Conquistare una persona citando Dante

Frasi d’amore scritte da un bravo poeta che funzionano sempre e permettono di capire qualcosa di più sull’amore e sui sentimenti in generale

Per chi ama e non sa come esprimere il suo sentimento la via maestra è quella dei poeti. Se non sa scrivere versi, saccheggi quelli degli altri. Se non trova le parole, le copi. Non è un male, anche se il fatto che Jovanotti lo faccia in modo compulsivo può farlo sembrare.

Per queste cose, il poeta migliore è sempre lui: Dante Alighieri. Scrisse d’amore (secondo la particolare moda dello Stilnovo), di donne, di santità. E fu con quest’ultima, in realtà, che scrisse le cose migliori. Anche sull’amore. Per chi volesse raccontare i propri tumulti interiori, può solo trarre ispirazione dalle sue parole. E magari imparare qualcosa:

Come si forma l’amore
Il colpo di fulmine, sebbene sia centrale nella dinamica dell’innamoramento stilnovista, è solo un aspetto. L’amore, spiega Dante, richiede tempo per diventare “perfetto”. Lo dice nel Convivio: “Ma però che non subitamente nasce amore e fassi grande e viene perfetto, ma vuole tempo alcuno e nutrimento di pensieri, massimamente là dove sono pensieri contrari che lo ’mpediscano”. Amare non è la cosa più facile del mondo. Richiede fatica, e impegno. Da annotare.

Lo sguardo della donna
Può essere fonte di gioia suprema, e Dante lo sa. Nell’incontro con l’avo Cacciaguida, riesce a scrivere questo, riferendosi alla visione del volto della sua donna (che, per chi non lo sapesse, è sempre Beatrice): “..dentro a li occhi suoi ardeva un riso / tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo / de la mia gloria e del mio paradiso”. Occhi, riso, bellezza assoluta. Il senso di annichilimento diventa esaltazione suprema. Funziona bene.

Lo sguardo della donna 2
Quel che ella par, quando un poco sorride, non si può dicere né tenere a mente, sì è novo miracolo e gentile”. È la Vita Nova, ma la storia è vecchia. Parlare di miracolo, di fronte al sorriso della donna, è parola che va sempre bene.

L’amore secondo la donna
Ma il vero poeta pensa anche all’amore vissuto dal punto di vista di lei. Ad esempio, nel V canto dell’Inferno, Dante racconta la storia di Paolo e Francesca. Simbolo dell’amore cortese (che viene, con questo passaggio, rifiutato e abbandonato), l’uomo vive, di fronte alla bellezza della donna, un turbamento forte, che lo scuote nell’animo. E che lo fa innamorare. Lei, di fronte al suo innamoramento, ricambia: “Amor che al cor gentile ratto s’apprende / prese costui della bella persona / che mi fu tolta, e il modo ancor mi offende. / Amor, ch’a nullo amato amar perdona / mi prese del costui piacer si forte / che come vedi ancor non mi abbandona”. Ci sono tutti gli ingredienti: la “bella persona”, cioè l’aspetto fisico, e lo stordimento interiore, che impedisce a chiunque subisca un tale amore di non ricambiare. Non funziona sempre così, ma da Jovanotti in poi lo sperano in tanti.

L’amore secondo la donna 2
Purtroppo i sentimenti sono incostanti. Lo sa bene Nino Visconti, incontrato da Dante nel Purgatorio, nel canto ottavo. La moglie, Beatrice d’Este, dopo la morte del primo marito (Nino, appunto) è andata in sposa a Galeazzo Visconti. Dall’aldilà, Nino è un po’ seccato. E chiede a Dante di contattare la figlia Giovanna perché con le sue preghiere possa accorciare la sua permanenza nel Purgatorio. Sulla moglie, non fa più affidamento: “Non credo che la sua madre più m’ami”, dice con amarezza. E poco più sotto aggiunge una riflessione generale: “Per lei assai di lieve si apprende / quanto in femmina foco d’amor dura / se l’occhio o il tatto spesso non l’accende”. Terzina maschilista come poche: la donna, se non sollecitata dalla vista e dal contatto (si immagina, anche intimo), vede affievolire la fiamma dell’amore. Capita a molti. Dopo gli entusiasmi, i ripensamenti.

Meglio Dio
Alla fine, anche per questo Dante preferisce la santità. Perché è misericordiosa, perché assolve tutti i peccati. Trovare un amore, qualsiasi, che possa essere tollerante e benevolo come Dio è difficile. “Orribil furon li peccati miei”, dice Manfredi nel III canto del Purgatorio, “ma la bontà infinita ha sì gran braccia / che prende ciò che si rivolge a lei”. E forse sono queste parole, più che gli spiriti che agitano i cuori, i colpi di fulmine, “i sembianti” gentili e onesti, che racchiudono le considerazioni più profonde sull’amore. Qui si parla di Dio, ma vale per tutti. Per le donne e per gli uomini, sia in cielo che sulla terra.

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