Bilancio InpsSessant’anni, maschio, del Nord: ritratto del pensionato più ricco

La spesa italiana in pensioni è sbilanciata sul Nord Italia, la classe d’età con l’importo medio più alto è quella tra i 60 e i 64 anni. Per i parasubordinati solo 171 euro al mese

Il pensionato più costoso d’Italia? Uomo, settentrionale e poco più che sessantenne.

Dal bilancio sociale dell’Inps, viene fuori che in Italia la spesa pensionistica pende soprattutto verso il Nord. Quasi la metà (48%) dei pensionati, circa 7,5 milioni, si concentra nelle regioni settentrionali, dove il reddito medio di chi non lavora più è di quasi 1.400 euro. Al Sud, dove i pensionati sono 2 milioni e mezzo in meno rispetto al settentrione, anche l’assegno medio intascato è più basso: 1.150 euro, circa 300 euro in meno ogni mese rispetto al Nord. I redditi più alti si trovano però al centro dove, su 3,1 milioni di pensionati, l’importo medio mensile è di 1.418 euro.

Nei primi nove mesi del 2015, le pensioni più numerose erogate dall’Inps sono quelle di reversibilità, cioè le pensioni destinate ai superstiti, ma rispetto al 2014 c’è stato un vero e proprio boom di pensioni di anzianità, anticipate rispetto all’età di vecchiaia. Soprattutto al Nord. Nelle regioni settentrionali, da gennaio a settembre 2015 sono state liquidate quasi 115mila pensioni. Nel Nord Ovest, su quasi 71mila assegni, quasi la metà sono pensioni di anzianità. Nel Nord Est, su 43.720 assegni, le pensioni di anzianità sono 19mila e poco più di 16mila quelle di reversibilità.

La suddivisione cambia andando verso Sud. Al centro, con oltre 38mila pensioni, prevalgono quelle di reversibilità (17mila). Situazione simile nel Mezzogiorno, dove, su 60.164 pensioni liquidate, 28.513 vanno ai superstiti. È nelle regioni meridionali che si eroga invece il maggior numero di pensioni di vecchiaia, oltre 12.500, e di invalidità, 8.822.

Nei primi nove mesi del 2015, le pensioni più numerose erogate dall’Inps sono quelle di reversibilità. Ma rispetto al 2014 il vero boom è stato delle pensioni di anzianità, anticipate rispetto all’età di vecchiaia

La classe di età più numerosa tra i pensionati è quella dei 70-79enni, con circa 5,3 milioni di soggetti, con un reddito pensionistico medio mensile di 1.339 euro. A seguire c’è la classe degli ultra 80enni che sono circa 4 milioni e hanno un reddito medio mensile di 1.297 euro. La classe dei 65-69enni è costituita da quasi 3 milioni di soggetti, con un reddito pensionistico medio mensile di 1.464 euro, mentre alla classe che va dai 60 ai 64 anni appartengono 1,7 milioni di soggetti con un reddito medio mensile di 1.547 euro, il più alto. I restanti pensionati con meno di 60 anni di età sono complessivamente circa 1,6 milioni.

Su oltre 200mila pensioni erogate nei primi nove mesi del 2015, quasi la metà (90mila) va agli ultra65enni, di cui 70mila sono pensioni di reversibilità.

Ma ci sono anche notevoli differenze di genere. A partire dagli importi. Se quasi un pensionato su due (42,5%, pari a circa 6,5 milioni di individui) in Italia percepisce una pensione media inferiore a mille euro mensili (di cui il 12% al di sotto di 500 euro), nella fascia bassa troviamo soprattutto donne.

Nella classe di importo al di sotto di 500 euro medi mensili troviamo il 14,2% delle donne, a fronte del 9,8% uomini. Nella somma delle classi di reddito inferiori a 1.000 euro medi mensili le donne sono oltre la metà (52,2%) e assorbono il 27,7% della spesa pensionistica. I maschi sono, invece, il 31,3% e assorbono l’11,8% della spesa.

Ma molto dipende anche dalla tipologia del rapporto di lavoro. Le pensioni previdenziali al 31 dicembre 2014 per il 54,8% riferite ai dipendenti privati, il 16,4% ai dipendenti pubblici e per il 26,8% ai lavoratori autonomi. Il rimanente 1,9% riguarda gli iscritti alla Gestione separata. L’importo medio mensile della pensione di un dipendente privato è di 1.024 euro, quello di un dipendente pubblico di 1.873 euro, di un autonomo di 722 euro, e in coda i parasubordinati con 171 euro al mese.

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