Il Giappone perduto, negli scatti di Felice Beato

Nell’ottocento Il fotografo anglo-italiano viaggiò per tutto il mondo, fotografando i Paesi che incontrava e gli eventi storici del periodo. Il Giappone fu colto quando, dopo due secoli, si riaprì al mondo

Era, per nascita, metà inglese e metà italiano. Proveniva da Corfù e viaggiò per tutto il mondo, in un’epoca in cui succedeva a poche persone, e lo fotografò, quando nessuno ancora usava fare fotografie. Felice Beato fu il primo fotogiornalista della storia. Documentò la guerra di Crimea del 1855, con la caduta di Sebastopoli, raccontò per immagini l’India, subito dopo la rivoluzione del 1857, passò per la Cina, dove fu tra i primi cittadini europei a scattare fotografie. Ma il massimo della sua arte ebbe a che vedere con il Giappone della dinastia Edo, uno degli ultimi rifugi dalla modernità, Paese chiuso per due secoli ai contatti con il mondo esterno, e poi riaperto con forza dall’intervento degli Stati Uniti.

Felice Beato, con i suoi scatti, mostrò al mondo quello che era un Paese lontano e sconosciuto: i paesaggi, le città e, soprattutto, le persone. Uomini che giravano con la spada, samurai, anziani, donne e vestiti tradizionali. Era l’alba della modernità, e la fine di un’epoca. Felice Beato la mostra così:













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