Gatti che camminano sulla tastiera, la app che impedisce che facciano danni

Si chiama PewSense ed è in grado di riconoscere la digitazione di un essere umano dallo zampettare dei felini. E bloccare tutto

Tutti amano i gatti, tranne quando passeggiano sulle tastiere dei computer e cancellano documenti importanti. Sì, è un problema minuscolo da primo mondo, ma quando capita è molto sentito. Non si capisce perché, ma gli amici felini amano dormicchiare sulle tastiere, che considerano – e forse hanno ragione – buone solo come brandine riscaldate.

Per evitare, in ogni caso, che l’intervento dei gatti possa compromettere ore di lavoro, le soluzioni sono varie: 1) non avere gatti; 2) tenere i gatti lontani dal computer quando è acceso, o il computer quando è acceso lontano dai gatti; 3) installare PawSense, un’app che riconosce il gatto che cammina sulla tastiera e interviene perché non faccia danni.

La tre, per chi fosse interessato, è frutto dell’ingegno di Chris Niswander, informatico americano dall’accentuato istinto creativo. Quando Amos, il gatto di sua sorella, riuscì con le sue zampate a disinstallare programmi appena installati, capì che il mondo aveva bisogno di lui. Con un’app.

Il lavoro alle spalle di PawSense è notevole: la zampa del gatto, come è noto, è più grande del dito umano. Per cui il suo passaggio implica la pressione di più tasti insieme. Chris Niswander, per rendere “sensibile” il computer e metterlo in grado di riconoscere la zampa del gatto, ha dovuto registrare tutte le combinazioni possibili. Un lavoraccio.

Lo studio, spiega lo stesso Niswander, ha riguardato anche l’ordine di successione dei tasti premuti. Per stare in equilibrio, il gatto bilancia il suo peso e lo sposta da un piede all’altro. Questo provoca una variazione di pressione sui tasti, e il sistema ne tiene conto. Stabilendo, senza errore, che chi sta digitando non è un essere umano. Allora parte l’allarme: appare un banner sullo schermo e la tastiera si blocca. Impedendo che il felino faccia danni.

La straordinaria invenzione di Niswander non ha (per ora) ricevuto l’accoglienza che merita. L’unico riconoscimento è stato, nel 2000, un premio Ig-Nobel per l’informatica. Che non è proprio un complimento.

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