Occident Ex-PressUna notte a Piazza Fontana, dove i milanesi offrono la cena ai senzatetto

Una notte a Piazza Fontana, dove i milanesi offrono la cena ai senzatetto

È falso che Milano sia deserta ad agosto.

In piazza Fontana, nel pieno centro tra Duomo e piazza Beccaria, alla sera si radunano alcune decine di senzatetto per consumare un pasto caldo.

Si chiama ‘‘Mensa sotto le stelle’’, appuntamento ormai fisso da undici anni – la prima volta fu nel 2004 – dove alcuni volontari portano in piazza Fontana pentole di pasta o riso cucinate in casa e le offrono ai senza fissa dimora con piatti e posate di plastica, dall’1 al 31 di agosto.

Solo ad agosto perché è durante queste mese che le mense dei poveri ‘‘ufficiali’’, o comunque convenzionate con il Comune e con gli enti, hanno le maggiori difficoltà gestionali: quasi tutte non si reggono sul personale dipendente e su un organico fisso ma sul lavoro dei volontari, per quest’ultimi il mese di agosto è l’unico in cui organizzare le proprie vacanze fuori dalla Lombardia, obbligando queste strutture a chiudere i battenti per trenta giorni.

Le mense dei poveri chiudono ad agosto per l’assenza dei volontari. Un problema condiviso fra le regioni d’Italia. E i senzatetto si devono organizzare

Non è un problema della sola Milano, sui giornali locali e nazionali online circolano diversi articoli, anche degli anni scorsi, che da Bologna a Salerno sottolineano la stessa problematica.

Vale per i senzatetto come per i migranti: il welfare metropolitano estivo è delegato molto alla buona volontà dei cittadini, di alcuni militanti politici e delle parrocchie – l’ultimo caso in ordine cronologico riguarda l’oratorio di Bruzzano, periferia nord della città, che per sopperire all’assenza di spazi sta ospitando da tre settimane una settantina di migranti.

In piazza Fontana, alle 20 spaccate, arrivano due macchine con i viveri, e per circa mezz’ora si assiste a un via-vai ordinato di gente della strada che si mette in fila davanti al banchetto di due metri per uno: c’è chi prova a fare il furbo e intascare una doppia razione da caricare su una bicicletta e magari conservare per il pranzo del giorno successivo, prima che tutti siano stati serviti.

Un ragazzo si lamenta scherzoso, ironizzando su un involtino di carne, sostenendo che non sia vero maiale e provando ad offrirlo dunque a un amico di fede islamica.

Chi arriva troppo tardi non mangia ed è rimandato alla sera successiva, non si fanno eccezioni.

«Un piatto per l’avvocato, mi raccomando», grida uno dei volontari. Si potrebbe pensare a un soprannome che gira nella comunità e invece dopo pochi minuti si avvicina un senzatetto alto un metro e novanta, dall’aria distinta, una giacca e una camicia sgualcite ma eleganti e che parla con il tono di voce flemmatico e riflessivo di chi ha studiato. È realmente un avvocato che non pratica più la professione, la sua storia non la racconta, ma da anni vive per strada con una compagna. Alla fine del pasto chiede con cortesia che gli sia procurato un pettine per la settimana successiva. I suoi capelli sono più curati di quello che ci si aspetterebbe.

Non c’è solo il clima disteso in piazza Fontana: alcuni curiosi e turisti guardano la scena con fastidio, le uniche completamente disinteressate sembrano le forze dell’ordine che non degnano di uno sguardo. Una delle notizie che circola, non confermata, è che il Comune e la Asl chiudano un occhio sulle questioni igenico-sanitarie per quieto vivere.

C’è un avvocato che chiede un pettine per curarsi i capelli. Chi si arrabbia perché vuole due razioni di cibo qualche testa calda che anima la serata

La notizia della mensa ‘‘auto-organizzata’’ si sparge a Milano e ogni sera accorre qualche senzatetto in più della sera precedente. Alcuni ‘‘veterani’’ non la prendono benissimo: sono un gruppo di tre ragazzi slavi che da tutta la sera si comportano come teste calde. Cercano di intimorire con minacce e spinte uno dei nuovi arrivati, invitandolo a non presentarsi mai più. Si aggiunge a questo accenno di rissa un uomo visibilmente ebbro di alcol e dopo pochi secondi il motivo del litigio è ormai un mistero per tutti. Uno dei volontari che sta servendo pastasciutta al sugo abbandona il mestolo e si metto in mezzo con fare autoritario riuscendo infine a placare la tensione. Si rischia la colluttazione più volte, volano insulti e frasi che non si sentivano dai film degli anni ottanta-novanta: «Da domani il vino lo bevi con la cannuccia».

C’è tutta la contraddizione della grande città in piazza Fontana in queste sere: a tre passi dalla fontana in marmo del primo architetto della Scala di Milano, Giuseppe Piermarini, si osserva la fila dei barboni in attesa del proprio piatto. A trenta metri dalla stessa, l’ingresso con usciere dello StarHotels Rosa Grand, dove in questo periodo una camera da 25 metri quadrati con wi-fi, vassoio con bollitore elettrico e una bottiglia di vino rosso è prezzata trecento euro a notte – stando al loro sito internet.

La contraddizione di Milano: senzatetto in fila per un piatto a venti metri dalla fontana in marmo di Carrara e dall’Hotel da 300 eruo a notte

Sotto le finestre delle camere da letto c’è chi, fra i senzatetto, quel vino rosso lo chiede a gran voce.

Non sono scene solo milanesi queste, in tutto il nord Italia avvengono sperimentazioni estive di autogestione. A Genova, al tramonto, proprio fuori dalla stazione ferroviaria di Genova Piazza Principe, si assiste alla stessa identica immagine: una trentina di abitanti della strada si accalca alle catene che circondano la statua di Cristoforo Colombo e aspettano il loro panino. Chiedono un bicchiere di vino e gli viene risposto con fermezza che «qui si serve solo acqua e gazzosa».

Non solo cibo e bevande, per la sera di sabato 15 agosto a Milano è stato organizzato anche un piccolo concerto con una jazz band in piazza Fontana.

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