TaccolaImmobiliare, la doppia scommessa di Manfredi Catella: Borsa e Italian Pride

Immobiliare, la doppia scommessa di Manfredi Catella: Borsa e Italian Pride

C’è ancora voglia di quotarsi in Italia: a farlo sarà, a breve, una società immobiliare che ha cambiato il volto di Milano negli ultimi anni. Segnatevi il nome: Coima Res. Se non vi dice niente, è perché è la nuova denominazione di Hines Italia, che ha realizzato da metà anni Duemila i grattacieli e le residenze della zona di Porta Nuova, nel capoluogo lombardo. L’annuncio è arrivato oggi da Manfredi Catella, storico amministratore delegato di Hines Italia, nel grattacielo da loro realizzato Diamond Tower. Non è stato un annuncio da poco. Gli americani di Hines escono di scena quasi completamente. Avevano il 63% di Hines Italia, ora passano a meno dell’1% di Coima Sgr. Avranno una persona nel consiglio di amministrazione, e rimarranno sostanzialmente come collaboratori. Non sono stati, in sostanza, d’accordo con il progetto che nel frattempo Manfredi Catella aveva elaborato. 

Gli americani di Hines escono di scena quasi completamente. Avevano il 63% di Hines Italia, ora passano a meno dell’1% di Coima Sgr

Lo possiamo sintetizzare così: rimane una parte privata, che si chiama semplicemente Coima, come il nome della società (Consulenti immobiliari associati) a suo tempo fondata da Riccardo Catella, padre di Manfredi. Avrà un ruolo di gestione tecnica. C’è poi Coima Sgr, che avrà ruolo di asset manager. Al suo interno la famiglia Catella rimane a circa il 92% (con Catella al 52% e gli storici soci Domo Media al 48%), i partner di Michele e Associati all’8%, mentre uno zero virgola resta agli Hines. Poi c’è la vera novità: la Siiq, ossia società di investimento immobiliare quotata. Al suo interno oltre a Coima Sgr e al fondatore Manfredi Catella ci sarà la Qatar Investment Authority, che ha già strettissimi legami con l’ex Hines. L’operazione più nota è stata l’acquisizione di tutto il complesso di Porta Nuova, dopo che ne era entrata qualche prima con il 40 per cento. Fuori quindi gli americani, che, dice Catella, hanno reagito con «dispiacere, reciproco». 

Entrare in Borsa per una società immobiliare italiana è tutt’altro che scontato. Basti pensare che esistono solo due Siiq italiane: Beni Stabili e Igd. In altri casi, come quelli di Prelios e Sorgente, le quotazioni sono rimaste solo come dossier sui tavoli degli amministratori. Basti un dato: la capitalizzazione delle Siiq rispetto al Pil in Italia è pari allo 0,2%, in Australia al 7 per cento, poco meno negli Usa e Regno Unito. Nel caso di Coima Res, ha detto Catella, «tutto è pronto per il filing» a Piazza Affari, anche sulla tempistica non è possibile avere dettagli. Mistero anche sulla composizione delle quote di Coima Res tra Catella e i qatarioti. 

La capitalizzazione delle Siiq rispetto al Pil in Italia è pari allo 0,2%, in Australia al 7 per cento

La Siiq che ha in mente Catella sarà diversa da Hines Sgr, la società che dal 2007 ha gestito fondi (13), per 3,4 miliardi di euro e che con gli altri affidamenti arriva a un portafoglio da 5,3 miliardi. Prima erano operazioni di breve respiro con tanti operatori, ora saranno di lungo termine, con pochi investitori internazionali. Blackstone è stato il fondo citato da Catella come riferimento. 

Nei piani è anche molto altro: «Vogliamo essere l’orgoglio del real estate italiano», è stata l’impegnativa promessa di Manfredi Catella. Questo “Italian Pride” si declinerà sulla volontà di investire sul mercato italiano. «Questo Paese è finito? Ha tali debolezze da non avere prospettive?» si è chiesto Catella. La conclusione è che «pensiamo che in Italia, andando completamente in controtendenza, ci sono opportunità straordinarie. Le opportunità ci sono dove ci sono inefficienze». 

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MESSAGGIO PROMOZIONALE

Manfredi Catella: «Vogliamo essere l’orgoglio italiano del real estate italiano»

Le inefficienze ci sono per come è strutturato il mercato, ha spiegato. Gli investitori italiani o non hanno i soldi per investire o sono sovrallocati in Italia e vogliono vendere. Gli investitori stranieri sono di tre tipi: di private equity, che non hanno trovato offerte tali da mantenere i loro tassi interni di rendimento attorno al 15% che trovano in altri Paesi europei o che non hanno volontà di fare operazioni di sviluppo, quindi non solo finanziarie. Ci sono poi gli investitori di lungo termine, come i fondi pensione nordamericani e i fondi sovrani, che «hanno dimensioni talmente grandi che fanno investimenti da 100 milioni in su, tutto quello che è sotto per loro è inefficiente. Infine ci sono gli investitori quotati come Blackrock e Soros, che puntano solo alle quotate. Lo spazio quindi ci sarebbe. «C’è il paradosso che abbiamo capitale e asset che non si incontrano. Siamo pronti a correre questo rischio», ha detto Catella. Che per la decisione di dare il via libera alla decisione ha dato un merito al governo. «Le Siiq italiane fino al decreto Sblocca Italia non avevano strutture simili a quelle americane. Ora le cose sono cambiate». 

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