Iran, arriva la app che ti fa sfuggire alla polizia

I controlli della polizia religiosa sono rigorosi e colpiscono tutti. Ma con lo smartphone si possono aggirare

Code? Posti di blocco? Autovelox? Niente paura: per il guidatore che vuol fare il furbo esistono varie applicazioni che suggeriscono il percorso migliore per evitare di fare brutti incontri e, se possibile, di prendere le multe.

In Iran i problemi sono diversi, ma la soluzione è analoga. È proibito (soprattutto per le donne) girare con vestiti troppo scollati, o all’occidentale. È anzi consigliabile evitare di truccarsi troppo e, se possibile, posizionare male il hijab sul capo. Altrimenti si arrabbiano i membri della Gashte ershad, la polizia religiosa iraniana che, quando si tratta di sanzionare queste condotte scostumate, è sempre dietro l’angolo.

E allora, visto che queste situazioni non si possono riformare (almeno per ora), si può pensare almeno di aggirarle, e non è una metafora: si può cercare proprio di non incontrarli. Per questo è nata una app, Gershad, che si serve della collaborazione degli utenti per individuare e localizzare gli agenti della polizia. Chiunque può vedere sul display dello smartphone la loro posizione, decisa sulla base di varie segnalazioni, e di conseguenza scegliere un percorso alternativo.

Tra marzo 2013 e marzo 2014, spiegano gli sviluppatori della app sulla loro pagine web, “tre milioni di persone hanno ricevuto avvertimenti da parte della buoncostume del Paese”, non una cifra da nulla. “Chi non conosce l’umiliazione, la mancanza di rispetto? Perché dobbiamo essere umiliati per il modo in cui ci vestiamo?”, continua.

La risposta è qui: evitare per non farsi incastrare. Anche se alcuni temono già che gli stessi poliziotti possano iscriversi a Gershad. E andare a colpire chi lo usa.