La metà delle etichette dei musei è sbagliata

Chi cerca di istruirsi andando a mostre o esposizioni rischia di prendere, senza volerlo, molti granchi. Tutta colpa di una disorganizzazione totale che mette in difficoltà anche gli esperti

Se qualcuno crede ancora di farsi una cultura andando in un museo, si sbaglia di grosso. Secondo un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, insieme al Royal Botanic Garden Edinburgh, dimostra che almeno il 50% dei campioni di piante e insetti messi in mostra nel mondo ha un’etichetta sbagliata, fuorviante o del tutto scorretta.

Molto bene. Il motivo sta tutto nella totale disorganizzazione che caratterizza il mondo delle scienze naturali. I campioni arrivano ai musei separati dalle loro etichette, e spesso per i ricercatori, che devono distinguere insetti e vegetali più o meno indistinguibili, il tutto diventa un gioco a indovinare. Ma alla fine, se non lo capiscono loro, gli esperti, se ne potrà mai accorgere un ingenuo visitatore?

Un altro problema è che le spesso le stesse specie cambiano nome a seconda del luogo in cui vengono individuate, pur essendo sempre le stesse. I ricercatori devono conoscere i nomi e le loro traduzioni nei diversi Paesi del mondo (per questo, in realtà, esiste una tassonomia univoca, quella in latino). E infine, c’è un altro problema: il fatto che le scoperte scientifiche non si fermano, e allora nuove specie vengono scoperte, altre vecchie riclassificate, e il casino cresce in via esponenziale. Risultato? Quasi nessuno ci capisce più niente, si fanno un sacco di errori e pochi se ne accorgono. Ma all’occhio distratto delle scolaresche, in fondo, cosa cambia?

Con internet, poi, la questione anziché risolversi diventa ancora più complicata. Come spiegano nel comunicato stampa, la rete aiuta a diffondere informazioni false, sbagliate (non solo nei momenti di emergenza, anche nei campi più impensabili) e confonde tutto.

La soluzione? Più soldi per controllare meglio la ricerca. Finché non arriveranno, LinkPop consiglia di prendere con le pinze le verità che si trovano nei musei.

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