Come trasformare un lavoro che odi in un lavoro che ami

Spesso capita di trovarsi incastrati in una situazione lavorativa sfavorevole, antipatica e difficile. Meglio andarsene. A meno che non ci siano altre soluzioni

Potrebbe capitare a tutti di scoprire che il lavoro dei propri sogni sia, in realtà, ben al di sotto di quanto si pensasse. Di vedere, cioè, le proprie aspettative deluse e, alla fine, sentirsi intrappolati in un posto dove non si vorrebbe stare, a fare cose che non si vorrebbe fare o, almeno, non si vorrebbe fare in quel modo. La cosa migliore, allora, è andarsene (se possibile, certo). Preparare la lettera di dimissioni, scrivere due righe di scuse e saluti, e infilare la porta. Ma prima:

Essere sicuri che sia il problema sia lavoro, e non altro

Occorre una certa dose di riflessione, prima di decidere che il problema è proprio quello. Individuare subito cosa non funziona può essere una rivelazione importante: sono i colleghi antipatici? Il capo (o i sottoposti) incapaci e inadeguati? I ritmi di lavoro? Le consegne? Oppure è qualcosa che non c’entra niente? Capita spesso, dicono quelli di Fastcompany, che cambiare lavoro porti a galla problemi e insoddisfazioni che, prima, erano tenute a tacere, nascoste e pericolose. Potrebbe essere un momento di quelli. E non ve lo augureremmo.

Riflettere sulle proprie capacità

Se c’entra il lavoro, prima di decidere di cambiarlo, occorre fare un esame onesto delle proprie capacità. Si è in possesso degli skill che questo impiego richiede? E se sì: si è sicuri che si voglia sviluppare proprio quelli, e non altri? Una volta sistemata questa faccenda (sia che la risposta sia un no, o un sì), si può andare avanti. Rimanendo sempre consapevoli che il mercato è veloce, cambia e si rivoluziona in pochissimo tempo. E, forse, saper fare una cosa anziché un’altra può rivelarsi una fortuna. Ma chi può dirlo.

Farsi coinvolgere

Una delle cose più difficili è farsi accettare in un nuovo ambiente di lavoro. Purtroppo, in questi casi, quello che capita non è prevedibile, e la qualità della simpatia dei colleghi non si può scegliere a priori. Si può, però, creare dei legami lavorativi più solidi, attenuando eventuali frizioni di carattere. Il consiglio è di buttarsi in più progetti, darsi da fare ed essere collaborativi al massimo. Se l’ambiente risponde bene, allora anche il lavoro diventa più piacevole.

Aspettare almeno sei mesi

Come lasciava intuire il consiglio precedente, spesso l’odio che si prova per un lavoro dipende dai cambiamenti che impone. Nuovi luoghi, colleghi, routine, ritmi, richieste. Tutto da cambiare. E la maggior parte delle persone, soprattutto dopo una certa età, diventa meno elastica al cambiamento. Anche qui, il consiglio è aspettare: cercare di capire se, nel giro di sei mesi, i “dolori” possono essere riassorbiti e se, in ultima analisi, non siano imputabili alle difficoltà che i cambiamenti portano con sé. Dopodiché, se i sintomi persistono, meglio inviare lettere di dimissioni. Non senza aver inviato cv per tutto il globo.