Che noia i grandi editori che pensano in piccolo

Poche pagine poche idee. Gli editori fanno fronte alla crisi con i libri mignon, più economici da stampare e da vendere

Potremmo chiamarli i “piccolini”, come quelli di una pasta formato mignon “più veloce da preparare, più facile da condividere”. Se vale per la pasta vale anche per i libri? Non tutti i beni di consumo sono uguali, è evidente. Invece anche l’editoria si è adeguata alle leggi del mercato. Si è buttata su prodotti a basso costo e ad alto potenziale di vendita. Qui non si parla di case editrici minuscole come PulcinoElefante, che a suo tempo pubblicava Alda Merini: gioiellini di poche pagine stampati in tirature minime; anche venti, trenta copie su carta di lusso spesso impreziosita da disegni d’autore. Come a dire: siamo per pochi, non ci importa di vincere in libreria, ma nella qualità.

Parliamo di editori maiuscoli che hanno virato verso lo slogan del pastificio, che per loro si potrebbe tradurre così: “più veloci da prepare e da stampare, più facili da vendere”. Marchi storici e non alle prese con libri di piccolo formato che si assestano sotto le cento pagine, sfiorando spesso le cinquanta. Il caso più vistoso è quello de il Melangolo, editore aduso tra gli altri a Schopenhauer, Voltaire e Derrida. Da qualche tempo a questa parte si è messo a stampare libri di aforismi perfetti per chi non ha mai letto una riga di filosofia, come L’importanza di essere felici di Epicuro & C, Conosci te stesso, gli slogan più famosi della filosofia, per arrivare a Cocktailsofia, l’arte di bere con sapienza di Giovanni Giaccone. “Non si può ridurre la filosofia a slogan! E chi lo ha detto? La filosofia è una miniera di frasi che, nel corso della storia, sono diventate slogan famosi”, recita il “bugiardino” di Conosci te stesso, lasciando il lettore abituale abbastanza sconcertato.

Altri seguono l’esempio de il Melangolo. Nottetempo con la collana Sassi nello stagno, libri minimi di poche decine di pagine tra cui spiccano alcuni titoli di Giorgio Agamben. Che dire di Castelvecchi? Se ne esce con Hegel ovvero l’esistenza di Dio di Giuseppe Rensi, che conta 64 pagine, poi effettua un salto emblematico nella teologia con Getsemani di Charles Péguy, che pretende di spiegarci la sofferenza di Gesù nella Veglia sul Monte degli Ulivi in un pugno di pagine.

Da un paio di anni ci si mette persino Adelphi con la Biblioteca Minima, che conta già qualche titolo. Uno su tutti: Un messaggio al ventunesimo secolo di Isaiah Berlin “due limpidi discorsi, scritti testamentari” in cui il filosofo ha voluto esporre quello che lui stesso definiva il suo “breve credo”. Breve di certo, se per scriverlo gli sono bastate 58 pagine. Ma ci sarà davvero il “credo” di Berlin lì dentro? O c’è il calcolo imposto dalla crisi nera dell’editoria, che dissuade i grandi dal pensare in grande?

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