Il degrado di Borgo Pirelli: come Milano lascia marcire il gioiello liberty

Il degrado di Borgo Pirelli: come Milano lascia marcire il gioiello liberty

I balconi in ferro battuto, i cornicioni che delimitano un piano dall’altro, i fregi a graffito color rosso sanguigna, gli stipiti delle finestre in legno laccato di bianco. Ci sono tutti i requisiti per considerare il Borgo Pirelli, intero quartiere di proprietà dell’Aler in zona Bicocca a Milano, un raro esempio in città di architettura Liberty da conservare e da valorizzare con un occhio di riguardo. Ma a giudicare dalle condizioni in cui versano le trenta villette e il casone degli anni Venti che formano il borgo, sembra che né Aler né gli inquilini si rendano troppo conto di cosa hanno per le mani.

Se siamo arrivati a questo punto è a causa di due gravi mancanze: l’assenza di Aler e la noncuranza degli inquilini

Passeggiando per la strada (male asfaltata) che delimita le villette, sono più le bruttezze dei giorni nostri che le bellezze architettoniche a balzare all’occhio: parabole e condizionatori sulle facciate, colate di cemento al posto dei giardini, mini box o verande costruiti illegalmente, infissi d’epoca di fianco a infissi moderni, cumuli di spazzatura senza contenitori per la raccolta differenziata. Per non parlare della sicurezza: fili di impianti elettrici scoperti, sottotetti in legno bucati e pericolanti, muri che si sgretolano sotto il peso di umidità e muffa, tubazioni ricoperte di amianto.

Gli infissi non rispettano lo stile dell’epoca (Clara Amodeo / Linkiesta)

«Se siamo arrivati a questo punto – spiega Simona Fregoni, presidente della commissione case popolari e demanio del Consiglio di zona nove –  è a causa di due gravi mancanze: l’assenza di Aler e la noncuranza degli inquilini che vivono qui. Se Aler non si impegna a responsabilizzare gli abitanti, con contratti che vincolino gli inquilini negli interventi di manutenzione a loro carico, mai si arriverà a un uso responsabile di stabili che hanno un valore storico e artistico che ammonta a oltre ottanta anni».

Giovanna abita al primo piano di una villetta bifamigliare nella via privata Sacchetti e al suo quartiere tiene molto. «Il nostro vero incubo – spiega – è l’acqua. Un vicino ha pensato di asfaltare il giardino creando pendenze che incanalano la pioggia nelle cantine, che puntualmente si allagano. Mentre il tetto è sfondato e le infiltrazioni portano l’acqua persino in casa», dice mostrando il soffitto della sala, completamente ricoperto di muffa.

Solo il mese scorso la villetta di via privata Tassoni è stata sgomberata due volte da un uomo che l’aveva occupata

Ivan è proprietario da undici anni della pizzeria La Collina, con sede in uno degli spazi adibiti dagli architetti di Pirelli alle attività commerciali: «Anche noi – denuncia – abbiamo problemi con l’acqua. Non solo ci ha allagato due volte i magazzini che abbiamo sotto terra, ma ha anche allontanato un’intera famiglia di nostri clienti fissi perché la villetta in cui abitavano è quasi del tutto inagibile. E contando che Aler ci ha da poco prospettato un aumento dell’affitto, la situazione non è delle più rosee: dobbiamo fare dei lavori, ci toccherà pagare un aumento, abbiamo perso quattro clienti e guadagnato degli abusivi».

Una macchina incendiata mai rimossa (Clara Amodeo / Linkiesta)

Perché nemmeno il Borgo Pirelli è immune dall’abusivismo: solo il mese scorso la villetta di via privata Tassoni è stata sgomberata due volte da un uomo che l’aveva occupata. Per farlo la polizia locale ha dovuto chiedere il permesso ad Aler: tutta l’area è infatti considerata come una proprietà privata, e così anche rimuovere un’auto e un motorino incendiati, diventati ricettacolo di materiali pericolosi, si è trasformato in un rimpallo di responsabilità tra il Comune e Aler. «A una anno dalla mia segnalazione – continua Simona Fregoni – non si è ancora capito a chi spetti il compito di rimuovere la due carcasse e la piccola discarica abusiva che si è sviluppata al loro interno. Una cosa è chiara: quello scempio è lì da almeno cinque anni».

Nulla di nuovo per Aler. Durante l’ultima riunione della commissione case popolari e demanio del Consiglio di zona nove era presente anche Diego Steffenini, funzionario di Aler Milano per la zona Nord–Est. «Negli ultimi anni Aler si è trovata in difficoltà – ha spiegato, facendo riferimento all’indebitamento finanziario dell’ente, salito a oltre 300 milioni di euro –. Finchè queste problematicità non verranno sanate, l’azienda potrà portare avanti solo interventi riparativi che per il Borgo Pirelli constano di copertura delle strade ed eliminazione degli stati di pericolo». Pare dunque che una scaletta di intervento ci sia, ma che non sia poi così certa. «Non sappiamo dire con sicurezza la programmazione dei nostri interventi: vogliamo però mandare le diffide per gli abusi edilizi riscontrati, provvedere allo sgombero degli irregolari e accordarci con il Comune per rimuovere la macchina incendiata. Il rispetto del fabbricato è un punto ben chiaro ad Aler: sappiamo quanto prezioso sia l’intero quartiere».

Gli unici ad essersene accorti sono, finora, i ragazzi di Domesticity, progetto che ad agosto ha restituito identità sociale e artistica al Borgo Pirelli. A parlarne è Simona di Meo, curatrice: «Assieme ai ragazzi di Ospitalità solidale, progetto del comune di Milano che affida ai ragazzi under 30 alloggi con affitti a prezzo agevolato in cambio di volontariato, abbiamo invitato gli abitanti del Borgo Pirelli a partecipare all’evento “Mi son de chi, de la Bicocca dei vilet”. Giardini e abitazioni del quartiere sono così rimasti aperti nel duplice tentativo di raccontarsi alla città e di rinforzare i legami di vicinato, il tutto condito da performance musicali, immagini e letture che hanno testimoniato l’intreccio tra la storia della Pirelli e la vita delle persone». Qualche esempio? Il percorso tra le case è stato realizzato prendendo spunto da una mappa del quartiere risalente agli anni Quaranta. In una villetta di via privata Sacchetti, invece, è stata trasmessa della musica per violino perché in quella casa abitava un violinista conosciuto da tutto il vicinato, mentre alcune letture sono state tratte da “Fabbrica unita”, la rivista indipendente curata da un operaio abitante del borgo, morto pochi mesi fa.

L’evento di Domesticity “Mi son de chi, de la Bicocca dei vilet” (pagina Facebook Domesticity)

«Non possiamo svendere un luogo come questo» conclude Simona Fregoni, che ha così deciso di iniziare, il prossimo gennaio, una raccolta firme per permettere al Borgo Pirelli di entrare nell’elenco del luoghi del cuore Fai. Una mossa che non porterebbe certo soldi, ma che restituirebbe al sito prestigio e, forse, potrebbe convincere Aler a impegnarsi di più nella conservazione di un posto così significativo per la storia di Milano.

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