Se Netflix è grande lo deve alla finanza

Se Netflix è grande lo deve alla finanza

Noi italiani siamo attaccati alla tv: l’italiano medio sta davanti allo schermo oltre quattro ore al giorno, poco meno degli americani. Per cui l’interesse è alto. Parliamo allora di Netflix, la società statunitense che offre ai clienti film e serie tv in streaming. Il suo catalogo digitale è impressionante: documentari e serie tv da un milione di gigabyte, un patrimonio di ore di trasmissione che nel primo trimestre 2015 ha superato quota 10 miliardi.

Il successo di Neflix è stato conseguito grazie a serie televisive di grande appeal. In primis House of Cards, che ha visto come protagonisti Kevin Spacey – alias Frank Underwood, arrivato fino alla Casa Bianca con intrighi di spessore – e sua moglie (Robin Wright, ex moglie Sean Penn), fredda, anzi gelida come un ghiacciolo e determinata come poche.

Il prossimo successo di Netflix potrebbe essere la serie Beasts of No Nation, diretta da Cary Fukunaga, il regista di True Detective. Presentato al Festival di Venezia, racconta la storia di un bambino africano, Agu, costretto a unirsi a una brigata di mercenari e diventare un bambino soldato. Probabilmente Fukunaga si è ispirato a Joseph Kony, guerrigliero e criminale ugandese, che ha rapito e costretto circa 66.000 bambini a combattere per movimento Lord’s Resistance Army o LRA (“Esercito di Resistenza del Signore”), un gruppo di sanguinosi guerriglieri ugandesi.

In un mondo della comunicazione dove vince spesso il trash, i programmi devono fare ascolti a discapito della qualità, Netflix vince perché cerca in tutto il mondo il pubblico colto, l’élite, la classe dirigente. Siamo lontani anni luce da Bruno Vespa, che porta i Casamonica ospiti a Porta a Porta.

Con l’arrivo in Italia in ottobre di Netflix, molti sono interessati a sapere quali siano i servizi offerti, ma nessuno si è chiesto come sia nata Netflix, come abbia potuto svilupparsi fino ad avere oggi oltre 65 milioni di abbonati in oltre 50 Paesi del mondo. Ha perfettamente ragione Morgan Stanley, banca finanziatrice di Netflix, che il 9 giugno scorso ha comprato un’intera pagina di pubblicità sul Financial Times dal titolo Capital creates The Next Episode. Il contenuto era del tipo: «Il grande intrattenimento arricchisce la nostra cultura. Quando Netflix era intenzionata a produrre programmi originali e espandersi internazionalmente, Morgan Stanley ha fornito i fondi necessari alla crescita. I finanziamenti hanno consentito a Netflix di diventare leader nell’internet television network e ha cambiato il modi di guardare la tv. Capital creates change». Il capitale investito in idee innovative crea il cambiamento. È vero. In Italia facciamo fatica a comprenderlo.

È da sottolineare il fatto che Netflix è stata fondata in California solo nel 1997. E oggi capitalizza, ossia sul mercato è valutata, 42 miliardi di dollari. Per fare un parallelo, Generali Assicurazioni, fondata a Trieste nel 1831 – ben 166 anni prima di Netflix –  capitalizza 25 miliardi di euro, ossia 28 miliardi di dollari, 2/3 di Netflix.

La finanza non è né brutta, né cattiva. Senza i finanziamenti di venture capital e di private equity Netflix non sarebbe ciò che è. In un formidabile saggio Money and value: ethics and economic in finance scritto in occasione della prima Baffi’s Lecture in Banca d’Italia nel 1991, – il filosofo ed economista indiano Amartya Sen si chiede: «Come è possibile che un’attività così utile viene vista moralmente con così tanti dubbi?» E Sen conclude: «La finanza gioca un ruolo importante nella prosperità e nel benessere delle nazioni».

Il Governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, in un intervento del 9 aprile 2013 scrive, dopo aver citato Sen: «La finanza è cruciale per condividere e attribuire i rischi, specialmente per le società più povere e per la gente. È cruciale per trasferire risorse e rimuovere limiti di liquidità. È molto importante per promuovere la crescita economica e l’innovazione».

Fino a che in Italia l’atteggiamento prevalente verso la finanza, le banche, i mercati finanziari sarà negativo, continueremo a piangere e lamentarci della disoccupazione. L’occupazione arriva se il sistema finanziario funziona. Se c’è un pregiudizio di base, i giovani saranno disoccupati o Neet (not in education, employment on training) vita natural durante.