Come farsi ascoltare sempre senza annoiare mai

Il livello di attenzione delle persone è sempre più breve. Esistono modi (non violenti) per incantare chi ascolta

Non è facile raccontare bene una storia. Lo si capisce dalle occhiate annoiate, dalle distrazioni continue dell’interlocutore. Pochi sono in grado di attirare l’attenzione degli altri e, soprattutto, di mantenerla, su ciò che si sta dicendo. Quando ce ne si accorge, la reazione è rabbiosa, ed esprime una invincibile frustrazione, un senso di impotenza. Eppure, la cosa migliore è fermarsi e interrogarsi: “perché non riesco a farmi ascoltare fino in fondo?”. Perché “ciò che dico non riesce ad attrarre nessuno”?

Come è noto, tutto può essere reso interessante, senza che venga accompagnato da forme di attrazione bambinesche. Come si spiega qui, occorre trovare la giusta chiave, ed è proprio questo che distingue un bravo narratore da un narratore mediocre, o noioso.

La chiave, in realtà, è una tecnica molto semplice. Altri (cioè non LinkPop) vi avrebbe già tirato fuori la parola magica: “storytelling”. Il miracolo dell’attenzione (che, va detto, è calata di quattro secondi dal 2010 al 2015 – cioè da 12 secondi a 8 secondi) passa attraverso un sagace mix di trama, incognite, protagonisti, climax e risoluzione. Ecco, anche no.

Meglio ricorrere a due trucchi molto più semplici, alla portata di tutti e che non hanno niente a che vedere con l’analisi dei racconti:

Collegare l’argomento a qualcosa di personale dell’ascoltatore
Ovvio. Lo sanno tutti che, anche quando il discorso sta per far sprofondare nel sonno i suoi ascoltatori, basta un riferimento personale per risvegliare l’attenzione. “Taglieremo i vostri stipendi”, ad esempio, potrebbe essere una buon segnale. Ma non c’è bisogno di ricorrere a questi estremi, basta riflettere un poco. Ciò che viene spiegato deve essere in grado di collegarsi alla vita di ognuno. Non deve essere un richiamo diretto, basta un legame lontano, emotivo, qualcosa che c’entri.

Essere brevi
Lo storytelling impone un percorso da seguire, e per farlo si rischia di impegolarsi in digressioni inutili e non necessarie. Non serve, anzi. Meglio ridurre il tempo di esposizione alla noia degli altri. Tagliare, usare meno parole (o usare parole più azzeccate) frasi brevi, pochi punti da esplorare. Restare all’interno del minuto (addirittura) sarebbe l’ideale. Se si riesce a ottenere queste due condizioni, chiunque ascolterà, e sarà ben contento di averlo fatto.

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