Rubrica Scienza&SaluteSe anche gli italiani (oltre ai migranti) hanno bisogno di Emergency

Se anche gli italiani (oltre ai migranti) hanno bisogno di Emergency

Sono diverse le storie raccontate da Mario Spallino nello spettacolo teatrale “Viaggio italiano”, con la regia di Patrizia Pasqui, che descrive il lavoro compiuto da Emergency con Programma Italia. Sono storie che parlano di italiani, e di migranti sbarcati in Italia per cercare fortuna, che al Nord come al Sud non sono in grado di accedere alle cure di cui hanno bisogno. Eppure, lo dice l’Articolo 32 della Costituzione italiana, tutti hanno diritto alle cure, al di là della nazionalità e della condizione sociale. Emergency è un’organizzazione non governativa nata nel 1994 «per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà». Eppure da dieci anni è attiva anche in Italia, dove la guerra solo in pochi se la ricordano, con il Programma Italia, per  garantire l’accesso alle cure a «migranti stranieri e poveri che spesso non hanno accesso alle cure di cui necessitano per scarsa conoscenza dei propri diritti, difficoltà linguistiche, incapacità a muoversi all’interno di un sistema sanitario complesso» come spiega Emergency stessa.

Lo dice l’Articolo 32 della Costituzione italiana, tutti hanno diritto alle cure, al di là della nazionalità e della condizione sociale

L’avventura di “Programma Italia” – che alla fine del 2014 ha offerto circa 165mila prestazioni – inizia a Palermo nel 2006 con un poliambulatorio, per garantire l’assistenza sanitaria gratuita ai migranti con o senza permesso di soggiorno, e a tutti coloro che ne abbiano bisogno. Nel 2010 apre il poliambulatorio di Marghera, altro punto di nevralgico di transito degli immigrati che arrivano dall’est, che offre gratuitamente assistenza sanitaria di base e specialistica a chiunque ne abbia bisogno ma non se la può permettere. E il 20% di queste persone sono italiani, stando ai dati di qualche anno fa. «Qui non vengono solo immigrati ma anzi – come spiega Nadia Zanotti, coordinatrice del centro, ad Antennatre – il centro è diventato un punto di riferimento anche per gli italiani. Per chi non ha fissa dimora e di conseguenza senza avere una residenza non può avere un medico di base; per gli anziani che stentano a coprire le spese con la pensione sociale; ma anche per i nuovi poveri, separati, padri di famiglia che devono passare gli alimenti, persone che hanno perso il lavoro o sono in mobilità».

«Soprattutto negli ultimi anni vengono da noi anche gli italiani che per mille ragioni non riescono ad accedere al Servizio sanitario nazionale (Ssn)»

«Soprattutto negli ultimi anni vengono da noi anche gli italiani che per mille ragioni non riescono ad accedere al Servizio sanitario nazionale (Ssn)» spiega a Linkiesta Andrea Bellardinelli Coordinatore del Programma Italia. «Lavoriamo in stretta sinergia con il Ssn e le istituzioni, e vogliamo essere un’antenna sul territorio, che monitora la situazione e mentre lo fa, cura. Per esempio il fenomeno degli sbarchi ha messo a dura prova realtà come Siracusa e Catania. Queste istituzioni nel giro di un anno hanno avuto un cospicuo incremento del carico di lavoro. Basti pensare all’arrivo di minori stranieri non accompagnati, che dal punto di vista amministrativo è molto complicato da gestire. Credo che Emergency come altre istituzioni abbia fornito un supporto, fornendo una prima assistenza sanitaria: dopo il triage allo sbarco se uno sta ancora male viene da noi».

Il poliambulatorio di Marghera, come gli altri sorti in questi anni sul territorio, si sostengono con le donazioni e offrono a chi ne ha bisogno prestazioni di base (perché a volte anche solo il ticket è troppo oneroso), ma anche prestazioni specialistiche, cure odontoiatriche, oculistiche, dermatologiche e così via. A eseguirle sono medici, dentisti e infermieri, tutto volontari che lavorano gratuitamente. Ci sono poi gli ambulatori mobili, i bus trasformati in ambulatori, che si spostano sul territorio in base all’esigenze: «Abbiamo iniziato con gli stagionali – continua Bellardinelli – ci spostiamo insieme a loro e cerchiamo di dargli una prima risposta sanitaria. Abbiamo visitato la Puglia, dove ancora ci troviamo, Andria, Bari, Terlizzi, tutte le zone dove ci sono i raccoglitori stagionali. Ma anche Basilicata Campania, Calabria, Sicilia, un po’ tutto il Sud Italia».

Viaggiando per l’Italia da Nord a Sud la situazione non cambia poi molto e la fotografia è quella di un Paese «con enormi e incredibili professionisti sanitari, che purtroppo a volte per mille ragioni, legate a scelte politiche discutibili, si trovano in difficoltà»

E poi ci sono gli sporteli di orientamento socio sanitario che guidano i pazienti a capire come  muoversi all’interno dell’intricati percorsi del nostro Ssn. «Da noi lavorano anche mediatori culturali – racconta ancora Bellardinelli – una figura nevralgica che ha una doppia funzione. Da una parte, quando parliamo di migranti e stranieri, fa da interlocutore con il medico, interpretando e spiegando i sintomi di chi ha bisogno di cure. Dall’altra aiuta queste persone a capire come muoversi all’interno del nostro Ssn, dove spesso i percorsi ci sono, ma sono difficili da capire e seguire. Spiegano la situazione amministrativa, diversa a seconda dei casi, se uno ha o meno il permesso di soggiorno, un’esenzione ecc. L’assistenza consiste nel rendere le persone indipendenti in modo che domani siano in grado di gestire da soli il rapporto con i servizi. Questo consente anche di avere un accesso appropriato alle cure, che prima di tutto fornisce una risposta a un bisogno sanitario, e in secondo luogo un risparmio per il Ssn».

Viaggiando per l’Italia da Nord a Sud la situazione non cambia poi molto e la fotografia è quella di un Paese «con enormi e incredibili professionisti sanitari, che purtroppo a volte per mille ragioni, legate a scelte politiche discutibili, si trovano in difficoltà» afferma Bellardinelli. Ce lo ricorda anche Mario Spallino che nello spettacolo teatrale “Viaggio italiano”  racconta le storie di persone ai margini, senza diritti, che spesso non hanno accesso all’assistenza sanitaria. «Io sono un fan di Mario e sono di parte – conclude Bellardinelli – ma credo che il teatro, come forma d’arte, riesca ad arrivare dove non arrivano altre forme di comunicazione ed esprimere ancora meglio certi concetti». 

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