TaccolaNel negozio dei maker, dove i confini tra chi vende e chi compra spariscono

In un centro commerciale di Monza un esperimento unico al mondo: un punto vendita in cui chi progetta i modelli li stampa e può venderli al pubblico

Monza, venerdì 25 settembre, ore 19. Il centro commerciale Auchan di via Lario è mezzo vuoto. I clienti che entrano ed escono guardano due ubriachi litigare, uno ha una catena, i bambini vengono allontanati. Entrando nel mall l’atmosfera cambia radicalmente: ci sono marmi perfetti e ristoranti e negozi di buon livello. Si capisce perché quando aprì, nel 2008, il centro fu celebrato come esempio di shopping center ecologico e all’avanguardia da molti punti di vista. Ma quello che le ricerche certificano da anni – ultima il Rapporto Coop 2015 -, cioè il calo costante delle vendite nei centri commerciali, si avverte in modo plastico. Ad aprile la stampa locale parlò di 32 esuberi, inseriti in un piano nazionale di oltre 1.400 tagli che a luglio si è trasformato in un programma di esodi volontari. Alcune vetrine sono oscurate, altri negozi, a quanto si legge nei cartelli, vengono spostati di posizione. Una situazione che nessun gestore di centri commerciali vorrebbe, perché se i vuoti cominciano a essere troppi le conseguenze negative si sentono per tutti gli altri affittuari. Un effetto domino riassunto in una ricerca di Kellogg Insight dal titolo significativo “How malls die”.

In America lo hanno capito e in molti casi per riempire i vuoti sono stati coinvolte associazioni di volontariato e perfino uffici pubblici: portare persone, alimentare i flussi, è il primo comandamento di queste strutture. Anche a Monza ne sono consapevoli e i gestori del centro hanno colto l’occasione per fare un esperimento che nessuno aveva provato, in Italia e probabilmente nel mondo: lanciare un negozio dedicato alla cultura dei “maker”, gli artigiani digitali che crescono ogni giorno di più, grazie all’abbordabilità di stampanti 3D, programmi di design intuitivi e schede Arduino. Una categoria di lavoratori di cui ancora non è chiara la potenzialità in termini di occupazione, ma su cui la Regione Lombardia ha deciso di scommettere, con una legge regionale appena approvata che dirotterà su formazione, finanziamenti e spazi 580 milioni di euro di fondi europei.

Gli artigiani digitali che crescono ogni giorno di più, grazie all’abbordabilità di stampanti 3D, programmi di design intuitivi e schede Arduino

Finora per gli appassionati del genere i luoghi di ritrovo erano i “fab-lab”, strutture dove si accede attraverso una membership e si possono utilizzare le strumentazioni pagando un pedaggio orario. Una sorta di copisteria in versione moderna. Il negozio dentro al centro commerciale, chiamato Makerland, è diverso: qui lo scopo è andare oltre i circoli degli adepti e mettere in contatto i creativi con i clienti di tutti i giorni.

«Qui si abbatte il muro tra chi vende e chi compra», commenta a Linkiesta Damiano Ramazzotti, project manager di Makerland. «Questo è un luogo in cui i maker possono stampare i propri prodotti (a pagamento, per 25 centesimi per minuto di stampa 3D, ndr) e poi vendere le loro creazioni. Più il tempo passa, più capiamo che il focus deve essere far vendere i maker. Che in genere non sono preparati a farlo ma possono essere accompagnati». Non solo: «Gli utenti entrano per acquistare un prodotto, poi scoprono che sono stati creati nel negozio stesso e capiscono che possono farlo anche loro».

Possono quindi diventare a loro volta maker partendo dall’esperienza del negozio: è un’alfabetizzazione che passa dalle vendite. L’indipendenza di un punto vendita del genere sta nel fatto che il cliente non dipende più da cosa trova. Può telefonare al maker e se lo fa stampare in negozio». Parliamo ancora di casi isolati: una cliente abituata a creare collanine ha capito che poteva realizzarle anche con una progettazione in 3D e la sua creazione, affinata in un fab-lab, è oggi esposta in vetrina.

«Gli utenti entrano per acquistare un prodotto, poi scoprono che sono stati creati nel negozio stesso e capiscono che possono farlo anche loro»

Aspettarsi risultati mirabolanti sarebbe d’altra parte eccessivo. Il punto vendita è stato aperto lo scorso luglio ed è a tutti gli effetti un test. A volerlo sono state in primo luogo Auchan e Gallerie Commerciali Italia (la società che gestisce le gallerie commerciali del gruppo francese). «Stavano facendo un programma di innovazione interna e sono entrati in contatto con Talent Garden», racconta Ramazzotti, che all’epoca era il direttore operativo di quella che è una delle realtà di co-working più affermate d’Europa.

«La loro idea era proprio quella di fare un co-working, ma abbiamo fatto capire che non avrebbe funzionato, così come un fab-lab». Si arrivati all’idea di un negozio rivolto sia a maker che a clienti generici e per realizzarlo sono stati coinvolti anche un fab-lab, Opendot, e la società Sharazad, che si occupa dei rapporti con i fornitori. «A livello economico cominciamo a vedere qualche segnale, ma ci stiamo dando un anno di tempo per comprendere cosa funziona e cosa no», commenta Ramazzotti.

«A livello economico cominciamo a vedere qualche segnale, ma ci stiamo dando un anno di tempo per comprendere cosa funziona e cosa no»

Nel negozio sono in vendita le stampanti 3D, le ricariche dei filamenti plastici che sono l’equivalente delle cartucce delle stampanti tradizionali, le creazioni in 3D degli utenti e quelle proposte dal negozio stesso. Poi schede Arduino e piccoli circuiti per ragazzi chiamati LittleBits.

Come un centro fotocopie, si rende possibile stampare proprie creazioni e intagliare diversi materiali con il taglio laser. Gli eventi di formazione sono uno dei punti cardine. «Abbiamo realizzato il primo workshop, dedicato ai bambini, chiamato “La stampa 3D con un dito” – spiega il project manager del negozio -. Abbiamo dato loro un tablet con un programma che permette di trasformare gli oggetti da 2D a 3D, come le lettere. Poi hanno stampato.

È stato un successo». Ogni due mercoledì ci saranno invece corsi per adulti. «Spieghiamo quali sono le variabili hardware e i principali strumenti per chi vuole avvicinarsi all’artigianato digitale: in questo modo scoprono che ci sono delle repository online con tantissimi disegni scaricabarili gratuitamente (il più noto si chiama Thingiverse, ndr) e che ci sono semplici tool per creare modelli in 3D». I ragazzi di 12-13 anni sono tra i clienti più interessati, gli altri clienti tipo sono studenti di design, informatica o ingegneria. Poi molte persone all’uscita del supermercato che chiedono semplicemente come funzioni una stampante in tre dimensioni e che cosa possa realizzare.

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