Finanza del futuro: vi fareste consigliare investimenti da un robot?

Finanza del futuro: vi fareste consigliare investimenti da un robot?

Il 2014 è stato contraddistinto anche in Italia dalla nascita dei “consulenti finanziari robot”: sistemi computerizzati che permettono tramite sofisticati algoritmi di costruire portafogli di investimento standardizzati basati sul profilo di rischio espresso dall’investitore.

Costano poco (molto meno di un consulente in carne ed ossa), promettono buoni risultati (sicuramente superiori a portafogli “fai-da-te”), e sono tremendamente trendy (perché non ricevere anche consigli sugli investimenti online?). Hanno un solo problema: sono basati su quanto accaduto in passato.

Il mercato del risparmio italiano può essere scomposto per semplicità in tre grandi categorie: ci sono gli aficionados delle banche, i grandi patrimoni, ed i risparmiatori evoluti.

Il mercato del risparmio in Italia è composto di tre grandi categorie: gli aficionados delle banche, i grandi patrimoni e i risparmiatori evoluti

Il primo gruppo è la fortuna delle banche: ha un’educazione finanziaria scarsa, fa coincidere il mero atto di vendita del “prodotto del mese” con il concetto di “consulenza”, è abituato a pagare commissioni sui prodotti che gli vengono “consigliati”, ignora le dinamiche delle banche e del risparmio gestito.

I grandi patrimoni hanno esigenze sofisticate: coccolati dalle banche per ovvie ragioni economiche, hanno a completa disposizione consulenti personali che li accompagnano in tutte le scelte finanziarie. L’accesso a tali servizi ha una soglia di ingresso elevata, generalmente superiore al milione di euro, che però giustifica commissioni ridotte, prodotti dedicati, servizi accessori ed il tempo di un professionista sempre reperibile.

I risparmiatori evoluti rappresentano una quota sempre crescente del mercato: hanno una buona cultura finanziaria, separano il concetto di consulenza da quello di vendita, sono spesso autonomi nelle scelte di investimento e sanno quanto pagare per quello di cui hanno bisogno. Sono giovani ma non troppo – altrimenti non avrebbero sufficienti risparmi, sono figli dell’online, conoscono le “regole del gioco”: sono quelli che nel recente passato hanno determinato la crescita del mercato degli ETF e l’agonia dei fondi comuni. E gli stessi che causeranno l’estinzione delle tradizionali filiali bancarie. Ma sono “orfani”.

Non possono essere soddisfatti dall’offerta tradizionale del mondo bancario ma non sono ancora pronti – vuoi per la dimensione dei patrimoni, vuoi per retaggio culturale – a pagare la parcella di un consulente finanziario indipendente.

Non hanno ottenuto risultati deludenti dalla gestione in autonomia ma non hanno tempo a sufficienza per seguire gli investimenti e pensano che “si potrebbe fare di meglio”.

In questo contesto nascono i “robo-advisors”: l’idea è quella di offrire un servizio di consulenza a basso costo, nel canale più congeniale e disponibile (online), che riesca ad intercettare una buona fetta di questo gruppo crescente di risparmiatori.

I robo-advisors svolgono più velocemente gli stessi compiti di un normale consulente finanziario: profilatura cliente e asset allocation. Ma cosa stona?

Il loro funzionamento è molto semplice: da un lato, compilando un breve questionario, si individua il profilo di rischio dell’investitore. Dall’altro, un computer macina dati e serie storiche per elaborare – tramite un algoritmo basato su modelli quantitativi – portafogli diversificati costruiti in base a differenti livelli di rischio/rendimento (come insegna la teoria classica della frontiera efficiente di Markowitz).

Infine, al profilo di rischio del cliente viene associato un livello di rischio/rendimento e, come conseguenza immediata, il relativo portafoglio “ideale”: una volta partiti, il computer correggerà nel tempo la traiettoria del portafoglio “reale” generando ordini di ri-bilanciamento verso quello “ideale”.

In maniera del tutto automatica, ma standardizzata, il robo-advisor svolge perciò gli stessi compiti che ogni consulente finanziario dovrebbe fare: profilatura del cliente ed asset allocationCosa stona in questo quadretto felice? L’algoritmo e la teoria.

L’algoritmo, per funzionare, necessita di dati di input: posto che è impossibile prevedere il futuro, i dati saranno ovviamente presi dal passato.

La teoria di Markowitz, per essere valida, necessita di molte ipotesi: tra queste, le più contestate dalle nuove teorie pseudo-psicologiche di finanza comportamentale sono che il mercato sia efficiente (ovvero che nel mercato non ci sia nessuno che speculi), e che le preferenze degli investitori verso le attività finanziarie siano basate esclusivamente su media e varianza dei prezzi. In pratica ipotizzare che il mercato – fatto di persone – non sia influenzato da emozioni!

Il 2015 sarà quindi un ottimo banco di prova per questi sistemi automatici: nel mese di agosto la volatilità dei mercati azionari, misurata dall’indice americano VIX, ha nuovamente raggiunto livelli non più osservati dall’apice della crisi finanziaria del 2008. Ma in maniera ancor più interessante, l’indice che misura la volatilità di tale indice ha toccato un livello addirittura mai raggiunto prima: un po’ come dire che il mercato era talmente in preda all’isteria ed al panico che ogni giorno era semplicemente impossibile capire come sarebbe finita. Specialmente per il fatto che ci si è trovati in un ambiente storicamente mai sperimentato.

I trend degli ultimi anni sono stati smentiti dai corsi azionari del 2015. Gli algoritmi su cui si basano i robo-advisors potrebbero dimostrarsi insufficienti

Al tempo stesso, i trend che avevano contraddistinto gli ultimi anni (ovvero parte della storia considerata dagli algoritmi dei robo-advisors) si sono improvvisamente arrestati, ed anzi si sono spesso invertiti in maniera irruenta e totalmente inattesa.

Profilare un cliente in un colloquio, guardandolo negli occhi ed osservando le sue reazioni, sarà stato più accurato che fargli rispondere alle domande di un questionario dal suo computer di casa?

Un portafoglio diversificato elaborato da un computer, che avrebbe ben performato nel passato, avrà fatto meglio di un portafoglio basato sullo studio e l’intuizione di un uomo?

La freddezza di un microchip avrà consigliato di acquistare quando gli emotivi esseri umani stavano vendendo in preda al panico?

Il tempo delle domande è finito: a breve conosceremo le risposte.

*Pseudonimo di un importante operatore finanziario