzi è al centro dell’inchiesta Mondo di Mezzo. La Cmc Ravenna è stata coinvolta nelle indagini sia sulla rimozione della piastra di Expo sia, con 30 indagati, sul crollo del raccordo con il viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento. Il nome di Manutencoop ha guadagnato le cronache per la presunta turbativa d’asta relativa al maxi-appalto per la Città della Salute che dovrebbe sorgere a Sesto San Giovanni (Milano); e successivamente per un’inchiesta sugli appalti nell’Asl di Brindisi. La Coveco è invece stata coinvolta nell’indagine sul Mose di Venezia. Coopsette Modena in quella sull’attraversamento sotterraneo di Firenza della Tav, dagli sviluppi della quale è stato arrestato Ettore Incalza, l’ex capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture. Andando indietro negli anni la Coopsette è stata indagata per un presunto finanziamento alla Lega in Piemonte, mentre più recente è il processo che ha coinvolto i vertici di Ccc Bologna per il “people mover”, la monorotaia da Bologna all’aeroporto Marconi. 

L’attesa di una riforma

Pignatone: «Forse occorre una riflessione sulle agevolazioni di cui godono queste cooperative e sui controlli meno penetranti rispetto a quelli sui concorrenti»

Un grande sistema che ha spesso visto accordi tra il mondo delle coop bianche, legate a Cl, e quelle rosse, che è prosperato per la vicinanza delle coop e politici di riferimenti e che è stato stigmatizzato tra gli altri dal procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone. «Forse occorre una riflessione sulle agevolazioni di cui godono queste cooperative – ha detto Pignatone davanti alla Commissione Antimafia -. Sulle riserve di lavori che spettano loro (…) e probabilmente anche sui controlli meno penetranti rispetto a quelli operati nei confronti degli ordinari operatori economici loro concorrenti».

Le richieste di pulizia sono arrivate anche dall’interno. «Resta il problema della corruzione che pervade il settore – si legge nel bilancio 2014 della coop di costruttori Cmb Carpi – nonostante i numerosi provvedimenti legislativi succedutisi negli anni che, lungi dal debellare un fenomeno che ha ormai assunto i caratteri di una vera e propria patologia, ne hanno favorito altri, non meno allarmanti, come la progressiva estensione delle infiltrazioni malavitose e mafiose in tutto il Paese sull’onda dei massimi ribassi e dell’emergenza finanziaria conseguente al credit crunch». 

Mentre il disegno di legge delega sul terzo settore è intervenuto a mettere ordine sulle cooperative sociali, non ha toccato nel vivo i grandi gruppi di costruttori

Così come Maurizio Gandini, presidente nazionale di Confcooperative, ha deciso di non nascondere la realtà. «Oggi ci troviamo nel momento più difficile della nostra storia, questa volta la crisi è più profonda e vi si aggiunge un elemento più subdolo e rischioso che ci mette nelle condizioni di reagire rapidamente», ha detto ad aprile, ripreso da Italia Oggi, dopo lo scoppio dello scandalo della Cpl Concordia. Gardini ha detto chiaramente che «la struttura giuridica delle cooperative si prestava meglio di altre per chi decideva di delinquere». 

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Ma di fronte ai tanti allarmi, nessuno sembra avere troppa fretta di intervenire a cambiare uno stato di cose che consente alle coop di subire meno controlli delle società quotate. Mentre il disegno di legge delega sul terzo settore, approvata dalla Camera il 9 aprile e trasmesso al Senato,  è intervenuto a mettere ordine sulle cooperative sociali, non ha toccato nel vivo i grandi gruppi di costruttori. Eppure il governo in altri campi è intervenuto: ha costretto le banche popolari a trasformarsi in spa (entro 18 mesi dall’approvazione della riforma) e ha invitato le banche di credito cooperativo all’autoriforma. 

Expo e Sicilia d’oro per Cmc Ravenna

Per la Cmc Ravenna i 38,5 milioni aggiuntivi del primo trimestre sono principalmente dovuti all’Expo, all’Agrigento/Caltanissetta e alla Palermo /Lercara Friddi

Intanto, le grandi cooperative di costruttori, a dispetto della crisi nera delle costruzioni e dell’immobiliare, stanno resistendo e in qualche caso mettendo alle spalle bilanci d’oro. La Cmc Ravenna arriva a Rimini forte di un un primo trimestre 2015 che ha visto risultati economici straordinari, anche grazie agli appalti che sono finiti al centro delle indagini. I numeri parlano da soli: +48% dei ricavi in Italia, da 79,9 a 118 milioni di euro nelle operazioni italiane. I 38,5 milioni aggiuntivi sono principalmente dovuti all’Expo, all’Agrigento/Caltanissetta e alla Palermo /Lercara Friddi. Un incremento che ha avvicinato le attività italiane a quelle internazionali, soprattutto in Africa, e ha spinto del 32% l’Ebitda del gruppo.

Fonte: Cmc Ravenna. Per guardare la tabella ingrandita cliccare qui

Anche gli ordini in Italia hanno avuto un’accelerazione nel primo trimestre: da 126 a 271 milioni di euro, sempre grazie, sottolinea una nota del gruppo, alle attività in Sicilia. Anche il bilancio 2014 si era chiuso con ricavi in aumento, sia in Italia che all’estero. 

