La pubblicità verrà ad abitare i nostri sogni?

L’unico momento libero da reclame e commerciali è il sonno. Inserirci le pubblicità potrebbe essere l’ultima frontiera. Per gli incubi

Per sfuggire alla pubblicità esiste solo una via di fuga: il sonno. Lo diceva il professore americano James B. Twitchell, autore di vari saggi sull’involgarimento della società Usa (il professore poi fu scoperto a copiare diversi passaggi nei suoi libri, “plagio”, e costretto a lasciare la cattedra).

Ispirandosi a questa massima di vita, il cortometraggio Branded Dreams – The Future of Advertising, creato da alcuni attivisti olandesi (quelli di Studio Smack), mette in scena una distopia, un mondo in cui le pubblicità non lasciano alcun respiro, nemmeno quando si dorme.

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Il modo velato in cui la pubblicità si impone nello scenario onirico rappresentato è sottile, ma al tempo stesso l’impronta del marchio è evidente. Dai colori di cui sono rivestiti gli animali (la coccinella, ad esempio, non ha i pois, ma delle sospette linee ondulate bianche e rosse), dal fatto che alcuni si trasformano in apribottiglie, dalle goccioline fresche che popolano gli sfondi, si capisce benissimo a cosa si fa riferimento: la Coca-Cola. Sarà il brand dei nostri sogni? O meglio: nei nostri sogni? Si spera di no. Altrimenti sarebbe, be’, un incubo.