La lunga estate rovente è finita. E abbiamo vinto

La lunga estate rovente è finita. E abbiamo vinto

Gli scenari possibili della finanza globale raccontati dai protagonisti de I diavoli, romanzo di Guido Brera, cofondatore di Kairos, la più importante società di gestione del risparmio in Italia. 

I’m back. Sono tornato” penso quando il taxi si ferma davanti al palazzo. Scendo, chiudo la portiera, mi avvio lungo il marciapiede. Non si direbbe, ma tra tutti gli edifici di Midtown, New York City, questo è il più importante. Ed è dove sono diretto.

Ignoro la gente che cammina a passo svelto nella direzione contraria. Sono sempre gli altri a spostarsi quando incrociano il mio passo.

Mi chiamo Derek Morgan, qualcuno mi chiama il “Generale”. La camicia bianca e il completo blu ricordano una divisa. Non ho bisogno di controllare il nodo della cravatta, so che rimane stretto alla perfezione quando sono stato io a farlo. Molti pensano che sia uno dei più importanti banker di Wall Street, al vertice della grande banca. Pochi sanno che dietro Wall Street, la grande banca, i soldi, i mercati, l’andamento dei titoli di Stato, c’è molto altro.

Arcana imperii. L’invisibilità come requisito del potere, allorché le parole “segreti” e “principii” si fanno sinonimi.

Percorro l’androne. Mi sento come uno di quei personaggi di Matrix, mi muovo in un gigantesco dispositivo che controlla milioni di esseri umani. Sono tra i pochi a governare quel dispositivo. Combatto una guerra invisibile per la conservazione dell’esistente, per la difesa del nostro way of life. Per salvare dal declino quel che resta della civiltà occidentale.

Mi fermo di fronte all’ascensore. Le gambe leggermente divaricate, la testa bassa, gravata dal peso dei pensieri che, se potessero farsi parole per tutti, assorderebbero il pianeta Terra.

L’importanza di questo palazzo si deve a un solo piano, il Tredicesimo, come il cervello occupa solo una parte del corpo umano. Il “Tredicesimo” è una leggenda, una voce. Nessuno ci è mai stato, nessuno conosce qualcuno che ci sia stato. Il tredicesimo piano non esiste nemmeno.

Ma esiste un film con questo titolo. Racconta dell’incastro fra diversi piani di realtà, tutti artificiali. Racconta di grandi inganni e di illusioni più credibili della realtà. Manda in frantumi Cartesio e il suo Cogito ergo sum. Perché le intelligenze artificiali pensano, ma non sono. Come quelli che hanno provato a opporsi al diktat dell’austerità e sono rimasti intrappolati nella gabbia di uno status quo immodificabile.

* * *

Entro nella cabina dell’ascensore. È stata un’estate rovente. I fuochi greci, la bolla del Levante estremo, la volatilità della borsa americana schizzata al cinquanta per cento negli ultimi mesi. L’avvicendarsi delle stagioni non mi piace, non mi piace il suo ritmo, inevitabile come lo scorrere del tempo. Il tempo contiene la dimensione del futuro. Sulla pulsantiera dell’ascensore manca il tasto 13. Se dovessi avere un’utopia da inseguire, sarebbe la cancellazione di ogni utopia, la riduzione del futuro a un presente eterno: escludere ogni possibilità, ogni alternativa, dall’arco delle soluzioni umane. Metto una mano in tasca. La mia vita è lo sforzo continuo di causare il futuro, di arginarlo deviando il flusso dell’imponderabile.

Tiro fuori la chiave e la infilo nella piccola serratura sulla pulsantiera. L’estate ha confermato che siamo dentro Matrix e che Cartesio riposa in biblioteche polverose. L’ascensore inizia a salire, silenziosamente, verso il tredicesimo piano. Il referendum in Grecia ha dimostrato che è impossibile pensare un’altra realtà. Quelli che l’hanno pensato erano solo artifici, figure virtuali senza spessore.

Esiste un solo sistema: questo. Austerity e anti-austerity, potere e contro-potere: tutto è rimasto com’era. I cicli politici sono l’espressione del dominio economico: i politici sono replicanti, quando finisce il loro turno vengono sostituiti da altri replicanti.

“Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo.” Le parole del vecchio film…

Sto vincendo io. Non esiste alternativa al sistema, e anche le scosse dei mercati hanno una funzione di assestamento. Io sto vincendo. Il sistema separa, divide: fuori o dentro. Chi rimane fuori diventa un patetico outsider, un calco fuori tempo da miserabile terzomondismo. Nemmeno lo sanno, i laburisti inglesi, l’errore che hanno appena commesso. Un altro artificio, un’altra figura virtuale…

Sto vincendo io. Ho fatto apparire gli spettri del possibile e nessuno ha voluto più immaginare un altro possibile oltre questo presente. Ecco cos’è successo in Grecia. Questo succede ovunque: nessun politico ha il coraggio di sospingere il proprio paese in acque sconosciute. Volevano riformare gli equilibri europei dall’interno. “Dentro e contro” era il loro orizzonte. Ho cancellato la possibilità di un “fuori”, il “contro” è svanito, ed è rimasto solo il “dentro”. Alle condizioni dei più forti. Alle nostre condizioni.

Sto vincendo io, perché era questo il mio piano. E questo rimane.

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