La Storia, sul lettino dello psicologo: «Mi parli di suo padre»

Il dialogo

– Prego, si metta pure comoda, signora Storia…

– No, guardi, preferisco restare in piedi. Una Storia troppo comoda è sempre sospetta. Non mi siedo mai, io, figuriamoci se mi sdraio su quel lettino, soffro pure d’insonnia. Ma scusi, lei è uno psicoterapeuta o si occupa di politica? Perché di solito sono i politici che accomodano la Storia secondo i loro interessi.

– Sono uno psicoterapeuta e l’unico interesse che ho a cuore è quello dei miei pazienti.

– Queste sue sedute di filantropia mi costano 80 euro l’una.  Ma per piacere. Io sono la Storia, non una fiaba. E le dico che a muovere le azioni degli uomini, psicoterapeuti compresi, è solo l’utile personale.

– E lei? Anche lei pensa di muoversi solo sulla spinta dell’utile? 

– Intende di fattori materiali, cioè le dinamiche economiche e lo sviluppo tecnologico? Già, me lo diceva tanti anni fa Karl, un tedesco con una barba stupenda. Vede, lo eccitava da pazzi immaginare me, l’illustre e veneranda Storia, come una «bitch» venale e senza scrupoli, attirata solo dall’odore dei soldi, disposta a sfruttare e a uccidere interi popoli pur di arricchirsi. Ai suoi occhi ero una specie di versione ingigantita di Lola-Lola dell’Angelo azzurro… stuzzicante, no?

– Bè, mica tanto. In fondo le dava della zoccola.

– Almeno non mi chiamava «zoccola sifilitica», come faceva Schopenhauer! E comunque devo confessare che all’epoca la trovavo una profanazione piuttosto arrapante. Finalmente dei giovani che mi strapazzavano un pochino, dopo tanti secoli in cui ero stata vista come una maestra di vita, una signora Rottenmaier da ascoltare e magari prendere ad esempio. O, peggio ancora, come una trasformista stipendiata dalla Provvidenza per realizzare, sotto mentite spoglie, i progetti del Padreterno.

– Uhm. Mi pare che il suo rapporto con gli uomini sia piuttosto contorto.

– Sono gli uomini ad avere un rapporto contorto con me! Chi li capisce? Mi amano e mi odiano. Vogliono una Storia rassicurante e prevedibile, che confermi le loro credenze e la loro visione del mondo. Per dire, Voltaire era ateo e pessimista e quindi vedeva in me solo un insensato catalogo di disgrazie. Vico invece era credente e ottimista, e mi considerava espressione di un disegno divino. Magari uno non lo capisce subito, specie se gli Unni stanno devastando il suo villaggio o un aguzzino gli sta strappando le unghie, ma con un po’ di santa pazienza l’happy end arriva. Però quando un’invasione o una rivoluzione, ricorda un analogo episodio del passato, gli uomini si lamentano che «la Storia si ripete». Lo dicono mai alla geografia? Eppure nel mondo ci sono un sacco di catene montuose, e, me lo lasci dire, fra loro non c’è tutta quella differenza. Chiedono alle scienze di essere originali? Al contrario, per essere valide, le loro leggi devono essere ripetibili. «Provando e riprovando»…

– Lei quindi non ha l’impressione di ripetersi?

– Bè, via, un po’ sì, come tutti. È inevitabile, dài e dài, alla fine ogni secolo assomiglia all’altro: quella dozzina di guerre e guerricciole, una o due crisi economiche, cataclismi quanto basta, un regime che crolla mentre un altro nasce… poi, come tutte le donne, ho i miei cicli periodici.

– Credevo che, vista la sua età, signora Storia, lei fosse da un pezzo in menopausa…

– Sì, e perché non addirittura finita, come sosteneva quel somaro di Fukuyama? Altro che menopausa, ragazzo mio. Le sembra che siano cessati i miei spargimenti di sangue? Sono sempre abbondanti e regolari, soprattutto in Medio Oriente, Messico, Africa subsahariana… Tornando alla ripetitività, va bene, ogni tanto mi replico, anche se la teoria secondo cui la prima volta la Storia si presenta come tragedia e la seconda come farsa è una fesseria. Di solito è una tragedia anche la seconda volta. E comunque mi creda, io resto molto meno monotona della saga di 007 – e i miei cattivi sono molto più interessanti. Ma lei continua a prendere appunti, Mi ricorda papà.

– Sì? Mi parli di suo padre.

– Si chiamava Erodoto ed era un mezzosangue greco-asiatico. Non sono certa di essere veramente sua figlia, ma se per tanti secoli l’hanno chiamato «padre della Storia» una ragione ci sarà. Viaggiò per tutto il Mediterraneo a incontrare persone e ad ascoltare storie, per trascriverle e raccontarle. «Perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci che dai barbari, non diventino prive di gloria», mi spiegava. Però con lui è iniziato per me il problema dei documenti. Se non posso esibire un documento, scritto o archeologico, nessuno mi riconosce come Storia, e non vengo ammessa all’università. Al massimo posso circolare su Internet.

– E di sua madre cosa ricorda?

– Non l’ho mai conosciuta. Se, come diceva Engels, «la levatrice della Storia è la violenza», mia madre dev’essere morta di parto.

– Mi dispiace… Non pensa che questo precoce trauma legato al femminile sia il motivo per cui lei, signora Storia, per tanto tempo ha avuto un atteggiamento pesantemente misogino?

– Non ci avevo mai pensato. Ma provo un forte senso di colpa per non aver dato il giusto spazio alle donne. A parte rare eccezioni per due millenni le ho presentate solo come anonime comparse o vittime. È stata un torto enorme da parte mia, ma qualche decennio sto cercando di riparare, sulla carta e nei fatti. Anzi, devo dire che, nella categoria Cancellieri tedeschi, Angela Merkel mi è venuta molto meglio di Otto von Bismarck. Il prossimo anno vorrei tanto mandare una donna alla Casa Bianca. Ho perfino buttato giù un progetto per la mia prima pontefice, una figura seria e credibile, mica come la papessa Giovanna, che era un falso medievale. Ma temo che per realizzarla i tempi saranno piuttosto lunghi.

– Lei si esprime come un’artista. Si sente tale, signora Storia?

– Ma certo! Da sempre! I Greci mi avevano assegnato una Musa. Avevano capito che la Storia è arte, creatività, come la poesia, la musica e il teatro. Io non sono una raccolta di eventi, ma un costrutto narrativo a base di retorica, come diceva il filosofo Hayden White. Che poi è quel che sosteneva il vecchio Cicerone: historia opus oratorium maxime. I giovani mi credono pallosa e saccente perché i loro insegnanti sono pallosi e saccenti. Però poi si divertono da matti con videogames come Civilization e Assassin’s Creed, dove c’è Storia a carriolate, e vanno pazzi per film come 300. E sa che c’è? Hanno la mia benedizione. 

– La seduta finisce qui, signora. Direi che lei non ha bisogno del mio aiuto. Però se una volta le va di giocare con me ad Assassin’s Creed sono a sua disposizione. 

– Molto volentieri, dottore. A proposito, la mia parcella per giocare ad Assassin’s Creed è 80 euro all’ora.

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