TaccolaRoubini: la Cina sarà ancora instabile ma non farà crollare il mondo

Forum The European House Ambrosetti

È stato il grande tema e la grande paura del Forum The European House-Ambrosetti di Cernobbio: la Cina, secondo un sondaggio svolto tra gli imprenditori ed economisti presenti, è risultato di gran lunga la prima fonte di preoccupazione (36%), seguita dal rallentamento dei mercati emergenti (25%). L’allarme è maggiore di quello che riguarda la Russia, i migranti nel Mediterraneo e l’Isis, che sembra non impensierire minimamente i presenti. Eppure, in questo clima, che è più di incertezza che di sfiducia, a distinguersi per ottimismo è stato l’ultima persona da cui ce lo si sarebbe aspettato: Nouriel Roubini, professore di economia alla New York University, che a metà anni Novanta fu definito “Dr. Doom” (Dottor Sventura) per le sue previsioni pessimistiche sull’economia mondiale. Previsioni che però si rivelarono in gran parte corrette con lo scoppio della crisi finanziaria del 2007-2008.  

Il sondaggio svolto tra i partecipanti del Forum Amborsetti sulle preoccupazioni derivanti dalle aeree di crisi 

«Non bisogna essere troppo pessimisti. Bisognerebbe avere una visione più sobria sulla Cina. Pechino non sarà non la causa di una nuova recessione, quindi la volatilità continuerà, ma non al punto di causare una vera crisi».

Al Forum di Villa d’Este Roubini non ha nascosto le preoccupazioni sulla credibilità del governo cinese. «Bisogna capire – ha detto – se le istituzioni finanziarie stabilizzare l’economia, riequilibrare la crescita in modo sostenibile, andare verso un sistema di cambi flessibile. Penso che la Cina avrebbe dovuto avere un atterraggio morbido. Così non è stato: il Pil potrebbe scendere dal 7 al 5% e secondo i più pessimisti fino al 3 per cento. La politica della Cina non è troppo coerente, ma il governo sta liberalizzando alcuni mercati per stabilizzare l’economia. Nel medio periodo la Cina tornerà a crescere, ma finché non tornerà la stabilità e la credibilità, i mercati resteranno volatili». Detto questo, arriva la rassicurazione: «Non bisogna essere troppo pessimisti. Bisognerebbe avere una visione più sobria sulla Cina. Pechino non sarà non la causa di una nuova recessione, quindi la volatilità continuerà, ma non al punto di causare una vera crisi».

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«Nel caso di una “guerra delle valute” la Cina non è destinata a vincere»

Roubini ha anche tendenzialmente escluso che ci sarà una guerra delle valute. Le interpretazioni sulla svalutazione dello Yuan, ha detto, sono due: il primo vede una tenuta sulle posizioni attuali, circa il 3% in meno rispetto ai valori precedenti; il secondo «immagina che Pechino voglia tornare a un modello di crescita guidato dall’export, con l’obiettivo di ridurre del 10% il valore della moneta. in questo caso ci sarebbe tuttavia una fuga dei capitali, di cui il Paese non ha bisogno perché ha una bilancia commerciale in attivo e non ha bisogno di una svalutazione per riequilibrarla. Una fuga dei capitali sarebbe un grave danno per la Cina». Nel caso di una “guerra delle valute”, per Roubini «la Cina non è destinata a vincere. Altre economie potrebbero fare lo stesso. La banca centrale giapponese, la Bce e perfino la Fed americana potrebbero fare azioni per evitare che lo Yuan si svaluti troppo. Non penso che sia questo l’obiettivo della banca centrale cinese».

«Migranti, una risorsa per l’Europa»

«Per un’area di 400 milioni di persone anche se arrivasse un milione di persone da Asia o Nord Africa sarebbe un numero piccolo»

L’economista della  New York University ha anche parlato dell’emergenza rifugiati. «La migrazione può aiutare la crescita» e l’Europa deve cercare di «assorbire» i migranti come fanno gli Usa. «Quella dell’immigrazione è considerata una crisi in Europa, perché in Europa c’è poca crescita e un’elevata disoccupazione», ha detto. Tuttavia, «per un’area di 400 milioni di persone anche se arrivasse un milione di persone da Asia o Nord Africa sarebbe un numero piccolo». Non solo: «la crescita in Europa è bassa anche perché la popolazione sta invecchiando – ha aggiunto -. Gli Usa, invece, assorbono gli immigrati, che contribuiscono alla crescita economica e anche al finanziamento del sistema pensionistico».

I migranti possono essere «positivi per l’economia» perché «vogliono lavorare, una vita migliore». Tra i rifugiati, inoltre, «ci sono anche migliaia di professionisti molto qualificati che, se assorbiti, possono dare un contribuito alla crescita», soprattutto per Stati come la Germania. Al contempo bisogna «trovare una strategia per stabilizzare le condizioni politiche ed economiche dei Paesi da cui provengono perché altrimenti ne verranno molti altri, in Italia e in Europa».

«Renzi nella giusta direzione, ma serve più velocità»

«Le riforme vanno bene, ma il ritmo è minore di quello desiderabile. In ogni caso la ripresa dell’economia è modesta», ha spiegato, rispondendo a una domanda sull’azione del governo Renzi. L’economista ha citato misure come la riforma del lavoro, ma ha aggiunto che «molto rimane da fare, sia sul fronte fiscale che su aspetti strutturali come la spending review, una grossa sfida che non è stata vinta. Molte delle riforme sono lungi dal venire ma il governo si sta muovendo nella direzione giusta». La ripresa, ha avvertito, è in ogni caso «letargica e molto fragile». 

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