I diavoliSotto la neve

I protagonisti de “I Diavoli” di Guido Brera escono dal romanzo e raccontano la finanza di oggi

La neve non si posa ovunque.

Due figure geometriche, due rombi. Una donna e un ragazzo sorridenti, in un interno. Un pompiere che spegne il fuoco, senza paura. Tutto il resto è neve. Un manto omogeneo, adagiato sulla superficie. Ma le due immagini, a forma di rombo, quelle resistono alla sua presa.

Quelle due immagini a colori, sono acquerelli. I visi della donna e del ragazzo, la scala in legno alle loro spalle. E la tuta del pompiere, e il fuoco. E anche la neve, anche quel bianco è fatto di pigmenti diluiti nell’acqua.

Ci passo il dito sopra, delicatamente. Posso farlo. L’acquerello è mio. Uno della serie “Under the Snow” di Illja Josypovyč Kabakov. L’ho comprato. Se lo prestassi a un museo, il cartellino direbbe “Collezione privata”. Non ci sarebbe il mio nome, Derek Morgan.

Non sono un esperto di arte concettuale, non sono un contemplativo. Sempre nell’ombra e senza frenesia, ma sono sempre un uomo d’azione. Sono un uomo che governa i fili, un manipolatore, il generale di uno schieramento invisibile. Azione. Eppure il modo di posarsi della neve, questo effetto straordinario, volevo che mi appartenesse.

L’illusione ottica del tempo che si ferma. Una glaciazione che fissa lo stato presente delle cose, l’attimo congelato. È questo che fanno i Diavoli

Volevo passarci il dito sopra, così. Su questa poltrona di pelle, con le maniche della camicia arrotolate e il nodo della cravatta allentato. Ragionare, inseguire pensieri, e passarci il dito sopra.

L’opera di Kabakov dà un senso di immobilità assoluta. Ogni cosa è cristallizzata. Come se le proprietà della neve avessero prevalso sulla tecnica dell’acquerello. L’uniformità della neve, l’uniformità del mondo. Anche per questo mi piace che mi appartenga.

L’illusione ottica del tempo che si ferma. Una glaciazione che fissa lo stato presente delle cose, l’attimo congelato. È questo che fanno i Diavoli. L’immobilità permette di determinare il futuro. Cancellare ogni anomalia e garantire il vertice proprietario di una piramide sociale dalle pareti ghiacciate, non scalabili. È questo che facciamo.

Alla mia destra, il bianco si allunga su tutto quello che riesce. Percorrere il cielo su un aeroplano mi ricorda che nemmeno le nuvole, nemmeno loro si addensano ovunque in maniera uniforme.

Un abbraccio bianco che sembra fermare lo spazio, il tempo: così nell’acquerello sotto il mio dito, così al di là del vetro alla mia destra. Ma pezzi di terra emergono, come il volto della donna e del ragazzo, come l’espressione sicura del pompiere. La massa si accumula in certi tratti, nella maggior parte, ma ne esistono sempre degli altri sui quali il candore dei suoi guanti non riesce ad allungarsi. Nessuna nevicata può davvero cancellare il profilo del paesaggio. È come in questa matassa di nuvole, che lascia cogliere qualcosa della terra. Pochi squarci che bastano per intravedere il panorama. E questi squarci sono gli effetti del Quantitative easing sull’economia reale.

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