TaccolaArrivederci muratore: in sei anni persi 650mila posti di lavoro

Di tutti i posti di lavoro persi durante la crisi, la metà riguarda le costruzioni. Il settore nel 2014 ha perso il -3,5% del fatturato per tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno almeno 11 anni

Per capire quanto grave sia stata la crisi della filiera delle costruzioni in Italia, basta considerare un dato: nel 2014 c’è stato calo del fatturato del 3% in termini reali ed è considerato un segnale di miglioramento. Nel 2012 la discesa aveva sfiorato i dieci punti percentuali e da allora c’è stato un lento chiudersi dell’emorragia dei ricavi nei settori che compongono la filiera: costruzioni in senso stretto, siderurgia, chimica, industria delle macchine per il movimento terra e materiali da costruzione. Nel 2015 ci dovrebbe una contrazione minima, dello 0,5%, e nel 2016 dello 0,1 per cento. Insomma, un settore che è stato distrutto e che per anni rimarrà lontanissimo da quello che era prima della crisi.


Tra il 2008 e il 2014 sono stati persi 650mila posti di lavoro. A conti fatti sono 2.077 a settimana: come se ogni sette giorni chiudesse un’acciaieria

I dati arrivano da Federcostruzioni, che li ha presentati mercoledì 14 ottobre al Saie di Bologna. E fanno impressione soprattutto quando si guarda al dato del lavoro: tra il 2008 e il 2014 si sono persi 650mila posti di lavoro. A conti fatti sono 2.077 a settimana: come un’acciaieria o un grande stabilimento di un’azienda di elettrodomestici. Non sono tutti muratori, perché il dato tiene conto anche degli altri settori della filiera. Ma si tratta di un numero enorme, se si considera che i 2,6 milioni di posti di lavoro rimasti rappresentano il 12% dell’occupazione nazionale. Come in molti hanno ripetuto in questi anni, finché non ripartiranno le costruzioni, l’occupazione non potrà scendere. E, come dicono le varie previsioni (dell’Ocse e del governo), non scenderà, restando a lungo attorno al 10 per cento.

Il 2014, se ha visto diminuire la discesa del fatturato (che oggi è pari a 403 miliardi di euro), non ha segnato alcun miglioramento nell’occupazione: 125mila i posti di lavoro persi, oltre 2.400 a settimana.

Il 2014, se ha visto diminuire la discesa del fatturato, non ha segnato alcun miglioramento nell’occupazione: 125mila i posti di lavoro persi, oltre 2.400 a settimana

«Il settore delle costruzioni è quello che ha pagato a più caro prezzo la crisi economica: di tutti i posti di lavoro persi durante la crisi, oltre il 50% è stato perso nel settore delle Costruzioni». così l’economista Luigi Guiso, docente di Economia presso l’Einaudi Institute for Economics and Finance di Roma, ha riassunto la situazione durante la presentazione del Rapporto 2015 di Federcostruzioni.

«L’inversione ciclica nel settore – ha detto ancora Guiso – è in ritardo rispetto a quella dell’economia. Dovrebbe flettere anche nell’anno in corso e mostrare un segno positivo solo nel 2016, a seconda delle misure messe in campo dal Governo». A determinare il ritardo, per il docente, è l’importanza che rivestono in questo settore credito e incertezza.

Quanto ci vorrà per tornare ai livelli pre-crisi? Un’eternità. Ipotizzando una crescita del settore del 3% l’anno ci vorranno 11 anni per ritornare ai livelli pre-crisi

Quanto ci vorrà per tornare ai livelli pre-crisi? Un’eternità. Ossia, secondo le stime di Guiso, ipotizzando una crescita del settore del 3% l’anno ci vorrebbero 11 anni per ritornare ai livelli pre-crisi. «Tutto questo – spiega Guiso – ha due implicazioni: per l’economia italiana nel suo complesso sarà difficile potersi riprendere senza una piena ripresa del settore delle costruzioni; per il settore delle costruzioni, una ripresa solida e ragionevolmente rapida richiede interventi da parte del Governo molto coraggiosi».

Più ottimismo è invece sparso dal presidente di Federcostruzioni, Rudy Girardi. «Seppure per il 2014 ne emerge un quadro tutt’altro che positivo, si prefigura uno scenario di ripresa che appare realisticamente all’orizzonte dei prossimi anni», ha detto. «Infatti – ha concluso – nonostante il 2015 segni un andamento produttivo in lieve riduzione, dovrebbe prefigurare il punto di partenza per il ritorno a ritmi di crescita».

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