I trucchi dell’esercito romano per sconfiggere i nemici

La particolare formazione delle truppe permetteva, in battaglia, un avvicendamento continuo di uomini e forze fresche: così la lotta poteva essere prolungata senza stancare i soldati

Quando ci si immagina i combattimenti dell’antichità, le immagini che vengono in mente sono una massa informe di corpi grossi, insanguinati, che se le danno di santa ragione muovendosi a caso. Pura violenza e forza, senza abilità e nessun ordine. Sono immagini cinematografiche, e sono del tutto sbagliate.

I combattimenti corpo a corpo, prima che venissero inventate le armi da fuoco, erano, nel corso di una guerra, quelli più rari. Il generale bravo tendeva a risolvere la maggior parte degli scontri a livello tattico, colpendo più le risorse (incendiando i villaggi e i campi) che gli uomini. Ma quando era necessario andare all’assalto, non si tirava indietro. Solo, tutto questo non avveniva in modo confuso, ma ordinato. Quasi, addiritttura, rituale.

Le legioni romane avevano sviluppato un sistema di avvicendamento tra soldati che permetteva di avere sempre uomini freschi sulla linea del combattimento, garantendo a chi fosse stanco, o anche solo ferito, di trovare riposo e cure.

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Come avveniva? I gruppi erano divisi in sei file. Ogni soldato combatteva per un tempo variabile tra i 90 secondi e i cinque minuti, poi veniva fischiato un richiamo e le prime file cedevano il passo alle seconde, e così via. I soldati che lasciavano il campo avevano modo di riposarsi e di tornare a combattere freschi, almeno due volte in un’ora. Se erano stati feriti potevano curarsi (c’erano dei capannelli apposta). C’era sempre un sostituto in grado di sostenere la battaglia e prolungare lo scontro. Questo è stato, senza dubbio, uno dei fattori di prevalenza dell’esercito romano per secoli.

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