Ricomincia il campionato, ma Garcia è il solito monolite

Il tecnico della Roma ormai pratica sempre lo stesso gioco e non cambia mai. A differenza di Zamparini, che al valzer delle panchine aggiunge il "triangolo" con Iachini e Ballardini

Le pretendenti partono bene bene dopo le vacanze natalizie. Facilissimo per la Juventus in pieno spirito Juventus e a casa propria, il Verona non è a caso ultima in classifica, Toni è un fantasma che aleggia sulla serie B prossima ventura, senza i suoi gol dell’anno scorso e una difesa di burro di yak, i veronesi sono vicini alla frutta. I bianconeri invece sono prossimi alla vetta. Con autorità, concentrazione e quel ragazzo lì dalla faccia pulita che Allegri aveva tenuto nello sgabuzzino alla ricerca di una quadratura nelle prime giornate, nascondendolo negli schemi. Dybala è un fuoriclasse che apparirà nel suo fulgore in Champions, quindi tra poco i grandissimi club europei piomberanno su di lui, proponendo cifre folli. La Juve resisterà come è ovvio che sia ma, se dovesse far grancassa, farebbe bene a optare per Pogba, ottimo giocatore, giovanissimo anche lui, ma che in testa oltre allo spazzolone bicolore ha molti grilli supponenti di razza balottelliana.

Si sta solidificando anche la Fiorentina sul calco di Sousa. A Palermo l’ex Ilicic fa il Kalinic e due gol. Gran bel centrocampo, personalità tecnica decisiva di B.Valero, purtroppo la viola meno forte in fase difensiva, portiere compreso, e i Della Valle dovranno provvedere. Il concetto di gioco è chiarissimo, a differenza della Roma, ma come per la Roma il rischio delle assenze, per squalifiche o infortuni, è l’ago della bilancia. La differenza tra le prime sarà esattamente questa. Basta leggere i nomi dei panchinari della Juventus (benchè con fardello europa) e dell’Inter per rendersi conto che alla lunga le riserve sono sosia, doppelganger dei momentanei titolari. La Roma fa la Roma, pur rabberciata, e si fa rimontare dal Chievo, squadra mai doma e lo sanno anche i sassi. I tifosi se la prendono con Garcia ma come dar loro torto? Se Mancini esagera con il mescolamento degli schemi, Garcia è un monolite che non sa inventare un gioco diverso, solo un giro di valzer per Florenzi.

La Roma fa la Roma, pur rabberciata, e si fa rimontare dal Chievo, squadra mai doma e lo sanno anche i sassi. I tifosi se la prendono con Garcia ma come dar loro torto? Se Mancini esagera con il mescolamento degli schemi, Garcia è un monolite che non sa inventare un gioco diverso, solo un giro di valzer per Florenzi.

Meglio non sta la Lazio, diventata di nuovo impalpabile dopo l’unica vero acuto a San Siro per Natale. E se Pioli rimane lì, a Palermo torna Iachini al posto di Ballardini e un’ora dopo ritorna Ballardini a opera di Zamparini. Ma sempre ini sono i punti dei siciliani.Chi non ha doppelganger è Donandoni. Quanto ci piace la sua sobrietà, il suo schernirsi tra elementi psicologici e basta, quasi fosse solo un motivatore. Invece sotto c’è il trucco, il suo bel Bologna è cambiato tatticamente, e l’allenatore ha operato gli importanti recuperi di Destro e Giaccherini. Proprio lui stende un Milan deprimente, colmo di giocatori patacca che Mihajlovic non può far diventare d’oro e manco d’argento. Una intera società è demotivata, dal presidente cupo a Galliani disarmato al povero allenatore serbo fino agli occhi spiritati del vecchio Mexes. L’Inter trema a Empoli, la squadra che è tra quelle che giocano meglio in Italia. Subisce il possesso palla e cava il solito golletto icardiano. Poi fa muro ragionato, con una saracinesca a nome Handanovic e diversi pertugi a nome Kondogbia. Non si capisce come un giovane dal fisico eccezionale sia spompato dopo dieci minuti e per il tempo rimasto si trascina a passettini come fosse il pingue Cassano senza il suo genio.

Il Napoli è emanazione di Sarri, giocate di prima, movimento continuo e geometrico, pressing alto, sembra di vedere la partita del pomeriggio a Empoli. Un marchio di fabbrica, però con giocatori di gran livello e un centravanti mondiale. L’avversario è Ventura, altro preparatissimo tecnico, e il Torino è mai domo, cerca di contrapporre velocità a velocità con interpreti minori. La partita è divertente e ritmata nel primo tempo, nel secondo molti errori e stanchezza napoletana, un vizietto da eliminare perché si rischia la vittoria. Finisce 2-1 dopo lungo recupero.

A margine una considerazione dopo aver dato una bell’occhiata ai campionati esteri, in particolare la Premier inglese che non ha avuto soste vacanziere. Niente di nuovo, ma giusto ribadire che l’assenza di falli tattici è un elemento sostanziale di differenza che garantisce corsa e fluidità, ricerca e non distruzione del gioco. E le sceneggiate e maledizioni sono rare, di solito riservate a Shakespeare.