Le mappe della Terra rovinata dall’uomo

L’antropizzazione ha raggiunto livelli inimmaginabili. Al di fuori della portata dell’essere umano sono rimasti deserti e ghiacciai. Per ora

Di tutte le specie animali, l’uomo è quella che incide di più sulla forma e sulla salute del pianeta. Ogni anno la Nasa cerca di darne una stima, valutando l’impatto sull’ecosistema terrestre. È l’Indice di Influenza umana, che si basa su quattro categorie base: la densità della popolazione (cioè le abitazioni, le case, gli uffici); i trasporti (le infrastrutture: ferrovie, corsi d’acqua resi navigabili, coste); trasformazioni del paesaggio (utilizzo e copertura) ed energia (per cui le infrastrutture elettriche, dalle centrali ai pali della luce, fino agli scavi per il petrolio).

Tutti i dati vanno a finire in alcune tabelle, che vengono trasformate in mappe, molto eloquenti, del pianeta. Sono anche molto semplici da interpretare: le aree “naturali”, cioè preservate dall’intervento umano – per cui, si può dire, non antropizzate – sono indicate in verde. Quelle con la più alta presenza dell’attività umana invece sono in rosso. Basta un’occhiata per farsi un’idea:






Come si è notato, solo deserti, zone ghiacciate e foreste tropicali sono rimaste esenti (e non del tutto, in realtà) dall’intervento umano. Per il resto si possono vedere, in rosso, le aree di maggior concentrazione. Fa impressione la Cina, ma anche la “rossa” Europa non è da meno.

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