Il destino dei profughi in Europa dipende da una formula matematica

Il destino dei profughi in Europa dipende da una formula matematica

Ci sono Stati che aprono e chiudono le frontiere. Altri che bloccano treni. Altri ancora che costruiscono muri ai confini. E tanti cittadini, dal Nord al Sud dell’Europa, che hanno offerto accoglienza nelle proprie case ai tanti migranti che raggiungono l’Europa. Ma a stabilire se un profugo siriano troverà accoglienza in Germania, Francia, Spagna o Lussemburgo sarà un’equazione matematica. Il destino dei 120mila rifugiati e richiedenti asilo, che secondo il piano europeo sull’immigrazione dovranno essere ripartiti tra i 28 Stati membri, dipende – come ha scritto anche The Atlantic qualche giorno fa – da una complicata sequenza di numeri

(Tratto dall’allegato del piano europeo sull’immigrazione presentato il 9 settembre 2015)

Nel discorso sullo stato dell’unione dello scorso 9 settembre, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha presentato al parlamento europeo il nuovo piano sull’immigrazione, che prevede un sistema di quote obbligatorie per ciascuno Stato da applicare in situazioni di crisi come quella attuale.

I criteri “oggettivi e quantificabili”, spiegano dalla Commissione europea, sono definiti nel Trattato sul funzionamento dell’unione europea. La formula per stabilire la ricollocamento dei profughi si basa per il 40% sulla popolazione del Paese, per un altro 40% sul Prodotto interno lordo, per il 10% sulla media delle richieste di asilo degli ultimi quattro anni (con un tetto massimo del 30% sulla popolazione e sul Pil per evitare sproporzioni) e per l’ultimo 10% sul tasso di disoccupazione (anche qui con un tetto massimo del 30% su popolazione e Pil). La formula si applica solo alle nazionalità che hanno avuto un livello medio di riconoscimento dell’asilo pari al 75% o più (sulla base dei dati Eurostat). Nel 2014 due nazionalità hanno superato questa soglia: siriani ed eritrei. Nel 2015, si aggiungono anche gli iracheni.

La Commissione fa sapere anche che si darà priorità ai profughi definiti “vulnerabili”. E assicura che i membri della stessa famiglia verranno trasferiti nello stesso territorio. Non solo: per decidere quale Stato dovrà essere la destinazione finale verranno prese in considerazione qualifiche e competenze dei richiedenti. A partire dalla conoscenza della lingua e dalle competenze professionali. Ma si terrà conto della presenza di altri membri della famiglia in un certo Stato, o a particolari legami sociali o culturali che potrebbero favorire l’integrazione dei profughi. Ma si tratta di aggiunte a margine. Prima vengono i calcoli. E per quanto si faccia appello all’aspetto umanitario dell’accoglienza e i profughi in marcia in Europa chiedano di andare chi in Germania, chi in Inghilterra, chi in Svezia, l’arbitro Europa alla fine deciderà il destino di decine di migliaia di persone in base a una complessa sequenza di numeri e simboli matematici. 

(Tratto dal sito della Commissione europea)

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