Il campionato dubbioso: il nostro pagellone del weekend

Erano anni che i dubbi atroci non attanagliavano il tifoso tipo. Nell’ultimo decennio una squadra o massimo due stabilivano immediatamente la loro superiorità, ribadita domenica dopo domenica. Quest'anno è tutto diverso

Erano anni che i dubbi atroci non attanagliavano il tifoso tipo. Nell’ultimo decennio una squadra o massimo due stabilivano immediatamente la loro superiorità, ribadita domenica dopo domenica. Poche sorprese, ma in generale tanti gol. Attaccare i tre punti era lo scopo, segnare almeno due reti per mettere al sicuro la partita altrettanto. Non vi era scampo per quasi tutte le altre.

Il campionato attuale, fin da settembre ha ribaltato molti concetti: non c’è più la squadra leader, quella che qualsiasi tattica l’avversario metta in ballo, ti batte sempre, tanto è vero che ciò che l’anno scorso dava un filo di frisson erano solo gli scontri diretti. Non si attacca più né con lo spettacolo, né con la foga agonistica, il concetto principe è far girare la palla, tic, toc, tac e poi tac, toc, tic, tra i difensori e i centrocampisti. Mai osare una verticalizzazione almeno che le pedine non siano al loro posto, non rischiare un filtrante esponendosi alla ripartenza, occorre ragionare a lungo sui massimi sistemi che prevedono i numeri dall’1 al 5, nelle molteplici combinazioni. L’oggetto di culto assurto a idolo è il possesso palla, se la tieni tu gli altri non ce l’hanno.

Il campionato attuale, fin da settembre ha ribaltato molti concetti: non c’è più la squadra leader, quella che qualsiasi tattica l’avversario metta in ballo, ti batte sempre, tanto è vero che ciò che l’anno scorso dava un filo di frisson erano solo gli scontri diretti.

Le previsioni sui risultati, di conseguenza e per grande gioia degli scommettitori, valgono meno dei trenta denari. Persino tra il primo e il secondo tempo può cambiare tutto, diverse squadre ingranano il ritmo con lentezza da tir per poi librarsi nei secondi 45 minuti e viceversa, altre, come l’Empoli e in generale altri team di apparente minor peso, corrono come pazzi per un tempo e poi si accasciano nella seconda parte della gara. Appena si loda giustamente il bel gioco di qualcuno, vedi Fiorentina o Napoli, il turno dopo viene la delusione per un brutto pari, magari in casa propria.

In questa giornata, spammata come al solito tra sabato e domenica, pranzo, ora del sonnellino, tè alle sei e seratona, il miglior calcio è mostrato dall’Empoli. Giampaolo ha mantenuto le triangolazioni di Sarri, nonostante l’allenatore partenopeo si sia teletrasportato i bravi al Napoli, lasciandogli colpevolmente Saponara però. Si vede che a lui non serviva , mentre ne avrebbe bisogno come del pane, e chissà perché non se l’è tenuto, quel gazzabuglio del Milan, che fa fare il pitbull a Bacca su Marchisio (chissà Berlusca a vedere una punta? sola) e pensa a difendersi invocando Medjugore nell’unica tattica che conosce, il contropiede. La sola gemma che brilla e brillerà è Donnarumma, il bambino gigante. Ma non basta contro il fulmineo Dybala. Per il resto Juventus-Milan è partita assai modesta, che produce sbadigli e noia.

I due là davanti del Napoli funzionano a meraviglia ma contro il Verona caduto nel fondo classifica era più facile. Domenica prossima con l’Inter davanti al San Paolo, la verità sulla sostanza partenopea potrebbe acquistare peso. L’ostacolo è dei più ostici, con in mezzo la trasferta antiterrorismo in Belgio e lo scassamento dell’Europa sui muscoli di Higuain. Chi in Europa va in trasferta nel peggior stadio possibile nel peggiore momento possibile è la infangata Roma. Il Barcellona al Bernabeu ha encantado, da Suarez a Iniesta, fino a Bravo, il nuovo portiere, e quasi senza Messi.

La Roma contro il Bologna odorava di burro e si vedeva che, come i suoi abitanti, non sa guidare con la pioggia, pioggia che sugli irti colli bolognesi ha cambiato il calcio. Garcia si è lamentato con ragione, il nostro è paese d’ ‘o sole mio. Pantani, pozze, fango, buche, schizzi nel nubifragio, touches stile rugby, la palla che va dove vuole, folle e imprevedibile. Ma non quanto l’accigliato Rocchi. Non nuovo a protagonismi eccessivi, Rocchi decide che si gioca nel turbinio di Artica e arbitra come se fosse maggio, il sole splendesse e la palla rotolasse su un biliardo. Urta in lui l’abituale atteggiamento punitivo, il segno del comando che decide i destini. Scena che ha ripetuto più volte in carriera con esiti fatali. Ci sono arbitri in Italia meno appariscenti e teatrali ma molto più bravi di lui. Tipo Mazzoleni, sicuro, calmo e rispettoso. Uno che non inventa istericamente i rigori, il secondo per i giallorossi al Dallara era imbarazzante, e non corre come un matto per il campo, sfoderando cartellini gialli come vessilli del suo personale esercito. Per il resto, il Sassuolo paga Marassi, La Lazio è poco pervenuta, il Carpi ha già tolto gli ormeggi e vaga nell’oceano.

E l’Inter? Miracolo a Milano! I nerazzurri segnano ben quattro gol al pur dignitoso Frosinone e sono in testa alla classifica. Formazione molto oseè di Mancini con Babiany, Jovetic, Icardi e Ljajic , il migliore. Ne è ripagato. E lunedì prossimo, Napoli.