Occident Ex-PressBologna, è la destra dei pensionati. Salvini si prende trono ed elettori di Berlusconi

«Mai ritorno al passato», Salvini pensiona Berlusconi in Emilia e si prende i traditi dalla “rivoluzione liberale” del '94. La Meloni cita Seneca e lui risponde con «Pane e salame italiani contro i burocrati di Bruxelles». Ore di manganellate a Bologna e Buonanno attaccato da un ragazzo africano

Matteo Salvini si prende il popolo che era di Berlusconi: in piazza Maggiore a Bologna non sono arrivati i 100mila leghisti delle previsioni ottimistiche della vigilia, c’è però un pezzo del ceto medio tradito dal Cavaliere di Arcore e per nulla convinto da Matteo Renzi Sono passati ventuno anni da quel gennaio 1994 che aveva lanciato la “rivoluzione liberale” in salsa made in Italy e Silvio Berlusconi a palazzo Chigi per la prima volta. Nel frattempo, a forza di aspettare, quell’elettorato è invecchiato. Ora sono pensionati, vecchi imprenditori esasperati dalla crisi. O in alcuni casi, esodati ancora infuriati con l’ex ministro Elsa Fornero – non a caso uno dei cavalli di battaglia perenni di Matteo Salvini rimane una nuova riforma delle pensioni.

Non è arrivata “l’orda verde” che negli auspici del Carroccio avrebbe dovuto invadere l’eterna città rossa – lontani dalle telecamere alcuni militanti locali raccontano di come piazza Maggiore fosse più gremita quest’estate, durante la proiezione gratuita del film Casablanca – ma non gli interessa. Avevano promesso niente simboli di partito e un solo slogan “Liberiamoci e ripartiamo”, con tanto di hashtag in stile renziano su twitter. Le bandiere le hanno sfoderate per fare volume e per godersi, secondo tradizione, il nuovo e assoluto leader del centrodestra, che ha vent’anni in meno di loro.

Salvini è l’unico leader a destra, detronizza Berlusconi e si prende gli elettori di Forza Italia traditi da vent’anni: sono i pensionati del conto in banca e della prima casa, che oggi votano per il giovane Matteo. Il segretario della Lega silura (ancora) il Nuovo Centrodestra e Angelino Alfano. A piazza Maggiore i numeri smentiscono l’attesa orda leghista di 100mila persone

Matteo Salvini passa all’incasso a mani basse: una prova di forza muscolare nei confronti di un Berlusconi con poco mordente, ormai relegato al ruolo di “gregario” – dalla piazza, durante il suo intervento, piovono anche fischi e qualche insulto. Il “mi si nota di più se vengo o se sto a casa” di Berlusconi delle ultime settimane è risultato quasi patetico. E alla fine il leader di Forza Italia è salito sul palco bolognese senza che nessuno lo implorasse. Uno smacco, per un uomo che ama(va) farsi desiderare: «Ho l’orgoglio di aver riunito le opposizioni per bene – urla Salvini dal palco – ma non ci sarà nessun ritorno al passato, non possiamo vivere di nostalgia e ricordi». Capito, Silvio?

Non è solo una questione di prestigio personale o di battaglia fra il vecchio e il nuovo leader che scalpita. Questo ribaltamento di forze, oggi conclamato, è un fatto politico e conterà parecchio durante la lotteria dei nomi papapbili per la tornata di elezioni amministrative del 2016. Sopratutto nelle città dove ancora non si è trovata la quadra, con il caso limite di Milano, dove il centrodestra ha pochi nomi e ancor meno idee.

Il segretario della Lega Nord mette in riga anche gli alleati a lui più vicini, come Francesco Storace e Giorgia Meloni sono arrivati in mattinata da Roma, con i pullman carichi di militanti: fino all’ultimo minuto nessuno ha comunicato dove sarebbero “approdati” a Bologna, per evitare scontri con studenti e collettivi che per tutta la giornata hanno protestato nelle vie del capoluogo emiliano. Anche se con una telefonata alla compagnie che hanno affittato i mezzi per l’occasione la destinazione si scopriva facilmente, l’escamotage ha funzionato.

Giorgia Meloni – che quattro giorni fa ha fondato il movimento Terra Nostra – Italiani con Giorgia Meloni, in occasione del centenario della vittoria italiana nella Grande Guerra – dal palco bolognese strappa applausi ma non convince. La leader di Fratelli d’Italia inveisce contro l’Unione Europea, parla di Libia e cita addirittura Seneca, ma fatica a prendersi scena e titoli.

E intanto Salvini dà pane al pane e vino al vino. Letteralmente: ««Viva pane e salame, lasciamo marcire sugli scaffali le alghe e gli insetti che i geni di Bruxelles vogliono portare sulle nostre tavole per distruggere l’agricoltura più bella del mondo». Il segretario della Lega Nord parla di «Stato ladro», difende benzinai e commercianti che imbracciano le armi per difendersi dalle rapine. In apertura del suo comizio urla: «Dopo i campi rom sgombereremo i centri sociali e i delinquenti figli di papà. Lo faremo con il sorriso stampato in faccia». Lo stesso sorriso che Matteo Renzi, sul versante opposto, oppone ai gufi. E che Grillo e i suoi offrono alla ”guerra santa” contro la “casta”. La terza repubblica nasce nel segno dell’allegria.

«Dopo i campi rom sgombereremo i centri sociali e i delinquenti figli di papà. Lo faremo con il sorriso stampato in faccia».


Matteo Salvini

Nelle altre strade di Bologna la giornata è invece scandita dal ritmo della musica, dei manganelli e delle bombe carta. I collettivi organizzano tre diversi cortei, con slogan che prendono in giro le parole d’ordine leghiste: “Bologna non si Lega” o “Salvini alla zecche stai attento, a Bologna ancora fischia il vento”. Dopo settimane di aspri dissapori interni fra le realtà dell’antagonismo bolognese, su come rispondere alla presenza leghista in città, i cortei partono inizialmente separati: uno – il più numeroso – da ponte Stalingrado e due da piazza venti Settembre. A ricompattarli ci pensano Questura e Prefettura, che alle 10.30 del mattino bloccano quasi 2mila persone su ponte Stalingrado per diverse ore. Prima ancora che il corteo si metta in cammino. I militanti parlano di «sequestro di 2mila persone» e provano a forzare il blocco. Ne escono ripetute cariche dei carabinieri, giornalisti allontanati e un bilancio finale di un agente e due ragazzi feriti, altri due giovani arrestati che lunedì 9 novembre affrontano un processo per direttissima.

Nel tardo pomeriggio i collettivi riescono ad entrare in piazza Maggiore dove si assiste all’ultimo strascico polemico della giornata: dalla Basilica di San Petronio sta uscendo l’europarlamentare “sceriffo e pistolero”, Gianluca Buonanno, che viene attaccato e quasi trascinato a terra mentre un ragazzo di origini africane gli urla: «Dove hai messo il ferro adesso?». C’è anche chi si spaccia per l’assistente di un deputato pur di avvicinare Buonanno. All’europarlamentare è spettata la stessa sorte che aveva colpito io suo segretario un anno fa, sempre a Bologna, quando in visita a un campo rom la sua auto era stata circondata e l’autista aveva accelerato contro i manifestanti.

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