Umano, troppo umano: quando anche il calciatore ha bisogno del bagno

L’epica sportiva è fatta di gesti grandiosi e grandi passioni. Ma non mancano imbarazzanti momenti di necessità fisiologica

Le punizioni di Roberto Carlos, la “maledetta” di Pirlo, le rovesciate di Boninsegna, la “mano de dios” di Maradona. E ancora: il gol di Van Basten in Olanda-Urss del 1988, le accelerazioni di Ronaldo, la tecnica di Pelè. Quando pensiamo al calcio, tendiamo a giustificarci rimarcando la bellezza del gesto, la perfetta armonia di un pensiero elaborato dal corpo. In questo modo, tuttavia, pieghiamo il nostro desiderio a forme ideologiche estetizzanti, secondo cui la rilevanza del gesto è spesso legata a una concordanza canonica di corpo e Mondo – il pallone Mondo, ovviamente. Ma che dire di tutto ciò che “eccede verso il basso” il canone? Che dire, per esempio, di un corpo abituato all’eccellenza atletica che rivendica la propria involontaria comicità attraverso il bisogno fisiologico? Merda e piscio ricordano a noi stessi, attraverso la loro necessaria impellenza, che non c’è perfezione tecnica senza inquietudine. E che il corpo ricorda ai campioni la sua natura mortale anche nei momenti meno adatti, quando magari è in gioco una Coppa Italia o un passaggio del turno in Coppa Uefa.

Valderrama è sempre stato lì, a osservare divertito gli improvvisi bisogni dei giocatori e a mapparne con attenzione i caratteri e le implicazioni pratiche. Sigaretta in bocca e respiro corto, ha elaborato una prima cartografia scatologica del calcio, ben sapendo che si tratta solo di una bozza, o meglio, di un invito alla riflessione.

Gianluca Vialli, Torino-Sampdoria, Finale di Coppa Italia 1987/1988

La fine dei tempi regolamentari sancisce la grande rimonta del Torino. I granata riescono a recuperare due gol di scarto grazie alle autoreti di Paganin su cross di Polster e di Vierchowod su tiro di Comi. Si va ai supplementari. La tensione si fa sentire. Vialli si avvicina timidamente ad Agnolin e sussurra: “Devo fare una corsa in bagno”. L’arbitro veneto risponde in maniera secca: “Hai quattro minuti”. Mentre l’attaccante scompare nel tunnel, l’inviato Rai lo cerca disperatamente per una veloce intervista da bordo campo. Mancini, spaventato, chiede a Salsano e a Mannini dove sia Luca, il suo Luca. Vialli ricompare dopo tre minuti e mezzo, passando direttamente dalla tribuna per fare più in fretta. Dopo aver scambiato con il giocatore un cenno d’intesa, Agnolin chiede “Fatta tutta? Sì? E allora possiamo ricominciare”.

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