OpinionismiColonia, non sappiamo ancora nulla, ma abbiamo già detto tutto

Non perdiamo occasione di parlare e straparlare, ma non sappiamo quante siano state le molestie. Non sappiamo se i rifugiati sono davvero i responsabili. Non sappiamo se le violenze fossero premeditate. E in giro si trova un'enormità di video e foto bufala

Ci sono voluti cinque giorni perché le molestie di Capodanno a Colonia passassero dalla cronaca locale a quella nazionale, per esondare poi in tutt’Europa, Italia compresa. Dopo di che non si è capito più niente.

Prima si è scatenato il fronte anti-immigrati, con l’attacco alla sindaca della città e al modello-accoglienza di Angela Merkel. Poi sono arrivate le femministe, che hanno criticato che si sia prima pensato ad accusare gli immigrati e solo dopo a difendere le donne. E c’è anche chi accusa giornali e autorità tedesche di voler insabbiare tutto. Ma, in mezzo a tanto rumore, la verità è che sui fatti di Colonia sappiamo ancora poco.

Non sappiamo se rifugiati e richiedenti asilo siano realmente tra i responsabili. Non sappiamo se le violenze fossero premeditate e organizzate. Non sappiamo quante siano state di preciso le molestie sessuali. Non sappiamo se ci siano stati legami con altri attacchi denunciati in altre città tedesche. Insomma, in tanti, tantissimi si sono espressi sul caso, mentre al puzzle mancano tanti, tantissimi pezzi.

Gli assalitori in base alle informazioni iniziali date dalle polizia erano circa un migliaio. Le denunce per le violenze sono arrivate a circa 650. Lunedì scorso, a quota 500 denunce circa, la polizia tedesca aveva detto che solo il 40% riguardava le molestie sessuali: si trattava per lo più di furti, quindi per il momento non si sa se e quanti stupri ci siano stati.

Le denunce per le violenze che si sono scatenate nella piazza della stazione di Colonia nell’ultima notte del 2015 hanno superato ormai la soglia delle 650. Lunedì 11 gennaio, quando il numero delle denunce era ancora ferma poco sopra 500, la polizia tedesca aveva detto che solo il 40% riguardava le molestie sessuali

I giornali Spiegel e Bild hanno pubblicato stralci di un rapporto della polizia in cui si descrive cosa è accaduto quella notte. I poliziotti si sarebbero imbattuti in diverse persone spaventate e in lacrime, non esclusivamente donne. Molte persone citavano gruppi di migranti come gli autori delle violenze. Si legge: «Le donne, accompagnate o meno, erano in balia di gruppi di uomini ubriachi». Il documento prosegue dichiarando che «purtroppo non è stato possibile» identificare gli autori delle aggressioni sessuali.

L’11 gennaio, la Bild pubblica un documento in cui la polizia descrive con precisione gli abusi denunciati dalle donne nel corso della notte. Negli elenchi ci sono diversi furti, e palpeggiamenti, anche spinti.

Di video o foto di molestie sessuali però finora non ce ne sono. Era circolato un video che avrebbe dovuto mostrare una delle aggressioni, ma è risultato falso: non è stato girato a Colonia la notte di Capodanno, ma al Cairo nel 2012, in piazza Tahrir. La donna bionda circondata dagli uomini in atteggiamento aggressivo, che si vede nel vido, sarebbe la fotogiornalista tedesca Julia Leeb, come ha raccontato lei stessa su Facebook. Ma lo stesso il video è circolato in Italia, tra giornali e telegiornali, compreso il Tg di La7, diretto da Enrico Mentana. Che il giorno dopo si è correttamente scusato con i telespettatori per l’errore.

Insomma, il fatto che ci siano tanti punti oscuri, errori, generalizzazioni, fa pensare che ci sia ancora tanto da fare sull’accertamento dei fatti. Anche in merito a origine e status giuridico degli assalitori. Il capo della polizia di Colonia li ha definiti «apparentemente arabi e nordafricani», scatenando subito reazioni polemiche sulle politiche di accoglienza della cancelliera Angela Merkel e addirittura sullo “scontro di civiltà”. Ma anche qui, cosa abbiamo in mano? Poco.

L’ otto gennaio 31 sospettati sono stati identificati dalla polizia federale, 18 di loro sono richiedenti asilo. Nove di origine algerina, otto marocchina, cinque iraniana, quattro dalla Siria. C’erano anche due cittadini tedeschi, un iracheno, un serbo. E un americano.

Ma il portavoce del ministero dell’Interno tedesco, Tobias Plate, ha precisato subito che la maggior parte dei 31 atti criminali documentati dalla polizia federale riguarda furto e lesioni personali. E, almeno finora, nessuno dei 18 richiedenti asilo identificati è collegato a stupri e molestie.

Il fatto che ci siano tanti punti oscuri, errori, generalizzazioni, fa pensare che ci sia ancora tanto da fare sull’accertamento dei fatti. Anche in merito a origine e status giuridico degli assalitori

Altra questione molto dubbia: non si sa ancora se gli attacchi fossero organizzati o no. I giornali italiani hanno scritto che ci sarebbe stata una “chiamata alle armi” su Facebook e Whatsapp per ritrovarsi nella piazza delle stazione di Colonia nella notte di San Silvestro. Le tesi sono due: che si sia trattato di un’aggressione spontanea dovuta all’accesso di alcol e doga o che sia stato un attacco coordinato da non si sa quale regia. «Dopo un’intossicazione con droghe e alcol», ha detto Ralf Jaeger, ministro degli interni del Nord Reno Westfalia, «sono esplose fantasie sessuali di onnipotenza». Diversa l’opinione del ministro della Giustizia tedesco Heiko Mass: «Il mio sospetto è che si fossero dati appuntamento». E anche Holger Muench, capo dell’Anticrimine, ha detto: «Le aggressioni di San Silvestro erano organizzate».

Ma, a dispetto delle congetture, che ci fosse una regia è al momento solo una delle ipotesi investigative.

Nei giorni successivi alla esplosione delle polemiche sui fatti di Colonia sono arrivate denunce simili anche da altre città tedesche, da Amburgo a Dusseldorf. C’è un legame coi fatti di Colonia? Non c’è? Anche su questo, per ora, non sappiamo niente.

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