La sconfitta del Napoli è un bell’insegnamento filosofico

La lezione del Bologna di quel fantastico, pacato allenatore che è Donadoni e del rinato Destro è stata una lavata di capo alle illusioni che i partenopei coltivano in modo commovente.

L’orca bianconera ha ripreso il largo, pronta a inghiottire tutti i giona che la affrontano. Occorre aspettare la resa dei conti con la Fiorentina per capire se davvero è tornata a infestare ogni mare. Per ora sembra aver ritrovato fame e forza. Facile mangiarsi due pesci inermi come Palermo e l’orribile Lazio, ma intanto è cibo fresco.

La Roma pareggia una partita che poteva perdere, Gervinho saluta di nuovo dall’infermeria, gli altri sono senza idee e fiato, Iturbe deve darsi all’atletica leggera e Ruvider (no, non è un errore di battitura) ha i piedi a forma di zappa. Era in vantaggio la Roma, grazie a un gol nell’incredulità generale, poi si autoinfligge un rigore dubbietto a partita già finita. Siamo messi male a Roma.

L’Inter manda Icardi in castigo, e inizia il tourbillon di tre attaccanti agili, dediti al triangolo che ubriaca il Genoa all’italiana, ma non produce quei calici di champagne simboli del festeggiamento. Ne segna uno solo l’Inter, come spesso, come quasi sempre, ma non nel modo avvizzito di certe partite precedenti. La nuova capolista gioca bene, non rischia con una difesa centrale di ferro e due terzini, non importa se Telles o Nagatomo o Dambrosio, corridori. Per manifesto ko di Melo a opera della testa durissima di Medel, entra Brozovic che osa di più. Ljaljc è di nuovo il migliore, miele per lo yogurt nerazzurro. Quando si rivedrà Icardi, reso indolente da 4 figli, Montenapoleone e la orrida Hummer oro, le sue zampate in area saranno auspicabili. Intanto, quando ci si loda ci si imbroda. A specchiarsi nel golfo di Napoli ci si inebria facilmente. La lezione del Bologna di quel fantastico, pacato allenatore che è Donadoni e del rinato Destro è stata una lavata di capo alle illusioni che i partenopei coltivano in modo commovente. Reina dorme, Higuain è svogliato, quando si sveglia sfiora il pareggio. Ma la sconfitta del Napoli è un bell’insegnamento filosofico.

L’Inter manda Icardi in castigo, e inizia il tourbillon di tre attaccanti agili, dediti al triangolo che ubriaca il Genoa all’italiana, ma non produce quei calici di champagne simboli del festeggiamento. Ne segna uno solo l’Inter, come spesso, come quasi sempre, ma non nel modo avvizzito di certe partite precedenti.

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Com’era bella l’Udinese di Guidolin e Di Natale, ora solo una pallida controfigura di tante squadre medio basse della serie A. Non si capisce come potesse non perdere contro una Fiorentina in forma, tessitrice di trame e pungente con il suo ago Kalinic. Che poi, finiti i compiti piglia e esce dal campo, perché gli girava così. Anche la viola saprà la sua dimensione contro la Juve. Davvero avremo parecchie risposte.

Scontri tra piccole: l’Empoli, squadra che piace assai, come il Sassuolo che batte un Montella disorientato e disorientante, vince in trasferta, il Frosi becca dal Chievo e non doveva, i leghisti faranno gli sbruffoni per le pappine date dall’Atalanta al “terrone” Palermo. Mi auguro che accada il contrario nel girone di ritorno. Così per pareggiare i conti e stabilire che siamo solo humans. Al Milan manca l’uomo decisivo in attacco, né Bacca né Luis Adriano sembrano granchè, Galliani doveva comprare un vero goleador che tolga l’impaccio nelle partite con pochi sbocchi.

Ciò che sta diventando chiaro è che negli up and down di rendimento dell’intera serie A, grandi squadre e piccole comprese, ciò che probabilmente determinerà il passaggio fondamentale sarà la costanza, senza sbalzi psicologici. Una costanza che nasce dalla testa molto prima che nelle gambe. Tante squadre hanno ottimi giocatori, alcuni campioni veri, e buon gioco con schemi di ogni tipo, pochissime la solidità mentale. Le più attrezzate mi sembrano Inter e Juve per determinazione, coesione e fiducia in se stesse. Sì, la Juve che si è ripresa per mano con Dybala, e si conduce verso la vetta.