CostumeLo strano caso di Playboy: meno donne nude, più lettori

Le immagini gratis su Internet e il rinnovato interesse per il ruolo della donna hanno battuto la tradizione

Un vero e proprio rito, quello della scoperta delle conigliette nude sulla rivista “Playboy”, che ha interessato intere generazioni di uomini di tutto il mondo. Ma che è destinato a cessare a breve. Da marzo dell’anno prossimo le ragazze di Mr. Hefner poseranno ancora, discinte, di fronte agli obiettivi delle macchine fotografiche, ma le foto che verranno pubblicate sulle pagine del mensile non conterranno più nudi integrali. Ad annunciarlo, in un’intervista al New York Times, è stato Scott Flanders, amministratore delegato della società Playboy Enterprisers.

La diffusione della rivista è scesa dai 5,6 milioni del 1975 alle circa 800mila copie di oggi.

Non si tratta di una scelta moralizzante, quanto piuttosto di un’ammissione: Playboy è stato superato dai cambiamenti che esso stesso ha contribuito a creare. E così, di fonte allo strapotere di Internet, dove chiunque può accedere a foto e video gratuitamente, ha deposto le armi. «Il nudo è superato», ha dichiarato Scott Flanders di fronte ai dati: la diffusione della rivista è scesa dai 5,6 milioni del 1975 alle circa 800mila copie di oggi e già ad agosto 2014 il sito di Playboy aveva ridotto la presenza di conigliette nude. Come risultato, hanno riferito i dirigenti del magazine, l’età media dei lettori si è abbassata, passando da 47 a poco più di 30 anni, mentre il traffico è aumentato del 250%, giungendo a circa 16 milioni di utenti unici al mese contro i precedenti quattro milioni.

Così da marzo il magazine includerà contenuti adatti a un pubblico adulto, ma se una donna vorrà spogliarsi integralmente sarà perché lei l’ha voluto e non per una richiesta dettata dalla “linea editoriale”. Ci sarà poi una “sex column” scritta da una donna, articoli di giornalismo investigativo e immagini artistiche per giovani professionisti cresciuti guardando pornografia gratis su Internet: strategie per competere con riviste più giovani e “social”, e per attrarre a sé un pubblico nuovo composto da giovani uomini che, per lo più, vivono in città.

La lotta alla strumentalizzazione del corpo della donna e, più in generale, alla disparità di genere, è una vera moda che anche la rivista ha deciso di sposare.


Giovanna Cosenza, docente di semiotica dei nuovi media all’Università di Bologna

Ma la resa di fronte al web è solo uno dei motivi che ha portato a un cambio tanto inaspettato della storica rivista a luci rosse: secondo Giovanna Cosenza, docente di semiotica dei nuovi media all’Università di Bologna, c’è dell’altro. «Credo che la scelta di Playboy – spiega – si inserisca in quel filone, ormai mainstream, di innalzamento della sensibilità verso la tematica femminile. La lotta alla strumentalizzazione del corpo della donna e, più in generale, alla disparità di genere, è una vera moda che anche la rivista ha deciso di sposare». Un piano di marketing assai strategico, ma che potrebbe veramente cambiare qualcosa nel riconoscimento dei diritti della donna: «Lo stesso si è fatto – prosegue Cosenza – nella campagna di sensibilizzazione promossa da Sheryl Sandberg, in collaborazione con l’organizzazione no profit LeanIn.org e Getty Images»: la numero due di Facebook si è infatti battuta per creare un immenso archivio di immagini di donne “vere”, lontane dagli stereotipi della pubblicità e più vicine alla loro quotidianità. È stato così creato uno stock di 2500 foto che hanno per protagoniste donne manager con tablet e smartphone e papà intenti a cambiare pannolini. «Se la rivista farà leva su questa nuova buona moda – chiosa Cosenza – si potrà avere un duplice effetto positivo, di cui beneficeranno la casa editrice e le donne».

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