Come i giapponesi immaginavano gli occidentali nell’800

Prima del 1853 era un Paese chiuso e isolato. Solo dopo lo sbarco di alcune navi Usa è nata la febbre dello straniero: molto esotico ma non molto diverso

Per capire il Giappone prima del 1850, bisogna pensare, più o meno, alla Corea del Nord. Un Paese-fortezza: isolato per secoli dal resto del mondo. Pochi potevano uscire (e solo per missioni specifiche) e ancora meno erano quelli che potevano entrare. Nessuno sapeva cosa avveniva fuori.

Poi, con l’intervento invasivo dei soliti americani, le cose cambiarono. Nel 1853 quattro navi da guerra Usa si appostarono dalle parti della baia di Edo e in modo piuttosto convincente costrinsero i giapponesi a commerciare con loro. La curiosità era alle stelle: come sono fatti gli americani? Come vivono? Come si vestono?

Le risposte arrivarono sotto forma di disegni. I tabloid dell’epoca si divertono a rappresentare i nuovi arrivati, solo che lo fanno attraverso alcuni filtri culturali notevoli. Nella sostanza, sembrano giapponesi anche loro: