Viaggio all’origine del trash italiano: gli episodi di Love Me Licia

I dialoghi amorosi tra i due protagonisti meritano di essere rivisti e incorniciati. Riflettendo che tutto questo è accaduto senza che nessuno protestasse

Non si può dire che negli anni ’80 l’Italia non sperimentasse. Forse, visti gli esiti, c’è un motivo per cui ora si è un po’ più timidi. Per capire di cosa si sta parlando, basterà guardare gli episodi della serie tv (sì, era una serie tv) italiana Love Me Licia, la prosecuzione ideale, ma con attori in carne ed ossa, del cartone animato Kiss Me Licia.

Cosa spinse gli autori dell’allora Fininvest a creare un prodotto del genere? Semplice: i gusti del pubblico. Esaurite le serie del cartone animato, e visto che i giapponesi non volevano farne di nuove, il pubblico italiano rischiava di essere deluso. Fino a che, tra gli studi del Biscione, qualcuno (non si sa chi), non ebbe il guizzo: creare degli episodi autoprodotti. Non potendo disegnare, si potevano però prendere persone reali e farle recitare. Era il 1986.

È così che nasce la carriera di attrice di Cristina D’Avena, quella di doppiatrice di Federica Panicucci, e varie altre storie che si andranno a perdere tra i meandri della televisione, pubblica o meno. Quello che resta, a parte un ricordo imbarazzato e vago, sono i girati che ora (maledetta rete) sono disponibili anche su Internet, e rinascono in un Tumblr apposito: “Friuei friuei, nel vento io e lei – I deliranti dialoghi amorosi tra Cristina D’Avena e Pasquale Finicelli”.

Sono ripescate alcune tra le scene più notevoli della serie, in cui si racconta la vita a due tra Licia e il biondone con il ciuffo rosso. Terribili. Per farsi un’idea, basta andare qui: http://friuei.tumblr.com/

Altrimenti guardare questo passaggio, sublime, sulle “fettine panate”.

 https://www.youtube.com/embed/AtWBZyu-jz0/?rel=0&enablejsapi=1&autoplay=0&hl=it-IT 

Insomma, riguardando le immagini, si capiscono molte cose, dal berlusconismo al terrorismo internazionale. Perché non bisogna mai dimenticare che ci furono, una volta, italiane e italiani che guardavano questi episodi e che oggi circolano, indisturbati, in mezzo a noi.

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