L’attesa infinita: un cavillo blocca 150 adozioni dalla Bielorussia

L’attesa infinita: un cavillo blocca 150 adozioni dalla Bielorussia

Bloccati da un inghippo burocratico e dai ritardi di un ufficio. Quasi 150 famiglie italiane da mesi sono in attesa di concludere altrettante adozioni di bambini e bambine dalla Bielorussia. Hanno scritto lettere e appelli al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio Matteo Renzi. E più volte hanno chiesto spiegazioni alla Commissione per le adozioni internazionali, che dovrebbe dare il via libera definitivo, senza ricevere risposta. Si tratta di bambini che vivono in orfanotrofio e che, provenendo dalle zone limitrofe al disastro nucleare di Chernobyl, in molti casi in Italia ci sono già stati per brevi soggiorni estivi e quindi conoscono le famiglie che vorrebbero adottarli. Le aspiranti mamme e papà li hanno visti durante i periodi di affidamento e anche sentiti al telefono. «Quando mi porti in Italia?», chiedono i bambini. Ma una risposta, almeno per ora, non c’è. Colpa, secondo le famiglie e le associazioni, della «latitanza del governo italiano». L’iter burocratico, complicato ma oliato da tempo, ha avuto diverse pause e ritardi. Fino a bloccarsi nell’ultimo passaggio. Quello che serve, dice Maurizio Faggioni, presidente dell’Ente Bambini Chernobyl, «è che la Commissione adozioni internazionali provveda al più presto a inviare a Minsk la lettera di garanzia necessaria per proseguire e portare a termine gli iter adottivi». Ma di questa lettera ancora non c’è traccia. 

Ed è questo quello che hanno chiesto i genitori nell’ultima lettera inviata al Capo dello Stato, esortandolo a «far sentire la sua autorità presso la Cai, la presidenza del consiglio dei ministri e presso le presidenze di camera e senato competenti in materia di adozione perché venga immediatamente inviata la lettera di garanzia prevista dagli accordi per il via all’inoltro delle pratiche». Della questione si sta occupando anche il Movimento cinque stelle, che a giugno ha inviato una lettera a Renzi e a Mattarella sul caso.

Secondo la procedura, l’Italia presenta di volta in volta alla Bielorussia una lista di bambini adottabili e famiglie adottive che li hanno già ospitati. Da Minsk poi approvano la lista, dopo averla controllata e valutata. L‘ultimo atto prevede che l’Italia, attraverso la Cai, invii la lettera di garanzia, in cui di fatto lo Stato italiano garantisce che i bambini verranno trattati bene. La Repubblica di Bielorussia dal 2007 autorizza le adozioni internazionali solo all’Italia come gesto di amicizia per l’accoglienza data ai minori sin dai tempi del disastro di Chernobyl del 1986. Ogni anno l’Italia ospita circa 15mila bambini bielorussi per il “risanamento estivo e invernale”. Alcuni hanno le famiglie che li aspettano al ritorno. Ma molti di loro sono orfani che vivono in istituti di accoglienza per minori, quindi adottabili. «Ad oggi solo circa il 2% di queste creature viene richiesto in adozione, e questo non perché la gran parte di questi bambini non sia adottabile,o ci sia poca volontà da parte delle famiglie, quanto invece perché moltissime coppie vengono frenate dalle enormi difficoltà che l’adozione nei confronti dei bambini bielorussi presenta, soprattutto a causa della burocrazia italiana», ha scritto Maurizio Faggioni nella sua lettera indirizzata al presidente del consiglio Matteo Renzi. E ha esortato le famiglie coinvolte a fare lo stesso.

La Repubblica di Bielorussia dal 2007 autorizza le adozioni internazionali solo all’Italia come gesto di amicizia per l’accoglienza data ai minori sin dai tempi del disastro di Chernobyl del 1986

«Il rapporto diplomatico con la Bielorussia va curato», dice Emanuele Scagliusi, deputato M5s in Commissione affari esteri che si sta occupando del caso. «Come hanno scritto le famiglie, bisognerebbe costituire una delegazione istituzionale che ogni anno deve recarsi in Bielorussia per firmare il protocollo d’intesa e sottoscrivere l’elenco delle coppie che possono adottare i minori abbandonati già accolti dalle famiglie italiane. Cosa che invece non viene fatta». L’obiettivo è quello di standardizzare le procedure e garantire tempi certi. Tutte mancanze che spesso scoraggiano le famiglie a intraprendere il cammino dell’adozione.

Anche in questo caso l’iter ha subito diversi intoppi. A dicembre 2014 su richiesta specifica della Commissione affari internazionali le associazioni (gli enti) sono state invitate a compilare la lista delle potenziali famiglie adottive. Ma perché la Cai inoltrasse la lista in Bielorussia si è dovuto aspettare maggio 2015, ben cinque mesi dopo. Ad agosto il governo bielorusso ha approvato la lista. Ora che tutti gli iter burocratici sono stati completati, manca solo la lettera di garanzia.

«Da tempo proviamo a contattare la Commissione ma non riusciamo ad avere risposte», dice Scagliusi. «Le famiglie vorrebbero sapere quali sono le motivazioni di tanta attesa. È inaccettabile questo clima di incertezza in cui sono costretti a vivere madri, padri e bambini, così come è inaccettabile la latitanza della commissione e del governo».

Tutto ruota intorno alla Commissione adozioni internazionali, presieduta da Silvia Della Monica. Gli uffici sembrano inaccessibili. Difficilissimo comunicare con la presidente, tanto più avere informazioni

Tutto ruota intorno alla Commissione adozioni internazionali, presieduta da poco più di un anno da Silvia Della Monica. Gli uffici, a parlare con i tanti che si occupano di adozioni, sembrano inaccessibili. Difficilissimo comunicare con la presidente, tanto più avere informazioni. Cosa non di poco conto, considerato che è da qui che per tante famiglie passa il via libera tramite la lettera di garanzia.

La lettera di garanzia, in realtà, fino allo scorso anno doveva essere firmata da un alto esponente dello Stato italiano. Poiché l’Europa ha inibito agli Stati membri i rapporti con la Bielorussia dell’autoritario Aleksandr Lukascenko, negli anni scorsi fu il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a firmarla. Trattandosi di una figura rappresentativa e non politica. Dopo il viaggio del presidente della Cai a Minsk nell’ottobre del 2014, si è stabilito invece che avrebbe potuto essere il presidente della Commissione a firmare la lettera di garanzia, in quanto diretta espressione della presidenza del consiglio dei ministri.

Ma quando le associazioni a settembre sono andate in ambasciata a presentare la documentazione per concludere le adozioni, hanno scoperto che mancava la lettera di garanzia. Il motivo del ritardo non si conosce. La richiesta delle famiglie è una sola: dare «ai bambini un futuro certo e predisporre la lettera di garanzia per l’impegno a garantire le relazioni post adozioni al fine di superare l’immobilismo che si è creato intorno alle adozioni e che costringe tanti minori, che hanno una famiglia pronta ad adottarli, a marcire all’interno degli orfanotrofi».

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