Quello che i piloti non dicono

Segreti, non molto preoccupanti, del mondo del volo che spesso nemmeno i più accaniti viaggiatori conoscono

Ci sono cose che i piloti non dicono. Almeno, che non hanno detto finora. In questo articolo apparso su The Independent, si scoprono cose (non gravi) che nemmeno il più accanito viaggiatore in volo conosce. E che solo chi sta di là, dall’altra parte della cabina, sa.

Tra queste, una delle più notevoli (e populiste) è che i piloti mangiano pranzi e cene diversi. Ai passeggeri tocca la sbobba (che non è, poi, così male) mentre a chi guida, per evitare che possano star male, vengono dati cibarie cucinate apposta.

Un altro segreto notevole è che la scatola nera, in realtà, non è indistruttibile. È il punto di riferimento per le indagini dopo eventuali disastri aerei: di solito sono le parti più resistenti. Ma una pressione eccessiva e il fuoco la può distruggere.

In ogni caso, quando ci sono perdite di pressione (e non è mai un buon segno), indossare la maschera per l’ossigeno non è un’opzione. Bastano 15 secondi senza per svenire.

Meglio non bere l’acqua dell’aereo: è filtrata con diversi agenti chimici che la rendono pura, ma non molto sana. Lo stesso (attenzione!) vale per il caffè e il tè.

Esiste un codice per segnalare, al momento dell’atterraggio, che c’è in corso un dirottamento. Il pilota lascia sollevati gli alettoni delle ali. Chi sa, capisce.

Spesso i piloti dimenticano accesa la spia delle cinture allacciate anche durante il volo. È una dimenticanza comune. Ma nessun passeggero si è mai lasciato impressionare, assicurano.

Le turbolenze, queste sconosciute, non sono nulla di preoccupante. Si tratta di una corrente aerea in salita, di solito in prossimità di una nuvola. Facendo un paragone, è come urtare un dosso quando si guida. Scomodo, fastidioso, ma non preoccupante.

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