Fonte: Cmc Ravenna. Per guardare la tabella ingrandita cliccare qui

Va meno bene agli altri storici costruttori. La Ccc di Bologna nel 2014 ha visto scendere i ricavi da 1,29 a 1,04 miliardi di euro. Ma ha tagliato contemporaneamente le spese, arrivando a un margine operativo lordo in crescita da 180mila a 2,3 milioni. Il risultato netto, negativo per 20 milioni del 2013 (a causa della zavorra delle svalutazioni), nel 2014 è tornato positivo per un milione di euro. 

La Manutencoop ha chiuso il 2014 con una discesa dei ricavi del 6,7% a poco più di un miliardo di euro (perimetro all-in), un Ebitda sceso a 100 milioni (-25%) e un utile di 12 milioni (-10%). 

Fonte: bilancio 2014 Manutencoop

Anche la Cmb Carpi ha perso 30 milioni di ricavi, dai 529 del 2013 ai 499 del 2014. Ma ha visto l’Ebitda crescere, seppur di poco – da 26 a 30 milioni di euro – mentre gli utili sono stati di 4 milioni. 

Fonte: bilancio 2014 Cmb Carpi

Molto peggio è andata invece a Coopsette, che ha chiuso il 2014 con una perdita di 84 milioni di euro, di poco meglio degli 89 milioni del 2013. Nel frattempo il valore della produzione totale è sceso di 25 milioni (a quota 280 milioni), mentre i soli ricavi da vendite e prestazioni sono crollati da 362 a 125 milioni di euro. 

La situazione è riassunta ancora una volta nel bilancio della Cmb Carpi: «Nel 2008 tra le prime 100 imprese di costruzioni italiane, 26 erano cooperative; di queste, 10 erano posizionate tra le prime 30. A distanza di sette anni, 15 sono state coinvolte in procedure di carattere concorsuale, non essendo state in grado di reggere l’urto della crisi mettendo in atto efficaci processi di ristrutturazione aziendale. Un’incapacità sulla quale hanno certamente influito sia la natura sociale che le finalità mutualistiche delle cooperative. Al punto che la sola Cmc di Ravenna, ben presente sui mercati internazionali, oltre alla nostra cooperativa, insieme a pochissime altre, possono ritenersi indenni da questo terremoto, restando tra le prime 10 nella graduatoria del settore». 

La resistenza delle coop

Le Coop hanno risposto meglio delle altre imprese alla crisi: tra 2008 e 2009 hanno lasciato sul terreno solo lo 0,5%, mentre tra 2011 e 2013 si registra addirittura una crescita dell’3,3%

Nonostante queste difficoltà nelle costruzioni, nel complesso molte cooperative si sono dimostrate in tempi di crisi più resilienti delle stesse imprese tradizionali, in termini sia di tasso di occupazione che di chiusura aziendale. In un confronto tra società cooperative e società di capitale nelle performance dal 2007 al 2013, effettuato da Nomisma, si evince una performance migliore delle prime (+22,8% dal 2007 al 2013) rispetto alle seconde (+6,7%). In particolare, le Coop hanno risposto meglio ai due shock recessivi che hanno colpito l’economia nazionale: tra il 2008 e il 2009 hanno lasciato sul terreno solo lo 0,5%, mentre tra il 2011 e il 2013 si registra addirittura una crescita dell’3,3%; viceversa le Società di capitali hanno perso rispettivamente negli stessi periodi, il 12% e l’1,3 per cento. 

Fonte: Elaborazioni Nomisma su dati Aida Bureau Van Djik

A questi risultati, dice Luigi Scarola, direttore dell’area Politica industriale e sviluppo territoriale di Nomisma, ha contribuito «la capacità delle coop di recepire prima degli altri i segnali di cambiamento e di muoversi meglio delle società di capitali sui fronti dell’approvvigionamento delle materie prime, del lavoro e dei mercati di destinazione». Ha anche giocato un ruolo il sostegno che le coop si sono date vicendevolmente, attraverso fusioni e acquisìzioni. 

Trasparenza cercasi

Questa migliore “resilienza” delle cooperative è però oggi messa in discussione. «La situazione sta cambiando rapidamente», spiega, e la «lentezza di modelli di governante obsoleti lascia spazio ai concorrenti privati». Questo in particolare avverrà nei campi della salute, della disabilità, dell’esclusione sociale, dell’housing sociale e della famiglia. Un mondo dove, anche per l’arretramento del welfare pubblico, si aprono opportunità per le imprese per 170 miliardi da qui al 2020. «Notiamo che molte imprese profit si stanno posizionando in questi spazi, mentre la capacità di reazione delle coop è lenta», nota Scarola.

A ridefinire il campo da gioco, aggiunge, è stata la legge delega sul terzo settore, che ha il merito di creare una «migliore intelligibilità delle organizzazioni, sia sotto il profilo civilistico che fiscale. Era necessario fare ordine in un mondo che è confuso. Dove non c’è trasparenza nella fornitura del servizio ma anche nella natura di chi fornisce il servizio». Come ci ha insegnato il Mondo di Mezzo di Buzzi, aggiunge, il problema principale è che «se non sono soggetto a controlli, al deposito dei bilanci e a ispezioni, sarò più propenso a eludere i controlli». Anche perché i comuni non ha gli strumenti per controllare, anche qualora lo volesse fare davvero, la qualità del servizio delle cooperative sociali.