Come venne interpretata nel Medioevo l’esplosione di una stella

Nel 1006 la Terra venne colpita dalla luce di una Supernova. Era così forte che si poteva leggere anche di notte. Molte persone erano spaventate

Cosa succederebbe oggi se una enorme esplosione stellare illuminasse per mesi la Terra? La scienza, come è ovvio, saprebbe dare una risposta: parlerebbe di supernova e spiegherebbe nel dettaglio il fenomeno. E se invece la stessa cosa fosse accaduta nel Medioevo? Qualcuno potrebbe immaginare i nostri antenati, spauriti e tremebondi, mentre pregano di fronte alla vicina fine del mondo. Ci andrebbe vicino.

Nel 1006 una supernova illuminò davvero la Terra per mesi. Era tanto potente che si poteva leggere anche di notte. La reazione di fronte a questo fenomeno fu di preoccupazione. Come scrisse un monaco benedettino svizzero dell’epoca, la stella “brillava nel cielo e accecava la vista. Il tutto provocando un certo allarme”. In Italia ci si dilungò di meno: “Una stella splendente brilla a lungo nel cielo”. Nelle zone più evolute dell’epoca, cioè nel medioriente, l’approccio fu più scientifico. Il medico e astronomo Alì ibn Ridwan parlò di un “cielo che splendeva”, e fece dei calcoli, scoprendo che la nuova stella (la superNova) era tre volte più grande di Venere. I più rigorosi però erano i cinesi e i giapponesi. La Supernova venne definita “la stella ospite”, era “come Marte, chiara e scintillante”.

Secondo i calcoli degli scienziati (attuali) la luce emessa da quella “stella nuova” – che poi era la fusione tra due nane grandi come un pianeta e della stessa massa del Sole – era molto forte. Esaminando i resti chimici dell’esplosione, spiega Frank Winkler del Middlebury College, al momento del picco massimo, “era possibile leggere manoscritti a mezzanotte”.

Una cosa del genere non si era mai vista prima (ragione più che sensata perché ci fosse, come scriveva il monaco benedettino, “un certo allarme”) e, soprattutto, non si vedrà più in seguito. La supernova del 1604, visibile senza telescopio, era robetta. In futuro, chissà. Per quanto riguarda il presente, basti sapere che ogni secondo c’è una stella che esplode. E nessuno se ne accorge.

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