Faust e il GovernatoreTronchetti Provera e il tradimento dell’eredità di Leopoldo Pirelli

Tronchetti Provera e il tradimento dell’eredità di Leopoldo Pirelli

Il 27 agosto è l’anniversario della nascita di Leopoldo Pirelli. L’imprenditore galantuomo nacque il 27 agosto di 90 anni fa, nel 1925. Calvinista, gran lavoratore, sobrio, riservato, ha fatto parte per cinquant’anni della società che porta il suo nome, la Pirelli, una delle maggiori nella storia dell’industria in Italia e colosso nel settore della produzione di gomma, pneumatici e cavi elettrici. Scompare nel gennaio 2007.

Nel 2008 all’Ispi – Istituto di Studi di Politica Internazionale, fondato da suo padre Alberto – Eugenio Scalfari disse: «Leopoldo si è sempre sentito in debito verso l’azienda, la famiglia, il padre, il Paese, il fratello Giovanni (ben prima della sua morte a seguito di un tragico incidente stradale sulla Genova-Sestri Levante nel 1973, ndr)». L’educazione ferrea familiare ha inciso non poco. In una cartolina al figlio Giovanni, Alberto Pirelli nel 1931 scrisse: «Ricordati sempre che il nome che porti implica dei doveri e non dei diritti, amor proprio, non vanità».

Poche settimane fa è avvenuto il closing dell’operazione con cui l’azionista di maggioranza relativa Marco Tronchetti Provera ha ceduto la maggioranza della Pirelli ai cinesi di ChemChina. Perché Tronchetti Provera decide di vendere ai cinesi? Bisogna tornare un po’ indietro nel tempo alla ricerca delle ragioni di contesto, come insegnava Leonardo Sciascia (Il Contesto). A quando Tronchetti Provera – baciato dalla fortuna durante la bolla Internet – riesce, nel 2000, a cedere il 90% di Optical Technologies a Corning al prezzo stratosferico di 3 miliardi di dollari.

«Ricordati sempre che il nome che porti implica dei doveri e non dei diritti, amor proprio, non vanità»

Tronchetti Provera ha l’ambizione di costruire un proprio impero. Con la crisi del settore automobilistico, che incide non poco sulla Fiat, vuole diventare il nuovo re del capitalismo italiano, sostituendo Gianni Agnelli – che morirà nel gennaio 2003. Ma, come ha scritto Alessandro Penati, l’ambizione acceca, per cui strapaga il controllo di Telecom Italia togliendo le castagne dal fuoco dei “capitani coraggiosi”, guidati da Emilio Gnutti e Roberto Colaninno.

Leopoldo Pirelli, frugale e probo, non avrebbe mai e poi mai scalato Telecom Italia facendo leva sui denari della Pirelli (la scalata fallita a Continental si chiude peraltro in profitto, grazie alla svalutazione della lira). Quando si paga un premio eccessivo, Il redde rationem presto o tardi arriva. La verità è stata detta da Leonardo del Vecchio, patron di Luxottica, che il 22 settembre 2006, intervistato da Rampini, racconta il suo rifiuto a partecipare all’operazione Telecom: «Si trattava di comprare i titoli Telecom a 4,17 euro, una quotazione che l’azienda non ha mai raggiunto in Borsa, quasi il doppio di quel che vale oggi. Io dissi: scordatevelo. È una regola che purtroppo si avvera sempre: quando si compra a prezzi esagerati le conseguenze sono deleterie e le paga l’azienda stessa. Anzitutto perché il primo obiettivo dell’ acquirente diventa quello di ridurre i debiti e quindi la gestione viene subordinata a priorità di tipo finanziario, non industriale. E poi perché questo determina una debolezza di cui approfittano i concorrenti».

Tronchetti Provera ha l’ambizione di costruire un proprio impero. Con la crisi del settore automobilistico, che incide non poco sulla Fiat, vuole diventare il nuovo re del capitalismo italiano, sostituendo Gianni Agnelli

La testimonianza del direttore finanziario di Telecom Italia Enrico Parazzini parla da sola sulla focalizzazione dei manager sul debito: «Il debito di Telecom consolidato con quello di Olivetti era pari a oltre quaranta volte quello di Pirelli a regime: da sentirsi male. Ci aspettava un lavoro immane, non solo per me, ma per il management team» (cfr. Carlo Bellavite Pellegrini, Pirelli, Innovazione e passione 1872-2015, il Mulino, 2015, nota p. 344).

Per far fronte ai debiti, con i margini della gestione caratteristica in costante riduzione, Tronchetti Provera vende tutte le attività che la Telecom aveva acquistato all’estero, in mercati a forte crescita, salvo poi accumularne di più per fondere Tim con Telecom. Così, nel 2006, Tronchetti si trova nella stessa situazione di Colaninno & C. nel 2001: il valore di Telecom in calo irreversibile, debito eccessivo e i creditori che pressano alla porta.

In una lettera a Ferruccio De Bortoli, Tronchetti conferma di aver comprato a livelli da capogiro: «Svalutazioni: quello che non mi potevo aspettare era di dover svalutare per circa 12 mld di euro le partecipazioni. Debito: l’ho ridotto, pur avendo ereditato una situazione al limite della sostenibilità…» (cfr. Carlo Bellavite Pellegrini, Pirelli, Innovazione e passione 1872-2015, note p. 392 e p. 414).

Il primo errore è strapagare. Questo è il destino di chi pensa solo a diventare grande e non è abituato a rendere conto della redditività a un azionista esigente. Azionisti squattrinati che chiedono dividendi, questo abbiamo visto negli anni di Tronchetti in Telecom Italia.

Uscito nel settembre 2007 da Telecom Italia con ingenti perdite, pagate dagli azionisti Pirelli, Tronchetti riporta la Pirelli sul core business, ma per mantenere i benefici privati del controllo pur detenendo la minoranza del capitale complessivo, è costretto a firmare un “patto del diavolo” con gli operatori di private equity, che, in cambio di una corporate governance favorevole a Tronchetti, esigono condizioni favorevoli di exit.

Il primo errore è strapagare. Questo è il destino di chi pensa solo a diventare grande e non è abituato a rendere conto della redditività a un azionista esigente

Tronchetti prima si accorda con Clessidra, di Claudio Sposito. Uscita Clessidra – con una ottima plusvalenza – viene concluso un accordo con i russi di Rosneft, i quali vengono sostituiti nel 2015 da ChemChina.

L’Italia perde il controllo di un’altra impresa storica fondata alla fine dell’800 da Giovan Battista Pirelli, che stimolato da Giuseppe Colombo del Politecnico lo invitò a girare in Europa per osservare gli sviluppi dell’industria della gomma. È un peccato veder confermato il giudizio sferzante di Raffaele Mattioli del 1962 su alcuni imprenditori privati, definiti “senescenti minorenni”.

Per approfondire:

Vita di Alberto Pirelli (1882-1971), di Nicola Tranfaglia, Einaudi, 2010
Alla ricerca di un’industria nuova. Il viaggio del giovane Pirelli e le origini di una grande impresa (1870-1877), Francesca Polese, Marsilio, 2004
Legami e conflitti. Lettere (1931-1965), a cura di Elena Brambilla Pirelli, Archinto Editore, 2003

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